Una piazza gremita ha accolto l’operaio Erri De Luca, arrivato puntualissimo alle 20.30.
L’iniziativa culturale, coordinata dagli assessorati al Turismo e alle Attività Culturali, rientra nel programma di “Spiagge d’Autore”, festival itinerante di letteratura, promosso dalla Regione Puglia a cui ha aderito il Comune di Martina Franca.
Forse l’ultimo evento di questa estate, per quanto riguarda Spiagge d’Autore a Martina, è lo stesso Giuseppe (detto Peppino) Chiarelli a confermarlo al termine dell’incontro: “stiamo lavorando per portare a Martina un altro nome importante“.
Ma oggi è ancora il momento di Erri De Luca, l’operaio racimolatore di storie (come abbiamo scritto ieri, qui l’articolo) che a tempo di campane ha commosso, estasiato e coccolato il tantissimo pubblico.
“Non sono un Maestro, non ho il diritto di appropriarmi di questo titolo. Non sono nemmeno andato all’Università“, inizia così Erri De Luca con un bagno di umiltà e un approccio silenzioso, un uomo che cammina in punta di piedi, come se si sentisse perennemente fuori posto, intruso nella vita degli altri. Ogni suo passo, in ogni caso, rimbomba come il passo di un gigante e si sa che i giganti non sanno proprio camminare in punta di piedi.
Uno sguardo fisso sul mondo, attento e critico, alla sua bellezza che De Luca definisce: “una potente energia che esiste in natura” e non un semplice arredo, contrapponendo ad essa la distruzione, come in una costante partita dicotomica di un’entità unica divisa in due parti che non necessariamente si escludono a vicenda, ma che sono complementari. E così la bellezza per Erri De Luca diventa l’albero, o la montagna, che lottando caparbiamente contro la forza di gravità, riesce a vincerla portando in cima tra i rami il suo frutto. “Continua contraddizione alla forza di gravità, questa è bellezza per me” – dice Erri De Luca che torna poi ad indossare le vesti del gigante in punta di piedi – “sono un racimolatore di storie, le storie che scrivo non mi appartengono – e continua – non riesco ad inventare storie, io sono solo un redattore“.
“Approfitto dell’equivoco che mi presenta scrittore, ma mi dichiaro meno di questo. Raccolgo il tralasciato, lo macino e ne faccio libri smilzi, poco lievito, azzimi all’incirca” Non ora, non qui – Erri De Luca
La memoria, che per Erri De Luca è molto simile ad un ghiacciaio che quando si ritira espone e riporta alla luce del sole reliquie antiche di ricordi congelati, più che una serie di dati raccolti ordinatamente, è una confenzione di impressioni altrimenti vaghe, disperse e acconciate, in cui quel che si tralascia, si elimina e si taglia inevitabilmente è molto più di quel che rimane. E chi è il sarto che cuce e ricuce la storia? Secondo Erri De Luca solo gli storici possono cambiare la storia a loro piacimento, lui non può. Quel suo ghiacciaio, la memoria, è un tesoro che non può controllare e quei ricordi, che vengono scongelati senza arbitrio alcuno, sono la base delle sue storie e resistono solo il tempo necessario alla stesura.
Questo è l’operaio Erri De Luca, il gigante in punta di piedi che fa rumore, l’uomo sensibile capace di raccontare la donna come pochi, il poeta sempre fuori posto. Forse quell’isolamento vissuto da piccolo, nello stanzino colmo di libri, lo ha portato a sentirsi una violazione, la sua presenza come una illegittima intrusione. Il tufo ricoperto dall’isolante di carta lo hanno reso quel gigante che fa rumore, nonostante il tentativo di passare inosservato.
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