Ventinove anni fa moriva Pippo Fava. Lezioni di giornalismo 2.

Pippo Fava moriva il 5 gennaio 1984, freddato da 5 proiettili calibro 7,65 alla nuca. Moriva a Catania, mentre usciva dalla redazione del giornale che aveva fondato, “I Siciliani”.

Oggi è il ventinovesimo anniversario della morte di uno dei giornalisti che ha messo al primo posto nella professione il valore etico e sociale dello scrivere e del raccontare, facendo della sua penna e delle sue parole una importante arma contro la mafia, o le mafie.

Diceva:

Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.

Celebre è l’intervista fatta da Enzo Biagi (di cui sopra c’è il video) in cui Pippo Fava definiva il mafioso non il piccolo criminale, la violenza evidenza delle azioni malavitose, ma colui che sta dietro, che ha a che fare con i vertici politici ed economici.

In occasione di un incontro sulle mafie organizzato dall’associazione “Partiti a Parte“, fu invitato a Martina Franca Riccardo Orioles, giornalista della redazione de I Siciliani, che venne in città a tenere una lezione su cosa fosse la mafia. In quel periodo fiorivano gli scrittori che denunciavano le malefatte della malavita, l’antimafia diventava business, ma Orioles seppe ben sintetizzare cosa fosse davvero l’antimafia: la lotta degli ultimi contro i privilegiati, di chi ha poco contro chi ha troppo, di chi lavora contro chi sfrutta il lavoro. Nel 2011 ha scritto un pezzo per un blog culturale (da cui abbiamo tratto la foto), che vi invitiamo a leggere: http://www.minimaetmoralia.it/wp/pippo-fava/

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