Valentino Marangi. Storia breve di un martinese che ha detto no a Google

Chi si ricorda di fallaFranca? Era un forum online in cui i ragazzi di Martina Franca si incontravano e discutevano, dai toni quasi mai seriosi, che ebbero l’onore delle cronache perchè realizzarono e condivisero un video in cui alcuni ragazzi prendevano a capocciate un palo con indosso i caschi da motorino. Niente di ché, considerando quello che c’è in giro. Ma all’epoca, era il 2008, più o meno, la dimensione internet non era così diffusa e immediatamente fu messo all’indice come strumento pericoloso e inutile. Ma la community non si limitava a condividere video goliardici, ma facevano inchieste e interviste, i primi a fare quello che ora è normale (basta vedere il video).

Nel frattempo Valentino Marangi ha inventato un software per riparare Msn, e ha rifiutato un contratto da Google, ma è stato scelto dall’Università di Bologna come “capitano” per un contest di marketing sponsorizzato proprio dal motore di ricerca più influente del mondo (lui ne parla qui: http://www.chefuturo.it/2012/09/come-abbiamo-costruito-da-zero-un-progetto-per-google/).

Nella nostra ricerca diogenea dei migliori talenti locali, era impossibili non dedicargli una intervista, fatta, ovviamente, tramite web, perchè lui è a Bologna.

Eccola, per intero, senza tagli.

Come inizia la tua passione per il web?

Quando facevo la prima media scrivevo con Word un giornalino a cadenza irreggolare, con articoli divertenti e barzellette, che mettevo su un floppy e passavo ai miei compagni di classe. Dopo i primi quattro o cinque numeri sentii il bisogno di raggiungere altri lettori, oltre quella dozzina di ormai fedelissimi già presenti. Mi affacciai a quel punto ad internet e cercai di capire come poter pubblicare online il mio giornalino. Era il 2001, i blog stavano nascendo dall’altra parte del mondo e se volevi un sito internet eri costretto a creartelo da solo. Ci misi un po’ prima di accettare il fatto che tutto quello che vedevo su internet veniva realizzato scrivendo del codice. Qualcuno più tardi mi regalò un libro intitolato ‘Il tuo sito web senza fatica’, una guida al linguaggio HTML di 288 pagine, che lessi in un giorno solo. A dodici anni ero in grado di creare e mettere online da solo un sito internet.

Cos’era Fallafranca e come reagì la città allora?

Verso i quindici anni tentai di fare qualcosa per Martina Franca. Nacque fallaFranca, la prima community online di Martina e dintorni. Facebook non c’era ancora e fallaFranca divenne presto un punto di riferimento per molti ragazzi martinesi: c’erano oltre settecento iscritti e ogni giorno il forum si riempiva con centinaia di nuovi messaggi. Parlavamo di Martina Franca, ma anche di altro, facevamo spesso dei raduni dai quali nacquero poi molte amicizie. Tutto quello che allora riguardava Martina ed era online, era in qualche modo collegato con fallaFranca. Evidentemente questo a qualcuno non piaceva, tanto che l’allora quotidiano di riferimento di Martina Franca pubblicò un bell’articolo su di noi intitolato “Un sito Youtube quello di Martina, che non ci fa onore”. Venimmo accusati di aver pubblicato dei “videi” (cosi li chiamavano loro) rappresentanti scene poco edificanti e parlarono di una “presa di potere su internet” da parte nostra; lasciando da parte l’ignoranza sull’argomento e gli errori grammaticali, si riferivano al fatto che avevamo pubblicato dei link di video trovati su YouTube per denunciare alcuni fatti. Credo che non riuscissero a capire la differenza tra condividere un link, e girare e pubblicare un video. Scrivemmo anche al direttore che però ci diede delle risposte davvero bizzarre: era ovvio che avevano scritto quell’articolo senza avere la minima conoscenza di internet. Da qui e da altri episodi simili iniziò il declino di fallaFranca, che oggi non esiste più. Ho saputo che oggi quel vecchio quotidiano tenta di diventare online, la cosa mi suona davvero divertente, spero che abbiano almeno smesso di confondere un link con YouTube.

Hai scelto di andare via, a Bologna, per l’università.

Ho vissuto a Martina Franca fino al diploma, anche se i miei genitori si erano trasferiti a Rimini già da un anno per lavoro. Subito dopo aver terminato gli studi all’ITIS Majorana mi sono trasferito a Bologna, dove attualmente vivo, per studiare. Ci sono molte cose che una città come Bologna può darti in più rispetto ad un paese più piccolo, ma quanto più ti allontani tanto ti accorgi di quanto sia bello il posto in cui sei nato, per esempio mi mancano tanto la tranquillità e il paesaggio della campagna martinese.

Davvero, che lavoro fai?

Non sono mai riuscito a spiegare a mia madre che lavoro faccio. Ora sono uno startupper, uno che crede in qualcosa che ancora non esiste e si dedica a questa finché non diventa reale e una fonte di guadagno; vive di rendita dall’idea precedente e sta qualche mese fermo, mette insieme un altro progetto, recluta possibili collaboratori e poi comincia a lavorare alla realizzazione di quest’altra idea.

Qualche mese fa ho fondato una startup, Sediolina, con due amici: Claudio, un ragazzo di Fasano che si offende se lo definisci grafico, è il ‘creativo’ più bravo che conosco, e Gianluigi, un ragazzo siciliano che fa anche il programmatore biomedico. Presto rilasceremo il nostro nuovo prodotto in Italiano ed Inglese, per ora è segretissimo ed ha a che fare con Facebook.

Quando avevo sedici anni ho rilasciato Msn Repair, una piccola utility per ‘riparare’ Msn Messenger. E’ stato scaricato oltre un milione di volte, e ne hanno parlato in tutto il mondo. Ci ho messo dieci minuti per realizzarlo e ne ho vissuto di rendita per quattro anni.

Ci racconti la tua esperienza con Google?

Nel 2010, dopo aver lasciato da qualche mese il Majorana sono stato contattato da Google che mi proponeva un posto di lavoro presso Google Emea a Dublino, offerta che ho rifiutato per dedicarmi ai miei progetti, tuttavia quest’anno ho scelto di partecipare al Google Online Marketing Challenge, una competizione internazionale organizzata da Google tramite la quale le università di tutto il mondo si sfidano a colpi di web marketing. Sono stato scelto come capitano della squadra per l’Università di Bologna in quanto ero lo studente con più esperienza nel settore. In effetti il resto della mia squadra non aveva mai fatto nulla di pratico, ciò nonostante, dopo mesi di duro lavoro, ci siamo posizionati ad un buon posto nella classifica mondiale.

Che tipo di consigli daresti all’amministrazione di Martina Franca?

Ciò che io e il mio socio Claudio vorremmo fare è tornare in Puglia e creare “una startup tra i trulli”, siamo entrambi innamorati della Valle d’Itria, del suo paesaggio e della tranquillità che può offrirci per lavorare. Però ci sono delle cose a bloccarci, come per esempio la mancanza di una connessione adsl adeguata in alcune zone di Martina. Io stesso fino al 2007 ero costretto a navigare in gprs, e ad aspettare anche fino a due minuti per aprire la homepage di Google. Quando mi sposto in una nuova città considero sempre la presenza di librerie e cinema, ma a parte questo per il mio lavoro ho bisogno di spazi dove poter lavorare all’aperto, dove potermi fermare qualche ora a pensare o a leggere, dove potermi stendere e rilassare. Quasi ovunque finora ho trovato nelle città in cui sono stato dei posti in centro dove poter fare queste cose liberamente, tranne a Martina, dove sì, ci sono le ville comunali, ma ben poco stimolanti, con panchine scomode e con prati solo da guardare. Senza parlare del wifi libero in giro. Finché ci saranno queste mancanze sarà davvero difficile per noi o per chi fa un lavoro come il nostro vivere a Martina Franca.

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Commenti

3 risposte a “Valentino Marangi. Storia breve di un martinese che ha detto no a Google”

  1. Avatar michele miali
    michele miali

    beh, certo che un video in cui uno dà capocciate ad un palo è parecchio demenziale.. ;-)
    peccato che l’autore del famoso giornale si sia limitato ad una bigotta polemica da stradone sui “giovani d’oggi”, tralasciando di fare l’unica cosa che il suo mestiere gli avrebbe richiesto in quel momento, ossia registrare un cambiamento generazionale caratterizzato da nuovi modi di interfacciarsi con gli altri e da un concetto nuovissimo allora, quello della condivisione, che ora caratterizza quasi ogni aspetto della comunicazione.

  2. Avatar Anonimo
    Anonimo

    Comunque il video delle capocciate non è stato realizzato dai ragazzi di fallafranca.

  3. Avatar Antonio
    Antonio

    è chi se ne frega!!!!!!!!!!!!!!!!1

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