La tromba d’aria di stamane, formatasi nella baia di Taranto, si è abbattuta sulla terra ferma entrando dalla zona portuale a est dell’isola di San Pietro e, nella sua risalita, ha interessato le acciaierie Ilva limitandosi a lambire (ma a non interessare direttamente) l’area della Raffineria Eni.
I suoi gravi effetti non si sono limitati esclusivamente all’area industriale ma hanno interessato anche l’immediato entroterra ad ovest di Taranto. Proseguendo con direttrice N-Ne, si è abbattuto su Statte per poi virare lievemente verso est in direzione della località Montetermiti, perdendo gradualmente di potenza, pur proseguendo nella sua corsa, in prossimità della zona Nordest di Crispiano.
Notevolmente minori i danni a Martina Franca, concentrati per lo più nell’agro Ovest. Resta inteso che il maltempo maggiore si è avuto proprio nella striscia di terra che dall’area portuale di Taranto va verso il sudest barese per poi ricongiungersi all’Adriatico. Si è trattato di un tornado ai limiti tra la categoria F2 e quella F3, con venti stimati intorno ai 180-210 km/h in relazione ai danni prodotti alle cose (si sono rivenuti pezzi di lamiera pesante del siderurgico anche in agro di Statte, oltre ad auto e mezzi sollevati, tetti di abitazione scoperchiati o tratti di muratura in tufo distrutti tra Statte e Crispiano).
Si tratta di un evento molto raro ma non impossibile, come abbiamo visto. Certamente bisogna porre l’attenzione e riflettere su fenomeni che la letteratura meteorologica non ha mai annoverato come probabili sulle nostre zone e che negli ultimi anni si stanno ripetendo con sempre maggiore frequenza un po’ in tutta Italia. La quasi totale impossibilità di prevedere eventi estremi come questo, se non in diretta contemporaneità col loro verificarsi, nonché di prevederne l’entità, non fa che acuire il nostro senso di impotenza di fronte alla natura. Al mar Ionio, notevolmente più caldo del normale, va attribuita l’origine di questo Tornado, esso quest’anno si conferma come uno straordinario serbatoio di energia accumulata negli scorsi mesi.
La profonda depressione mediterranea scavatasi in questi giorni è diretta conseguenza della discesa fredda proveniente direttamente dall’Artide. Quest’aria fredda, incuneandosi da NordOvest (Golfo di Biscaglia) fra due aree di Alta Pressione (quella azzorriana in poderosa elevazione verso il Polo da un lato e quella all’Est Europa dall’altro), si getta nel Mar Mediterraneo andandosi a mescolare col suo calore e la sua umidità, determinando appunto una profonda depressione che si evidenzia con venti forti o molto forti di Ostro/Libeccio e precipitazioni, localmente intense, sulle nostre regioni meridionali.
Siamo in sostanza colpiti da quel che in gergo tecnico viene chiamato “ramo ascendente” del vortice depressionario dato dalla risposta subtropicale attivatasi in relazione all’aria fredda entrante da nord. Nell’ambito di questo scenario va a inserirsi l’eccezionale fenomeno di stamane, dato come detto dalla “forzante” di un mar Ionio particolarmente caldo, che per le sue modalità di attuazione poteva creare conseguenze ancora più gravi dal punto di vista dei danni alle persone.
I prossimi giorni avremo un lieve miglioramento della situazione meteorologica ma in un quadro che vede un importante cambio circolatorio, con irruzione diretta da nord di masse di aria Artica che potranno interessare sia pur con effetti diversi il nostro territorio nazionale. Nei prossimi giorni da noi ci sarà tempo variabile alternato ad annuvolamenti più intensi, potranno ancora verificarsi delle piogge in esaurimento, in un quadro di tendenza ad un complessivo miglioramento. Venti ancora forti di Ostro/Libeccio ma in graduale, lenta attenuazione. Temperature stazionarie. Tutto ciò aspettando il cambio circolatorio della prossima settimana e sul quale si avranno maggiori dettagli nei prossimi giorni.

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