Venuto al mondo

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di Antonio Di Pierro

Speranza, penso a questa parola nel buio prende forma. Ha la forma di una donna un po’ sgomenta, di quelle che trascinano la loro sconfitta eppure continuano ad arrabattarsi con dignità.”

Speranza è la parola chiave di questo libro.

Nonostante i colpi della guerra, della morte, della fame, la speranza non ne vuol sapere di stramazzare al suolo.

Margaret Mazzantini è stata capace, con questa sua ultima opera, di segnare profondamente ogni lettore che accarezzi le pagine del libro.

Ci trascinerà tra Occidente ed Oriente, tra guerra e presente, in un misto di flashback e riflessione.

“Venuto al mondo” lo puoi trovare da Futurbooks in via Mascagni 33 a Martina Franca

Siamo a Roma. Gemma, la protagonista, intraprende un viaggio a est, con suo figlio sedicenne Pietro, che non ha mai conosciuto il suo padre biologico. Più precisamente a Sarajevo. Scelta non casuale, visto che è li che Gemma ha visto nascere il suo amore, Diego, fotografo strampalato, bonaccione e ingenuo. Un viaggio, quello di Gemma, che sarà frammentato dai vividi ricordi, sepolti sotto anni di sofferenze. Ricorderà la sua vita da studentessa e l’incontro con Diego che la sconvolge non poco dall’interno, tanto che tornati in Italia, nasce una vera storia d’amore fra loro. L’amore della Mazzantini non è l’amore delle sfumature di grigio o di Shakespeare. Un amore intenso si, passionale, ma imperfetto.

Gemma ama con tutta se stessa, ed ha un istinto materno che la avvolge completamente. Ma suo malgadro, trova parecchie difficoltà a concepire un figlio. E così, quando la coppia è tornata in Bosnia, ecco il duro colpo con il quale la vita infierisce su di lei.

La guerra, con la sua sporca lama, falcia via la vita di suo marito.

Un romanzo che è lo specchio della nera e crudele realtà della guerra. La protagonista tornerà in una Sarajevo stravolta dalla guerra. I segni che rimangono indelebili sulle mura della città, sui volti della gente, e sulla storia di un paese.

Le lapidi dei cimiteri, con date di nascite differenti, ma con date di decesso tutte uguali.

Ma proprio quando tutto sembra macabro e grigio, li l’autrice scuote la realtà, spinge con i venti della speranza le cupe nuvole d’oppressione della guerra. Ci spinge a capire che la speranza permane in ognuno di noi. Che nonostante la distruzione che la guerra porta, c’è sempre una maniera per costruire qualcosa di nuovo e migliore sopra le macerie.

La speranza è l’ultima a morire, un messaggio più che attuale, ma che non fa mai male ricordare!

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