11 settembre 11 anni dopo. Come è cambiato il mondo.

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Società


Era un pomeriggio di una fine estate in cui chi scrive passava dal liceo all’università e i telegiornali all’unisono fecero vedere le immagini degli aerei che si schiantavano contro le Torri Gemelle, simbolo di New York, a sua volta simbolo degli USA, a loro volta simbolo del ‘900 da poco trascorso. L’evento, quel giorno non lo sapevamo, ma potevamo immaginarlo, avrebbe cambiato il corso della storia contemporanea, perchè da allora sarebbe stata “guerra al terrore”. Gli eventi si sono susseguiti in maniera parossistica fino alla guerra in Afganistan, e il mondo silenziosamente assentiva, perchè in cuor suo era consapevole della giustezza, terribile, della vendetta. Ecco cosa scatenò l’evento, il primo della Storia, ad essere trasmesso in diretta, un po’ come se l’occupazione della radio polacca da parte dei nazisti fosse stata vista in streaming sul web.

Il primo evento, eone, mediatico, quasi a dubitare della realtà, quasi a pensare che più che le montagne del Panshir, siano state le colline di Hollywood a partorire l’idea. Gli USA, con a capo un George W. Bush simbolo di libertà, decidono che sono i talebani, capeggiati dal feroce Osama Bin Laden e che bisogna riportare le democrazia in Afganistan. Sembra quasi che non lo facciano per vendetta ma perchè è giusto. E così sono i toni di giustificazione, quasi come il discorso di Urbano II alla Prima Crociata.

I talebani li conoscevamo. Ci avevano fatto vedere che minavano e facevano saltare i Buddha di pietra, che costringevano le loro donne a indossare il burqa. Erano i cattivi, e l’attentato al WTO è la dimostrazione che non erano solo tribali e rozzi, ma anche capaci di venire a casa tua, nella tua televisione, a farti vedere di cosa erano capaci in nome della jihad. Allora non sapevamo nemmeno cosa fosse, la jihad, la fatwa, il Corano, e quanto potessero essere pericolosi per il nostro American Way of Life.

Si veniva da una stagione di lotte e di movimenti, in due anni i No Global avevano catalizzato l’attenzione. A Genova i potenti della Terra sono stati costretti a sparare a Carlo Giuliani per mettere fine alle manifestazioni. Un altro mondo era possibile, si diceva, e in tanti ci credevamo. Se non fosse che ad un certo punto ci hanno ricordato che dobbiamo avere paura, del diverso, dell’islam, dei talebani, dei terroristi, delle metropolitane, degli aerei. Ci hanno ricordato, in diretta, in televisione, l’11 settembre 2001, che spesso i cattivi sono meno cattivi di alcuni altri. O, almeno, così ci hanno raccontato.

Il movimento è finito, disperso, e contemporaneamente si è aperta una stagione di guerra in cui molti nostri concittadini sono morti, sacrificati in nome della democrazia.

Il mondo da allora è cambiato. Abbiamo scoperto che non ci sono mai state armi di distruzioni in Iraq, che nel frattempo abbiamo attaccato, nonostante in tutto il mondo nel 2003 milioni di persone sono scese in piazza, abbiamo portato la democrazia in Afganistan, ma ancora si sparano per strada, abbiamo liberato la Tunisia e la Libia e l’Egitto da monocrazie che noi stessi abbiamo insediato e ora ci affrettiamo a farlo in Siria, importando con la democrazia anche la jihad che lì non c’è mai stata.

Dopo dieci anni e molta meno gente che crede che gli arabi siano dei terroristi, ci accorgiamo che forse all’epoca chi diceva che le guerre si facevano solo per le risorse (uranio, petrolio) aveva ragione. All’epoca non avevamo Facebook, non avevamo il web 2.0 e a scuola non si usavano i computer. Adesso è tutto cambiato, Bin Laden l’abbiamo catturato in diretta su Twitter e tumulato in mare in mondovisione, siamo più connessi ma abbiamo meno potere, perchè governati dai tecnici, possiamo parlare con chiunque ma la nostra voce non ha più valore. Il mondo è cambiato. Ma non abbiamo capito se in male o in meglio.


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