Chiedevano soldi per una bimba malata. Erano truffatori.

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Cronaca


raccolta-fondi-truffaQuindicimila euro al mese. Questi sono i proventi, secondo i Carabinieri di Villa Castelli, di un’attività truffaldina messa in piedi da un gruppo di persone originarie di Taranto, che fingevano di raccogliere fondi per una ragazza affetta da una rara sindrome patologica. Quindicimila euro al mese calcolando 25 giorni di lavoro e oltre venti volontari che giravano i comuni della provincia di Taranto, arrivando anche in Basilicata, raccogliendo a testa una media di 30 euro. Una bella cifra, che permetteva a chi gestiva l’organizzazione, due donne di origine tarantina, di pagare 300 euro al mese ogni volontario, che così volontario non era.

Chissà quante volte ci è capitato di incrociare una raccolta fondi per una bimba malata, per un ospedale in Kenya, per un orfanotrofio in Kazakistan, dei cuccioli da salvare eccetera, e di pensare che sotto potesse esserci una truffa, un modo per far soldi velocemente e senza problemi. Bene, questa volta chi ha incrociato questi volontari e ha avuto questi dubbi, ha avuto ragione, ma nella maggior parte delle volte non è così. Ma andiamo con ordine.

Le donne che tiravano le fila di questa finta associazione, i cui nomi non sono stati diffusi, si erano rivolte alla famiglia di questa ragazza, davvero malata, proponendo loro di raccogliere i fondi necessari per l’operazione. I genitori si sono rifiutati perchè avevano già provveduto alle necessità per l’operazione che poi si sarebbe tenuta in Spagna (la malattia era la sindrome di “Arnold-Chiari“).

Nonostante questo rifiuto, le donne mettono in piedi l’associazione, e producono materiale informativo e di comunicazione. Reclutano i “volontari” e iniziano la raccolta fondi.

Non è la prima volta che queste donne organizzavano raccolte fondi di beneficienza. Durante una perquisizione, i Carabinieri hanno trovato materiale di una raccolta fondi per un orfanotrofio in India. Inutile dire che non esistevano nè i bambini, nè l’orfanotrofio.

Abbiamo pensato di raccontarvi questa storia, un fatto di cronaca accaduto a pochi metri da noi e che coinvolge, probabilmente, anche qualche nostro concittadino, per mettere in guardia i lettori da truffe di questo tipo, che utilizzano non solo la buona fede (tutte le truffe lo fanno), ma anche lo spirito di solidarietà, la voglia di aiutare il prossimo, l’ultimo, chi sta peggio. Truffe del genere sono facili facili, perchè un euro per una bambina malata non è una spesa insostenibile, anzi, ci rimani male se non puoi dare di più. Ma la pericolosità di queste storie è direttamente proporzionale al grado di sfiducia che generano. Ogni storia raccontata è un pezzetto di cuore che ci viene tolto, un pezzetto di fiducia che perdiamo. Ogni giorno decine e decine di associazioni, onlus, cooperative, famiglie, basano la propria sopravvivenza, il proprio lavoro, la propria speranza, proprio nelle raccolte fondi del genere. E la bontà delle loro cause viene messa in discussione dall’opera di piccoli truffatori da quattro soldi.

A chi legge, quindi, chiediamo di prestare attenzione e non credere a chi dice “sono tutti uguali”. Nel bene e nel male.


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