Questa mattina l’arcivescovo ha varcato i cancelli dell’ILVA passando a piedi per la portineria. Le macchine non sono state introdotte e rimaste parcheggiate fuori e lontano dagli ingressi.
Purtroppo, per ragioni di ordine pubblico, siamo stati impossibilitati a raggiungere il blocco degli operai.
“Vi porto l’abbraccio della Chiesa, sono con voi. Sono venuto fin qui per dimostrarvi la mia solidarietà”. Il sorriso di monsignor Filippo Santoro questa mattina è arrivato fin dietro i cancelli dell’Ilva. L’arcivescovo si è recato nello stabilimento per incontrare gli operai in sciopero, timorosi di perdere il proprio posto di lavoro. Appena arrivato dinanzi alla direzione, i lavoratori del siderurgico l’hanno riconosciuto ed è subito sceso dalla sua autovettura cominciando ad impartire la benedizione e a infondere parole di coraggio al corteo mesto di operai che si avviava all’esterno. Gli applausi e le parole di ringraziamento di tanta gente hanno sorpreso il presule che, giunto fin sotto l’altoforno 5, ha chiesto di poter salire a 60 metri di altezza per scambiare qualche parola con chi sta attuando questa ulteriore forma di protesta, rimanendo giorno e notte sulle passerella dell’altoforno.
Per motivi di sicurezza la Digos gli ha impedito di arrivare fin lassù, ma sono stati gli operai stessi a decidere di scendere per poterlo abbracciare. “La sua presenza per noi è un conforto –hanno dichiarato tre di loro, scesi in rappresentanza di tutti. “Sono qui per esprimervi la mia vicinanza. Una vicinanza che non è solo a voi ma anche alle vostre famiglie. Mi raccomando però – ha sottolineato – non mettete a rischio la vostra vita. Fate sentire la vostra voce ma senza estremizzare”.
“La nostra preoccupazione è soprattutto per i nostri figli, per il futuro che temiamo di non poter garantire loro ma la ringraziamo di essere venuto fin qui per portarci il suo incoraggiamento”. L’arcivescovo durante la visita è stato scortato dal presidente dell’Ilva Bruno Ferrante che gli ha ribadito: “la sua presenza per noi è molto importante alla luce del momento di tensione e preoccupazione che stiamo vivendo”.


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