La Valle d'Itria da scoprire in cammino: intervista a Maria Teresa Acquaviva

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Ambiente, Cultura


210767_1891763621048_580767_oPerché una guida sulla Valle d’Itria? Questa è la prima domanda che abbiamo rivolto a Maria Teresa Acquaviva, autrice di “La Valle d’Itria da scoprire“, un progetto, più che una semplice guida da leggere, realizzata dall’associazione Pandora in collaborazione con Valleditria.it, un progetto che ha come fine ultimo la promozione turistica di uno dei luoghi più belli della Puglia.

Abbiamo deciso di incontrare l’autrice per parlare di Valle d’Itria, turismo, tradizioni e, ovviamente, di questo progetto.

Maria Teresa Acquaviva, come lei stessa ci racconta, non ha scritto questa guida per un semplice capriccio mattutino. Lavora da anni in questo settore, un percorso frutto di studi (laurea in beni Culturali – Università di Bari) e di appassionato impegno, organizza itinerari turistici e visite didattiche. Promuove e divulga l’idea di un turismo eco-sostenibile, collabora in qualità di free-lance con Enti, Scuole e associazione del settore. Dal 2001 svolge il ruolo di Docente Esperto nelle scuole di ogni ordine e grado, nell’ambito di tematiche ambientali e storico-artistiche inerenti l’intero territorio pugliese, argomenti su cui ha scritto dei saggi pubblicati su tre guide del territorio. Collabora con alcuni periodici come articolista.

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Ciao Teresa, la prima cosa che ti vogliamo chiedere è perché una nuova guida culturale sulla Valle d’Itria?

Di guide sulla Valle d’Itria ce ne sono diverse, l’idea magari non è nuova però  la novità qui consiste nel fatto che è dedicata alle contrade della Valle d’Itria, soprattutto a quelle che ricadono nel territorio di Locorotondo, Martina Franca e Cisternino. Si tratta di contrade molto antiche, il cui nucleo è completamente a trullo.

Perché dedicato alle contrade?

Perché è una realtà particolare che riguarda proprio quest’area della Puglia, insediamenti rurali sorti intorno alle masserie, o come  nuclei a sé, che si sono sviluppati soprattutto intorno all’800 accanto al trullo sparso, cioè nell’800 si sviluppò il fenomeno della casedda, manufatti rustici sparsi nelle campagne, l’evoluzione di più antiche architetture in pietra a secco presenti sull’intera campagna pugliese con forme e funzioni diverse in base al lavoro pastorale e agricolo. Con la diffusione della vitivinicoltura si diffuse il trullo in Valle d’Itria, affianco al trullo sparso si diffuse anche questo fenomeno delle contrade, cioè villaggi a forma di trullo che erano abitati da gruppi parentali. La particolarità oggi è che andandole a visitare, ovviamente quelle ancora vissute, si trovano famiglie che sono imparentate tra loro, proprio per rimarcare questa origine. Al di là di questo era ovvio che trattandosi di Valle d’Itria la guida doveva parlare del territorio sia dal punto di vista geografico, geo- morfologico e soprattutto anche dei centri urbani che la circondano.

Possiamo delimitare i confini della Valle d’Itria? Quali sono i centri urbani a cui si fa riferimento?

La Valle d’Itria è una depressione compresa tra Martina, Locorotondo e Cisternino, comprende anche una piccola fascia di terra del territorio di Ostuni e lambisce quello di Ceglie Messapica. Monopoli, Alberobello, Fasano, Putignano, Noci, Castellana non rientrano in questi confini.  Inevitabilmente nella guida si parla anche di Alberobello, non perché sia sulla Valle d’Itria, ma parlando di trullo non poteva mancare quella che viene considerata la capitale dei trulli e patrimonio dell’Unesco. Così come si fa un accenno anche ad Ostuni, a Ceglie Messapica e  agli altri comuni che la Valle d’Itria lambisce. 

Ma tutti vogliono farne parte…

Perché è diventato quasi un marchio territoriale, per cui è chiaro che se serve per attirare turismo si tende a farne parte.

Torniamo alla guida.

Si tratta, inoltre, di un prodotto multimediale perché, al suo interno il libro racconta i luoghi con tantissime immagini e con una serie di video sugli argomenti trattati, realizzati da Graziana Semeraro, dell staff di Valleditria.it, che ha curato anche il progetto grafico. I video sono visibili su telefoni cellulari e su smartphone tramite il codice a barre QR code. Vorrei sottolineare anche un’altra particolarità. All’interno c’è un capitolo dedicato alla “Valle d’Itria in cammino” dedicato allo slow tourism in Valle. Sono degli itinerari che invitano a conoscere la Valle d’Itra con un approccio di sostenibilità ambientale, soprattutto in alcuni itinerari sconosciuti ai più, perché tracciati proprio per questo lavoro, raggiungibili solo a piedi, in bicicletta o a cavallo segnando per ogni tappa le peculiarità da vedere. Un viaggio nel tempo, come si legge nel libro, perché si lasciano le vie principali, quelle attraversate dalle auto, per percorrere antichi sentieri ancora non asfaltati, immersi nei luoghi meno noti e più incontaminati, dove difficilmente arrivano i turisti se non guidati.

Spiegaci meglio in cosa consistono questi itinerari.

Il progetto è partito già l’anno scorso con grande successo. Non è solo una passeggiata, si danno delle informazioni sul territorio, per questo si formano gruppi in media da 25-30 persone, perché è bene che tutti ascoltano. Una cosa importante, questi percorsi valorizzano il luogo, le tradizioni, la gastronomia locale, ma valorizzano soprattutto le persone che vivono in queste contrade. Durante i percorsi coinvolgo le persone che abitano nelle contrade, molti sono anziani, felici di accogliere turisti: aprono le case,  le fanno visitare, hanno voglia di parlare e di raccontare la loro storia, di parlare del Santo, se presente, e del perché quel Santo è titolare di quella contrada. L’estate scorsa abbiamo anche organizzato con alcune signore una cena, ovviamente con prodotti tipici, alla fine del percorso, una cosa che è piaciuta molto. Vado, quindi, a valorizzare un territorio che di per sé è un ecomuseo, intendendo non un museo chiuso in un contenitore, ma aperto dove oltre ai monumenti, alla natura è importante la risorsa umana, questo negli itinerari incide molto. 

Quante persone hanno partecipato agli itinerari dell’anno scorso?

Sono stati portati in Valle d’Itria, per sentieri sconosciuti, inediti fino all’anno scorso, centinaia di turisti. Non so con precisione, ma quasi un migliaio di persone. A questi percorsi non partecipano dei gruppi organizzati, si prenota, quindi viene la famiglia, la persona singola, la coppia e a fine giornata si crea il gruppo perché c’è uno scambio umano, quando si cammina, si passeggia è chiaro che si entra in contatto e in relazione…nei miei itinerari ci sono degli spazi  dedicati a questo, alla comunicazione fra i componenti del gruppo.

Perché un turista dovrebbe scegliere di venire in Valle d’Itria?

Il mare in Puglia è bello quasi ovunque, sia nel Salento che nel Gargano, in Valle d’Itria siamo a metà strada tra lo Ionio e l’Adriatico e siamo vicinissimi al parco delle dune costiere (circa 30 km), qual è la particolarità della Valle d’Itria? Che è una collina, quindi offre un clima ideale per l’estate, soggiornare in valle vuol dire godere di un clima più fresco e al tempo stesso essere vicini al mare. Da un punto di vista ludico, se non si va al mare, offre una serie di iniziative culturali, percorsi archeologici, naturalistici, storico – artistici, c’è l’imbarazzo della scelta. E poi perché no? E’ l’unico luogo dove è possibile soggiornare nei trulli in puglia, perché è l’unico luogo dove i trulli sono diventati abitazione, per cui non sono rimasti quei ricoveri a secco che si trovano sul Gargano e nel Salento. Da noi c’è stata l’evoluzione di quei ricoveri a secco, per cui chi viene in Puglia e vuole dormire nei trulli, per fare una bella vacanza, necessariamente deve venire in Valle d’Itria… anche ad Alberobello, pur essendo fuori dai limiti geografici. I paesaggi, la vegetazione, i trulli, i palmenti, i muretti a secco, le chiese, la gente, le storie, la fede, le tradizioni, le sagre e la buona cucina è quanto il libro racconta, una fedele trasposizione su carta dell’avventura che si vive visitando questi luoghi.

Ci sono anche dei punti deboli, come la difficoltà nel raggiungerla.

Gli aeroporti distano un’oretta, ma non lo vedo come un problema. Un turista che arriva all’aeroporto di Brindisi per arrivare ad Otranto, per esempio, ci deve mettere lo stesso un’ora di viaggio. Certo è che bisogna lavorare ancora molto sul turismo in Valle d’Itria, purtroppo ancora non è un turismo stanziale, è  più un luogo di passaggio, si visitano le nostre località, ma poi si va a dormire altrove, spesso sulle coste, a mare. C’è ancora molto da lavorare su questo.

Cosa consiglieresti di fare?

La Valle d’Itria, a differenza dei luoghi di mare, ha un vantaggio, può vivere di un turismo destagionalizzato, proprio perché in collina. A mare si va nei 4 mesi di caldo, qui il clima è mite fino a ottobre/novembre e poi da marzo con il ritorno delle belle giornate, questo è uno di quei luoghi ideali per vivere di turismo tutto l’anno. Su questo ci vuole impegno da parte delle istituzioni, degli operatori locali, privati, che dovrebbero agire in tal senso.

Secondo te come si può destagionalizzare il turismo?

Una cosa che tira sempre tutto l’anno, tutte le categorie sociali, culturali e tutte le fasce d’età sono gli eventi enogastronomici, viviamo in una terra dove il cibo è cultura, a tutti i livelli, oltre ai benefici che portano le proprietà della nostra dieta mediterranea. Si sta facendo qualcosa, ma è ancora poco. Cisternino in estate lavora tantissimo, su tutti i fronti, ma di inverno ha dei problemi, idem Locorotondo.

Naturalmente nella guida si è fatto cenno agli eventi più importanti della Valle d’Itria, ci sono dei paragrafi dedicati al Festival della Valle d’Itria, al Festival dei Sensi e soprattutto alle tantissime sagre. Non si poteva elencarle tutte, per cui si è parlato di quelle più grosse: quella degli “gnemeriidde” e cervellata, che si organizza in contrada Marinelli (Cisternino), quella delle orecchiette in contrada Caranna (Cisternino), la sagra dell’uva di Casalini o quella delle polpette e brasciole in contrada Sisto. Poi si fa riferimento ad eventi come i falò di San Giuseppe, i presepi viventi…la particolarità è che si fa tutto nei trulli, tutto ruota intorno al trullo.

Quindi il settore dell’enogastronomia…

…potrebbe essere uno dei settori da sfruttare per destagionalizzare le attrattive e il turismo, ma non solo, il nostro territorio ha tutti i numeri per diventare una location cinematografica. Questo è un modo per promuovere il territorio. Molti me lo chiedono, tra le persone che incontro durante i percorsi, siccome si sente parlare di Puglia nei film, mi chiedono se qui si è girato qualcosa… e infatti qualcosa è stato fatto, ma si può fare molto di più.

Ed entrare nel circuito dei tour operator invece?

I tour operator non lavorano tanto a vantaggio del territorio. Cosa voglio dire? Anche i croceristi, i turisti quelli che arrivano con le crociere solitamente non lasciano una lira nel luogo che visitano, tutto è organizzato per far spendere i soldi direttamente sulla nave, oppure con qualche negozio convenzionato…ma giusto qualcuno. Il tipo di turismo che propongo io vuole essere diverso, prendo tutto dal territorio e cerco di prendere quella parte più genuina e sostenibile soprattutto, e ripeto, per quello che riguarda i prodotti locali. Così i produttori locali ne traggono vantaggio, il turista può tornare senza il mio tramite, attraverso me entrano solo a conoscenza di queste realtà.

Dove è possibile acquistare la guida?

Il libro è disponibile nella versione italiana e inglese, elemento fondamentale ai fini della divulgazione su un mercato internazionale e poi perché girando gli uffici mi hanno detto che manca materiale in inglese, c’è pochissima roba. E’ possibile acquistare il libro nelle librerie, nelle edicole e nei punti di vendita ai turisti presenti sia nel territorio della Valle d’Itria, sia nei paesi che non ne fanno parte. On-line è già acquistabile sul portale www.valleditria.it e, a breve, lo sarà anche su altri canali di vendita di libri.
Il progetto editoriale “La Valle d’Itria da scoprire” è stato realizzato grazie al prezioso contributo di alcuni produttori locali, una scelta mirata a una valorizzazione a tutto campo della Valle d’Itria, una terra dove si producono eccellenze gastronomiche sempre più ricercate. Hanno contribuito anche alcune aziende che offrono servizi nell’ambito dello sviluppo sostenibile, argomento questo in linea con l’obiettivo del progetto, ossia quello di promuovere un tipo di turismo ecocompatibile con l’ambiente, lo slow tourism, che non inquina e fa bene alla salute e allo spirito.

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