Incidente nello stabilimento ILVA. L'operaio ha riportato ustioni al torace e al polso

L’incidente è avvenuto poche ore fa. L’operaio Giuseppe Raho, di 34 anni, secondo la versione fornita dai sindacati, stava ripulendo l’interno di un convertitore di acciaieria, denominato ‘paiola’, con dell’attrezzatura speciale montata su un escavatore quando, improvvisamente, sono saltati pezzi di scorie incandescenti che hanno rotto il vetro della cabina dell’escavatore, colpendolo al torace. Il tutto è avvenuto all’interno del reparto Grf (Gestione recupero ferro), proprio uno di quelli sottoposti a sequestro dalla magistratura,  dove avviene la pulizia dalle scorie di convertitori e siviere. (ANSA)

Con l’utilizzo di martelli pneumatici, gli operatori dello stabilimento, frantumano le scorie che vengono poi solidificate durante il processo di lavorazione all’interno di grandi contenitori. Un blocco di Ghisa, non solidifcatosi completamente,  è caduto in una pozza d’acqua rimasta sul selciato durante un’operazione di svuotamento del grosso contenitore (la paiola) delle scorie prodotte dall’Acciaieria 2 nei processi di formazione delle bramme, lanciando frammenti incandescenti che hanno colpito l’escavatore.

Le condizioni dell’operaio non sarebbero gravi, ma ha ustioni di primo grado al torace e al polso.

Intanto i nuovi dati dell’Asl di Taranto confermano l’emergenza sanitaria intorno allo stabilimento siderurgico: “nel primo semestre di quest’anno si è infatti registrato un aumento del 50% di ricoveri legati a patologie oncologiche. Addirittura più 60% se si considerano solo i ricoveri in day hospital e una crescita del 40% per quanto riguarda gli accessi ambulatoriali“.

L’incidente è avvenuto proprio nel giorno in cui il risamento di Taranto diventa Legge, approvata in Senato con 247 sì e 20 no, solo la Lega ha votato contro, e nel giorno in cui è iniziato processo per omicidio colposo ai vertici dell’Ilva e dell’ex Italsider, imputate 29 persone, tra cui Emilio Riva, suo figlio figlio Fabio, il direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, e diversi dirigenti che hanno gestito il passaggio del siderurgico dalla gestione pubblica a quella privata, per la morte di 15 operai.

Si tratta di un procedimento parallelo a quello per disastro ambientale che in questi ultimi mesi ha inquadrato l’inquinamento prodotto dall’area a caldo dello stabilimento siderurgico.(Repubblica)

Nel frattempo gli operai che da oltre una settimana protestavano a 60 metri, sull’altoforno 5,  hanno deciso di interrompere la protesta sui camini dopo aver incontrato il prefetto.

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