Emergenza casa a Martina Franca. Cgil e Infante d'accordo sul canone concordato

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Economia, Politica



donatella-infanteMARTINA FRANCA – A Martina Franca è un problema trovare case. Questa affermazione, prima di dimostrare che sia vera o che sia falsa, è ormai acquisita come verità assoluta. Si sa che a Martina Franca le case costano tanto e che le persone preferiscono comprare altrove, oppure fare un piccolo investimento e acquistare ruderi da ristrutturare nel Centro Storico.

Fin qua la leggenda. Poi tocca ai dati, ai fatti.

Il primo è l’allarme della Cgil che, qualche giorno fa, ha lanciato l’allarme sulla casa e l’insostenibilità dei suoi costi per moltissime famiglie italiane. In particolare, dice il sindacato della Camusso, il costi sulla casa incidono fino al 40% per oltre tre milioni di famiglie. Ciò vuol dire che se al mese entrano 1000 euro, almeno 400 se ne vanno tra affitto (o mutuo) bollette, manutenzione. Il report dice che negli ultimi anni i redditi si sono abbassati e nel frattempo le spese si sono alzate, fino a costare, per circa 150.000 famiglie, nel 2012, il motivo dello sfratto.

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Al netto dei “sentito dire” anche a Martina Franca il problema casa è davvero sottostimato. Più volte l’assessore Donatella Infante ha lanciato un allarme sulle condizioni sociali della città e la prima richiesta è proprio la casa. E il lavoro. Che sono strettamente collegati.

A Martina Franca è stata da poco aggiornata la graduatoria per l’affidamento degli alloggi popolari, ma non ha senso perchè non si ha davvero contezza del patrimonio dello Iacp, di quali appartamenti sono occupati dagli abusivi, e soprattutto il patrimonio del Comune di Martina Franca è ancora lì nel Ufficio Tecnico non utilizzato.

Anche la Cgil di Martina Franca e il Sindacato degli inquilini (il Sunia) hanno più volte richiesto un intervento dell’amministrazione nei confronti dell’emergenza abitativa e sembra che proprio giovedì scorso finalmente si sono incontrati con l’assessorato ai Servizi Sociali per fare il punto della situazione e soprattutto per stabilire una sorta di strategia di intervento. Il problema è infatti riconosciuto da entrambe le parti e la prima cosa da fare è stabilire un modo per rendere la graduatoria per le case popolari davvero efficace, coinvolgendo anche lo Iacp, ma nel frattempo il Comune di Martina Franca potrebbe adoperarsi per adottare un provvedimento che renda operativo in città il “canone concordato” ovvero uno strumento che permette di avere prezzi di affitti più equi per gli inquilini in cambio di vantaggi fiscali per i padroni di casa. Lo strumento del canone concordato è stato introdotto dalla legge 431/98, e offre diversi vantaggi:

1. l’imponibile irpef (la parte del canone, cioè, che va dichiarata sul 730 o sull’unico) è del 59,5%, anziché l’85% ordinario

2. l’imposta di registrazione (che proprietario e inquilino devono di norma pagare metà per uno) è dell’1,4% annuo sul valore del canone, anziché del 2%

3. per chi sceglie l’opzione della cedolare secca anziché l’irpef sul 730, l’aliquota unica è ridotta dal 21% al 19%

4. i comuni possono (non sono obbligati: consultate il vostro comune) stabilire aliquote più basse per l’imu o maggiori detrazioni. il governo dispone che i comuni possono portare al al 4 per mille l’aliquota imu per queste abitazioni, che diversamente sarebbero soggette alla fascia compresa tra il 7,6 e il 10,6 per mille delle seconde case. bisognerà vedere però quali comuni lo faranno, anche perché in ogni caso dovranno pagare la parte erariale allo stato come se fossero seconde case

(fonte: idealista.it)

Ma per arrivare al canone concordato è necessario che il Comune si attivi con la associazioni più rappresentative di locatari e inquilini per stabilire i criteri di valutazione degli immobili, quindi, divisa la città in zone, stabilire prezzi minimi e massimi.

Tocca al Comune, quindi, attivarsi.


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