ITN: adesso serve l'unità della città

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Economia


La foto fa riferimento all’incontro dell’estate scorsa tra azienda, sindacato e amministrazione comunale.

Se potesse servire, i tre gol dell’Inter sembrano valere più di tre anni di cassa integrazione. Almeno questo è quello che si sente dire nel capannello di lavoratori prima di partire per Bari, alla volta dell’Assessorato al Lavoro, dove la Task Force regionale anticrisi, ha indetto un  incontro tra parti sociali, azienda e lavoratori a cui, decide di partecipare anche Franco Ancona, in rappresentanza della città.

Buon umore per ricacciare indietro il magone dell’ignoto, dell’orizzonte nero della disoccupazione e della povertà. Che fare, altrimenti, degli anni piegati sulle macchine se non farsi forza e andare, fiduciosi che la strada intrapresa non potrà che portare alla sconfitta della paura?

In tre macchine, quindi, si raggiunge Bari, il sindaco arriverà per conto suo. Nell’attesa la tensione sale. La sala della riunione è quella dell’Assessorato allo Sport, ma poco importa, l’importante è che ospiti tutti.

Gli operai si dispongono intorno al muro, in piedi. Seduti saranno coloro che parleranno, che si metteranno d’accordo per salvare il futuro delle loro famiglie e un po’ anche di Martina Franca, perchè per una semplice mancanza di una firma non si può pensare davvero di buttare all’aria un percorso condiviso, un progetto che avrebbe potuto salvare non solo i livelli occupazionali, ma l’esperienza dei sarti martinesi, dimostrando che la qualità vince sulla quantità.

Al Ministero hanno scelto di non firmare la cassa. Cambiano i funzionari, la riforma Fornero stringe le maglie e nel regolamento non c’è scritto che questa cassa serve per dare un po’ di respiro nel frattempo che termini il processo di costruzione della cooperativa. Nella legge non c’è scritto e il funzionario non ha chiesto, tipo: “Che ne farete di bello con questi soldini?“. Ha chiesto semplicemente delle controdeduzioni all’azienda, che l’ha inviate e oggi riceverà il verbale della riunione (che potete leggere qui sotto).

Nel frattempo arrivano tutti, si siedono intorno al tavolo, inizia l’azienda, che spiega i possibili piani A, B, C poi tocca al sindacato, con Giuseppe Massafra della Filctem Cgil che ricorda la necessità di salvaguardare anche il reddito dei lavoratori, e quindi a Franco Ancona, che spiega come la vertenza riguarda tutta la città e che farà di tutto, promesso, perchè Roma ascolti la voce non solo di un gruppo di operai, ma di un territorio intero.

Roma deve sentire la voce di Martina Franca, i numeri devono piegarsi alla volontà umana, le cifre devono farsi mattoni di un percorso verso la realizzazione di un obiettivo, non stilettate nei fianchi ogni passo messo per terra. Roma taglia, l’Europa lo vuole, e taglia dove hanno già tagliato le imprese e gli imprenditori, accecati dal maggior guadagno, dalla minor fatica. Si è intorno ad un tavolo anche perchè l’impresa di Nardelli ha scelto di cessare la produzione in proprio.

Ma dopo un percorso travagliato, che ha visto l’impresa contro i lavoratori, i lavoratori contro l’impresa, vedere seduti tutti intorno allo stesso tavolo, che condividono lo stesso destino, che lottano contro la stessa ottusità, vien quasi da sorridere. E’ un buon momento, forse, nonostante tutto, un buon momento per ripartire, anche insieme, per coinvolgere la città, per fare in modo che la battaglia di Pino, di Martino, di Giovanni, di Gennaro e di tutti gli altri sia la battaglia di Massimiliano, che fa il giornalista, di Giuseppe, che fa il sindacalista, di Franco che fa il Sindaco, di Carlo, che fa siti web, di Nico, che fa il fruttivendolo, di Anna, che fa l’educatrice, di Paola, che insegna, di Martina Franca, che si stringe intorno ai suoi cittadini in difficoltà.

 

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