La tassa sugli immobili voluta da Monti, sembra che sia pensata proprio per Martina Franca, o per i martinesi, i quali hanno la fortuna di pronunciare il nome dell’imposta come fosse una bestemmia. Basterebbe aggiungere un paio di consonanti e il gioco è fatto.
La nuova tassa non sta facendo però bestemmiare solo i cittadini, ma anche gli amministratori, assessore e consiglieri, perchè nel regolamento approvato (e questo si può dire: frettolosamente) dal Consiglio Comunale, ci sono degli errori.
Primo errore: si fa riferimento ad un comma inesistente dell’articolo 16: il numero 9. L’articolo ha solo tre commi.
Secondo errore: le percentuali relative alle aliquote sono definite su base percentuale e su mille. Interviene l’ex consigliere Mariella, che fa notare che la delibera potrebbe essere considerata nulla.
Agli errori si aggiungono le accuse: Paolo D’Arcangelo fa notare che il termine ultimo per modificare le aliquote bisogna rispettare il termine ultimo del 31 ottobre, e Michele Marraffa che sostiene: “L’amministrazione comunale sta dando dimostrazione di tutta la sua incompetenza in materia di redazione di bilanci“, e che il sindaco dovrebbe convocare un nuovo Consiglio Comunale sull’argomento.
A difesa dell’operato dell’amministrazione interviene il consigliere Tommaso Caroli, Idv, presidente della V Commissione. Secondo le parole di Caroli non ci sono errori di sostanza, ma solo di forma: “refuso trascritto nel Regolamento (art. 12 anziché art. 11 comma 6)” e che comunque i rimborsi ci saranno e che l’aliquota sulla seconda casa è aumentata solo dello 1,5 per mille, mantenendola al di sotto del massimo consentito dalla legge.
Errori di forma, refusi, dovuti alla fretta e alla pressione, probabilmente ma non si può non sottolineare che con queste cose non si scherza e che un po’ di attenzione in più non gioverebbe. Certo, gioverebbe anche avere un Ufficio Tributi vero, dotato di personale, ma non si può non apprezzare come tutti gli attori in gioco si siano dati da fare per verificare la giustezza del Regolamento, nell’interesse, davvero, di noi cittadini.
Rimane comunque il fatto che bisogna pagare.
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