Ieri al Ministero dello Sviluppo Economico a Roma è stato firmato un importante accordo con il quale la vicenda della Miroglio di Ginosa cambia finalmente segno e da negativa per un territorio si trasforma in positiva.
La storia è simile a tante altre che conosciamo bene. Grazie alla legge 181/89, una importante impresa piemontese impianta i suoi stabilimenti tra Ginosa, Castellaneta e Laterza. Due, per la precisione. La legge, in cambio del contributo a fondo perduto, obbliga l’azienda a mantenere lo stato occupazione per un periodo di tempo. Scaduto il quale molte ha chiuso baracca e burattini e se ne sono andate, magari in territori dove il lavoro costa meno, quindi rende di più.
Il 9 marzo 2009 anche lo stabilimento di Ginosa chiude. 191 lavoratori rimangono senza lavoro, un territorio intero subisce un colpo ai redditi incredibile. Ma non è una storia straordinaria, l’abbiamo visto accadere anche a Martina Franca, nella nostra zona industriale, con un settore produttivo che ha visto subire negli anni una emorragia quasi inarrestabile.
Sebbene sembrava tutto perduto, i lavoratori di Ginosa non si sono lasciati prendere dal panico e hanno fatto qualcosa che non è scontato in questi casi: si sono organizzati, hanno scelto di rimanere insieme e difendere non solo il loro lavoro, ma anche fisicamente lo stabilimento, che rimaneva l’unica cosa che effettivamente legava l’impresa del nord al territorio tarantino.
Per non farla lunga, ieri al Ministero dell Sviluppo Economico è stato firmato un accordo secondo il quale 105 dei 191 lavoratori verranno reintegrati grazie all’interessamento di una società di Udine che si occupa della produzione di apparecchi tecnologici, monitor in particolare. Un passaggio importante, dopo quattro anni di lotta, ma non è stato un risultato calato dall’alto.
Il “metodo Ginosa”, passateci il termine, ha visto i lavoratori rimanere uniti per quattro anni, attaccati alla propria identità di lavoratori e quindi portatori di diritti. L’unità dei lavoratori, che è avvenuta grazie anche al lavoro sindacale, della Filctem Cgil in particolare, ha costretto le istituzioni a occuparsi a tempo pieno della vicenda e anche l’azienda piemontese è stata, in qualche maniera, spinta a non abbandonare del tutto la vertenza.
Il commento della Filctem Cgil di Taranto
Unità dei lavoratori, fiducia nel lavoro dei sindacati e pressione sulle istituzioni: un accordo di reindustrializzazione che per il territorio della provincia occidentale di Taranto significa una iniezione di speranza concreta.
Perchè raccontare questa storia?
Perchè a Martina Franca in contrada Cicerone tantissimi sono i capannoni abbandonati, come lo è il Centro Servizi per il Tessile in piazza d’Angiò. Perchè a Martina Franca il “metodo Ginosa” potrebbe essere applicato se i lavoratori che hanno perso o sono a rischio di perdere il lavoro scegliessero innanzi tutto di “stare insieme” e di utilizzare l’unità e la determinazione come spinta propulsiva per costringere le istituzioni e l’opinione pubblica a prendere pare alla vertenza territoriale. A Ginosa il capannone sarà ceduto gratuitamente alla nuova società, e la Provincia finanzierà la formazione dei lavoratori. L’impresa avrà, praticamente, sul piatto un insediamento senza spendere una lira e il lavoro non sarà perduto.

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