Il frigo non c’è più. Lascia un vuoto incolmabile sia tra l’erba e l’altra immondizia sparsa intorno ai cassonetti, sia nella quotidianità di chi scrive, punto di riferimento delle giornate estive e del primo autunno.
D’un tratto, senza rumore, è andato via, e con lui diversi sparsi nelle nostre campagne.
C’è chi dice che non si dovrebbe badare al web ma alle cose serie, come la famiglia e il lavoro. Bene, la storia del frigo, lungi dal portarci a riflettere sul rapporto tra martinese e ambiente, ci permetterà di ribadire alcuni concetti importanti per quanto riguarda l‘empowerment dei cittadini attraverso i mezzi di comunicazione digitali, o meglio del rafforzamento di alcune dinamiche di partecipazione alla cosa pubblica attraverso le scorciatoie che le rete offre.
Il frigo che è scomparso, presumibilmente raccolto dagli operatori della Tradeco, è stato raccontato due volte su questo sito (http://www.martinanews.it/frigoriferi-abbandonati-in-campagna e http://www.martinanews.it/io-sono-ancora-qua-e-gia) oltre ad essere uno dei siti inquinati segnalati su Decoro Urbano, la piattaforma digitale a cui il Comune ha aderito che permette di segnalare in tempo reale le cose che non vanno. Si può pensare che ci sia un rapporto di causa-effetto tra la segnalazione su Martina News e su Decoro Urbano e la rimozione del frigo, uno sguardo frettoloso potrebbe dire: “Ecco che con due articoli Martina News ha ottenuto un risultato“, eppure siamo i primi a dire, da questa parte, che questa affermazione è falsa, oppure, parzialmente vera.
Innanzitutto i nostri articoli non hanno segnalato la presenza, ma l’ovvietà della presenza, di fianco a cassonetti, era impossibile per chi raccoglie l’immondizia non notarlo. Quindi è presumibile che un giorno hanno deciso finalmente di intervenire, magari senza nemmeno conoscere l’esistenza di Martina News. Una possibilità. Un’altra è che siano stati letti gli articoli e quindi qualcuno abbia sollecitato l’intervento. Il web può essere servito, come può non esserlo. Ma in realtà il segreto è spostare il punto di vista e riconsiderare il tutto.
La presenza del frigo era palese a chiunque passasse nei pressi, alcuni si sono presi la briga di denunciarlo. Proprio qui sta la differenza, il valore aggiunto del web: avere un posto in cui dire le cose. Senza Facebook, diciamo, senza Vox Populi che di Facebook è uno dei più importanti gruppi di Martina Franca, la segnalazione andava fatta all’assessore, a voce se si conosceva, oppure tramite carte bollate, protocolli, ricevute eccetera. Invece adesso basta accedere all’app di Decoro Urbano, o su quella di Facebook, pubblicare la foto e fare un commento cretino per attirare l’attenzione e permettere ai cittadini di sapere che c’è l’abuso e premere affinché l’amministrazione si muova.
Prima di Facebook si parlava nei “luoghi di traduzione” classici, i partiti, le parrocchie, le sale giochi, i bar, le palestre. Oggi invece, che questi luoghi sono svuotati di senso, cioè non sono che crisalidi vuote, vestigia di un passato demolito scientificamente, e Facebook non rimane che l’unico baluardo per esprimere la propria opinione e confrontarsi.
Triste, no? Eppure è un dato di fatto, una constatazione che non può essere sottovalutata. Basti pensare al ruolo di Twitter nella Primavera Araba: non ha scatenato la rivoluzione, ma ha fatto in modo che si sapesse in giro che stava accadendo.
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