Un sequestro fatto il primo febbraio scorso su merce arrivata al porto di Taranto già il 21 dicembre. Lo apprendiamo dal Corriere del Mezzogiorno di ieri. “In realtà la merce era approdata sulle banchine per i container del porto pugliese il 21 dicembre e aveva avuto il nullaosta per la commercializzazione” – leggiamo sul quotidiano – “per questo, in parte è stata venduta sul mercato nazionale“.
Il resto del carico, circa 700 colli, è stata sequestrata dall’Asl presso i magazzini della ditta importatrice.
Nel frattempo che i dirigenti dell’azienda importatrice si stanno adoperando per rintracciare la merce venduta, oppure ancora presenti sugli scaffali dei supermercati in tutta Italia, le carte sono passate in Procura e anche alle altre autorità.
Il controllo è avvenuto “a campione”, perchè sul tipo di merce non sono previsti interventi sistematici dell’autorità portuale, meglio ancora, dell’Ufficio Sanità Marittima Aerea e di Frontiera.
La merce, quindi, importata a Taranto, è risultata radioattiva e quindi sequestrata.
L’isotopo trovato sulle pentole, coperchi e posate sequestrate è il cobalto 60, diffuso in campo industriale, ma pericoloso solo se ingerito o se si rimane esposti in modo eccessivo. Le quantità riscontrate sulla merce sequestrata non è elevata tanto da far preoccupare il personale medico-scientifico, leggiamo sempre sul Corriere.
Non è la prima volta che accade. A novembre sono stati sequestrati dei vassoi d’argento contaminati con lo stesso isotopo, prodotti sempre in India.
Nonostante si dica che non siano pericolosi per la salute, i valori riscontrati però vanno oltre i limiti di legge e questo pone un problema generale, non tanto sulla sicurezza, ma sui controlli delle merci che sbarcano in Italia. La maggior parte dei manufatti sulle nostre tavole, nelle nostre case, è realizzata in industrie situate in India, in Cina, in paesi in via di sviluppo e le ditte importatrici riescono, a poco prezzo, a commercializzarle in Italia.

Lascia un commento