Il Giudice di Pace di Martina Franca non può essere soppresso. Adriano Casavola: "L'amministrazione Ancona si impegni in tal senso"

Adriano Casavola, Presidente U.D.A.I.

In seguito alla spending review”  la classe forense, fin da subito, si è mossa per dimostrare l’inutilità dei tagli previsti dal Governo tecnico. La chiusura o l’accorpamento di uffici come il Giudice di Pace di Martina Franca, che ha un carico di lavoro maggiore rispetto a quello di Taranto, così come ci ha confermato in una passata intervista Adriano Casavola, presidente  U.D.A.I. (Unione Degli Avvocati d’Italia) sezione di Martina Franca (qui l’intervista), porterebbe solo ad una congestione di questi uffici che con l’accorpamento dovrebbero affrontare una mole di lavoro eccessiva provocando, inevitabilmente, processi sempre più lunghi.

Lo sciopero previsto in questi giorni va in questa direzione. Noi di Martina News ne abbiamo parlato più volte (qui un altro articolo in merito), sottolineando la protesta propositiva della classe forense che non si è limitata allo sciopero. Alcune delle idee innovative per un netto risparmio sul sistema giudiziario italiano ci sono state presentate dall’avv. Adriano Casavola durante un’intervista.

Di seguito pubblichiamo il comunicato stampa ricevuto dal Presidente U.D.A.I., avv. Adriano Casavola:

Diciamo no alla soppressione di 1.000 uffici giudiziari, tra i quali il Tribunale e l´Ufficio del Giudice di Pace della nostra città, che il  Governo vuole compiere dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Dlgs 7 settembre 2012, n. 155 e del Dlgs 7 settembre 2012, n. 156 di revisione della geografia giudiziaria che in realtà non porterà alcun beneficio economico né efficienza della giustizia, ma anzi contribuirà ad intasarla ancora di più. Infatti, la prevista revisione determinerebbe la creazione di megauffici ingestibili e il conseguente rischio di paralisi non solo della giustizia di pace, ma dell’intera giustizia.

Le nuove sedi, peraltro di difficile ubicazione, inevitabilmente sarebbero causa di disservizi anche sul piano dell’efficienza e della durata già molto lunga dei processi. La verità è che si vuol fare una riforma solo per deflazionare il contenzioso, comprimendo drasticamente il diritto del cittadino a vedere tutelate le proprie ragioni davanti ad un giudice.

Già nello scorso mese di gennaio avevamo richiesto ed ottenuto che il Commissario Calvosa richiedesse al Governo di mantenere l’Ufficio del Giudice di Pace di Martina, anche tramite eventuale accorpamento dei Comuni della Valle d’Itria, che insieme possono farsi carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio. La Commissione Giustizia del Senato, inoltre, ha segnalato qualche settimana fa allo stesso Governo un elenco di 38 sezioni distaccate (su un totale di 220) che non possono essere soppresse, tra cui quella del Tribunale di Martina “in considerazione della specificità territoriale del bacino di utenza e dell’incidenza eccessiva sui costi dell’amministrazione della giustizia che sarebbero indotti dalla loro soppressione“.

I due interventi, quello del Dott. Calvosa e l’altro della Commissione Giustizia del Senato, evidenziano l’importanza economica e sociale della nostra realtà territoriale e della stessa professionalità dei magistrati e degli avvocati che vi operano. L’UDAI, pertanto, nell’esprimere soddisfazione per tali interventi, manifestati da un Commissario di nomina governativa e dall´intera Commissione Giustizia di uno dei due rami del Parlamento, vuole impegnare anche l´Amministrazione Ancona a mantenere, in particolare, l´Ufficio del Giudice di Pace, un giudice in grado di definire rapidamente le questioni civili e commerciali che rappresentano l’economia reale di una città, quella delle famiglie, dei piccoli imprenditori, degli artigiani, degli esercenti, di tutte quelle categorie più colpite dell’attuale congiuntura economica sfavorevole.

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