A proposito della vicenda Borsci, riceviamo e pubblichiamo un comunicato della Flai Cgil che mette in guardia dalle proposte del gruppo bresciano Ghirardini che ha affittato un ramo d’azienda del noto liquorificio tarantino.
La vicenda GEALAT e quella della Borsci San Marzano presentano tratti comuni che sarebbe il caso di porre in evidenza anche al fine di evitare percorsi già tracciati e che purtroppo sono stati pagati dalle maestranze e da realtà produttive con un marchio ed un blasone di qualità che il territorio stesso dovrebbe tentare di preservare e difendere.
E’ il segretario generale della FLAI-CGIL di Taranto, Mimmo Stasi, ad accomunare il destino di due marchi storici della città: quello dell’ex Centrale del Latte di Taranto e dell’industria di liquori famosa per il suo elisir.
Mentre ci accingiamo a discutere in sede istituzionale (di ieri l’incontro in Provincia con l’assessore al lavoro De Gregorio – ndr) del futuro dei 22 dipendenti della GEALAT e della necessità di preservare quel cartello produttivo fatto di storia ma anche di competenza e professionalità – spiega Mimmo Stasi – apprendiamo dell’interesse mostrato dal Gruppo Gherardini nei confronti della società tarantina di raccolta e trasformazione del latte. Ma questo nome purtroppo non è nuovo alle cronache sindacali.
Il riferimento è alla trattativa che vide nell’ottobre del 2012 lo stesso gruppo bresciano interessato e poi amministratore di un fitto di ramo d’azienda della Borsci Spa. Un fitto che durerà fino all’8 gennaio del 2015 ma che nel frattempo continua a produrre solo attraverso la rotazione in cassa integrazione di circa 24 unità.
Ma Ghirardini non sarebbe nuovo a questo genere di iniziative.
E’ evidente che il gruppo sa fiutare l’affare e sa piombarsi come un condor su società in difficoltà ma con marchi indiscutibilmente di valore – spiega Stasi – Così come pare evidente il “destino” che lega il Gruppo Gherardini alla nostra città e la famiglia Borsci.
Il riferimento è all’acquisizione nel 2005 effettuato dalla famiglia Borsci direttamente dalla Parmalat (gestione Tanzi) della società dolciaria Streglio di Torino. Un legame che sul mercato si tradusse nella produzione dei famosi cioccolatini ripieni del famoso elisir San Marzano.
La Streglio rimane in mano ai Borsci fino al 2010 quando passa nelle disponibilità di un imprenditore, tal Antonio Livio Costamagna. Due anni dopo il patrimonio della società dolciaria finirà acquisito dal Gruppo Gherardini che proprio domani presenterà istanza di fallimento al Tribunale di Torino e chiederà il fitto di ramo d’azienda.
Il gruppo bresciano ha una collezione di fitti di rami d’azienda – dice Stasi – e nella collezione vorrebbe aggiungere un altro pezzo pregiato del nostro territorio come la GEALAT, ma credo sia opportuno verificare in prima istanza, così come purtroppo non è accaduto per la fallita Borsci, il piano industriale dei Ghirardini anche al fine di evitare un’altra svendita di patrimonio tarantino.
Un gioiello di produzione locale – si affanna a precisare Stasi – che purtroppo non riesce ad attrarre imprenditori locali seri e capaci in grado non solo di preservare un brand di qualità e di storia ma anche di rilanciarne la produttività con linee di prodotto affini.
La FLAI-CGIL dunque lancia il suo appello e chiede sulla vertenza GEALAT l’interlocuzione con imprenditori seri e credibili.
Siamo disponibili a dialogare – dice il segretario della FLAI – a patto che ci si trovi di fronte a persone serie e in grado di presentare proposte credibili.
Nel frattempo si attende dall’assessorato al lavoro della Provincia di Taranto la convocazione di un ulteriore tavolo di confronto con le due imprese che hanno presentato ufficialmente manifestazione d’interesse per l’acquisizione della GEALAT, alla presenza dei funzionari della Direzione provinciale del lavoro.
I Fondi strutturali 2014-2020 offrono opportunità di investimenti per la ristrutturazione degli impianti e per la diversificazione dei prodotti – conclude Mimmo Stasi – chiederemo che il futuro della GEALAT, dopo un recente passato fatto di scarsa professionalità e miopia industriale, sia contraddistinto anche da segnali di questo tipo.

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