Alfonso Guida: "Sono un poeta del sud dell'anima"

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Cultura


di Carmen Pasculli

Si sono conclusi i Seminari d’autunno con “Irpinia: il terremoto dell’anima” di Alfonso Guida, definito il più grande poeta dei nostri tempi dall’assessore Antonio Scialpi.

Il 3 novembre 1980  è la data del terremoto che sconvolse l’Irpinia, come ricorda l’Assessore Antonio Scialpi, il vuoto dell’anima, la voragine che ha aperto è andata a colmare la poesia di Alfonso Guida, legato visceralmente alla sua terra, alle origini. Egli dà voce alle cose, al dolore e al dramma indicibile del terremoto, supera l’afasia delle cose e s’inserisce nella frattura, nel vuoto reale e metaforico. Originario della Lucania, il poeta non ama viaggiare e anche quando si è allontanato, “è sempre tornato fra le braccia della madre” alla culla della sua ispirazione.

Siamo di fronte ad un poeta classico, un vero poeta, ad uno che se potesse scriverebbe solo versi, e quando compone è in preda ad un rapimento estatico. Così descrive la sua poesia, il miracolo laico che si compie. La poesia, specifica, è un atto religioso, un atto dovuto. La sua parola inoltre non sta per qualcos’altro, non è simbolica, è il canto della nenia, della preghiera. Il paesaggio, il sapore della terra, delle buone tradizioni sono nella sua poesia. Alfonso, poeta umile, che parla del far versi come di una vocazione, non è stranamente per la bellezza, ma per la senescenza, la fatiscenza, perché lì si coglie l’essenza delle cose.

Si definisce “poeta del sud dell’anima”. Ma quale sud? Il sud delle giumente, di un paesaggio remoto che tenta di far rivivere. Allora il bello e il brutto convivono nella stessa prospettiva, di far rivivere ciò che è stato. Per citare le parole molto incisive di uno studente di liceo che interviene nel corso della conferenza, nella poesia di Guida non c’è niente di parzialmente profondo. È tutto profondo. Si tratta di narrazioni poematiche in endecasillabi, componimenti molto lunghi, dal tono sostenuto.

Il poeta legge alcune delle sue poesie con solennità e la scansione della voce che gli sono proprie. Come non cogliere il dolore e il dramma nei versi di Guida, ma anche un esigenza di vita che trabocca, data dall’accostamento di suoni forti, roboanti, che stridono. Infine, quale gioia gli dà la poesia? Il fatto di avere una platea composta da giovani come quella di ieri sera e di scrivere per loro.


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