“La riflessione profonda e tormentata sui sentimenti che ormai sembrano chiusi in soffitta”
Questa frase racchiuderebbe in poche parole lo spirito di questa sorprendente storia di Stefano Benni, che col suo tocco nostalgico e malinconico, sigla un nuovo romanzo in cui coinvolge lo scrittore, donandosi completamente, nudo e crudo, in una sorta di biografia sentimentale.
Ma sarebbe un’ingiustizia accontentarsi di poche righe, quando ciò che Martin, il protagonista, sente e affronta è ben più profondo e merita una riflessione acuta, che vada oltre ad una lettura attenta del libro.
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Martin è un vero e proprio eremita volontario! Ex poeta degli anni ’20, ha deciso di ritirarsi in vita solitaria, lontano dalla società, a riscoprire i suoi sentimenti cercando di risvegliare ancora quel qualcosa che in lui è totalmente sopito. Attendendo le telefonate del suo figlio, con il quale è ai ferri corti, passa le giornate in un uragano di pensieri.
Da solo, con Ombra il suo fedele cane, parte in questo casolare sgangherato, cucinando male, e vestendosi peggio, in una cupa e malinconica litania di rifiuto e lamentela nei confronti di tutto.
Il ritiro sembra un totale fallimento, fino a quando succede l’imprevedibile.
Michelle, e il suo ragazzo, una coppia che come lui, fuggono dalla società, fanno visita al poeta.
E sarà l’inizio di una nuova riflessione.
Michelle ricorderà a lui la perduta bellezza dei suoi anni giovanili, un moto di speranza grande, che lo prende, lo coinvolge, fino a prendere anche lei, in un giro di valzer.
Un romanzo di Stefano Benni che colpisce col suo tocco poetico e la ricercatezza con il quale sceglie ogni parola, non lasciando nulla al caso. Facendoci affezionare a quel “buffo e strano alieno” che vive ritirato da solo, a settant’anni, sulle Alpi, con un cane e i suoi ricordi.

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