A Taranto, il giorno dopo la tempesta, sembra primavera. E pensare che solo 24 ore fa venti fino a 200 km/h distruggevano tutto ciò che incontravano. Venti classificati come tornado di grado F2 sulla scala Fujita, rarissimi in questo territorio.
La sua corsa è iniziata intorno alle 10.30 in mare. Ha deciso di colpire subito il siderurgico e la città di Taranto, come per prendersi gioco di noi, per continuare poi la sua corsa su Statte, Crispiano e Martina Franca.. Il tornado ha perso pian piano la sua forza arrivando a Martina stanco, ma non tanto da passare inosservato. Parecchi, infatti, sono i disagi nelle campagne dove si sta ancora lavorando per ridare la corrente elettrica a molte case della zona rimaste al buio da ieri mattina.
Ma i danni più ingenti si sono verificati proprio tra Taranto e Statte. I feriti sono circa 38 in tutto, una ventina gli operai Ilva, alcuni curati all’interno dello stabilimento, 15 bambini di una scuola a Statte (nessuno dei feriti è grave ndr) mentre meno fortunata è la storia di Francesco Zaccaria, operaio Ilva disperso. “Uno scherzo del destino”, urla qualcuno.
Ha dell’incredibile anche la storia dell’incidente tra Francavilla Fontana e Ceglie. La moglie di Vincenzo Di Castri, rimasto ferito dopo il ribaltamento del Tir sul cavalcavia Punta Penna a Taranto, saputo dell’incidente è salita sulla sua Punto con l’intenzione di raggiungere l’ospedale di Taranto per accertarsi sulle condizioni del marito. Prima però preleva da scuola la figlia Marisabel con una sua amica, Valentina. Il destino però ha voluto giocarle un brutto scherzo, quella Fiat Punto non è mai arrivata all’ospedale. Anitta e Maribel, rispettivamente moglie e figlia dell’autista del tir, sono morte sul colpo dopo uno scontro con un’altra vettura. Insieme con loro ha perso la vita Maria Giovanna di Castri, amica della moglie di Vincenzo.
Ora si contano i danni, a Statte la solidarietà sta vincendo sul dramma. Sono in tanti i volontari che spontaneamente hanno deciso di recarsi nel vicinissimo paese colpito. Molte case sono inagibili, manca la corrente elettrica e c’è da rimettere in piedi un intero paese.
Nello stabilimento Ilva i danni sembrano essere ingenti. Soprattutto umani!
Molti operai oggi hanno paura, alcuni dicono di non voler più salire sulle gru. In quei momenti drammatici passano alcuni secondi in cui mente e corpo vanno a due velocità differenti, l’istinto si rende conto del pericolo, ma prima che la mente ne prenda coscienza passano dei momenti in cui il corpo rimane immobile, quel momento per qualcuno dura di più, per altri meno, è una questione naturale, non c’è colpa. Francesco Zaccaria, molto probabilmente, non si rende conto di quello che sta accadendo e mentre i colleghi scappano e gli urlano di scendere, arriva il tornado, spazzando via il gabbiotto e la gru sulla quale stava lavorando.
Semplicemente non ha fatto in tempo, ed è finito in mare.
Da ieri Taranto, ma tutta la provincia, si sente più piccola, più fragile. La frase “anche qui può succedere di tutto” oggi mette davvero paura e la natura, quando ci si mette, è stronza almeno quanto l’uomo.
Un film, girato a Taranto. Uno scherzo di Apulia Film Commission. Dai Francesco Zaccaria, esci dal mare, togliti la maschera, e dicci chi è l’attore che si nasconde dietro il tuo volto. E’ tutto un film lo sappiamo, perchè….”queste cose qui non accadono”.
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