Orti: interrogazione parlamentare dei Senatori Iurlaro e Zizza al Ministro dei Beni Culturali

Che gli orti terrazzati di Ostuni costituiscano, per importanza storica e architettonica, un patrimonio tanto per la Città Bianca quanto per l’intero Salento e per la Regione Puglia, è un dato di fatto.

È altrettanto assodato, purtroppo, che l’attuale amministrazione non abbia in alcun modo puntato a rivalutare tale patrimonio, mostrando invece lacuna gravi e non più tollerabili e perpetrando un vero e proprio scempio.
Per questo, insieme al collega Vittorio Zizza, ho presentato un’interrogazione al Ministero dei Beni Culturali, finalizzata a comprendere se, alla luce degli errori amministrativi del passato recente, si ritenga opportuno disporre un’indagine approfondita, da condurre con l’ausilio di specialisti esterni alla Soprintendenza archeologica, al fine di chiarire tali comportamenti sia da parte dell’Ente di Tutela che da parte dell’Amministrazione comunale in relazione alla reiterazione di progressive azioni di distruzione di aree archeologiche senza una capacità reale di valutazione responsabile dell’importanza di tale patrimonio, a danno della comunità di Ostuni e della sua Storia. Al Ministero ho anche chiesto se la Soprintendenza ai Beni Architettonici abbia effettuato opera di controllo su tale scempio, in quanto le prescrizioni operative nei riguardi dell’intervento erano abbastanza chiare e non prevedevano, se non in casi particolari, piccoli movimenti di terreno nel corso della reintegrazione dei muri esistenti, mentre in quarantacinque giorni hanno operato ininterrottamente quattro pale meccaniche.

iova ricordare che l’area in questione è sottoposta a vincolo. Per questo, resta difficile comprendere le politiche operate a margine dell’ottenimento del finanziamento di un milione di euro per un “progetto di recupero e riqualificazione degli Orti posizionati a valle delle mura del centro storico”.

E’ evidente che l’Amministrazione comunale di Ostuni, prima dell’inizio dei lavori in un’area così importante dal punto di vista archeologico e storico-paesaggistico (paesaggio non solo fisico ma come dice l’Unesco risultante di tutti gli aspetti, comprese le testimonianze della storia dell’uomo), doveva sottoporre il progetto delle opere alle valutazioni delle rispettive Soprintendenze; tale parere è stato richiesto solo alla Soprintendenza per i beni architettonici mentre, come risulta dalla lettera del 22.11.2013 a firma del Soprintendente Luigi La Rocca (prot.n.13993), l’Amministrazione comunale non ha assolutamente richiesto il parere preventivo alla Soprintendenza archeologica ai sensi degli articoli 95 e 96 del decreto legislativo n. 163 del 2006 (“Verifica preventiva dell’interesse archeologico”); già in passato tali comportamenti da parte del Comune di Ostuni (inizio lavori senza la richiesta del parere preventivo della Soprintendenza archeologica) erano stati oggetto di riprovazione da parte della Magistratura che ha addirittura comminato una condanna penale per un intervento senza autorizzazione preventiva in un’area degli orti (Spirito Santo) sottoposta a vincolo archeologico; se il vincolo esisteva sull’area in questione, non si capisce perché l’Amministrazione comunale non abbia ottemperato alle prescrizioni di legge (i citati articoli 95 e 96 del decreto legislativo n. 163 del 2006) anche per le aree soprastanti, interessate dagli sbancamenti compiuti. Purtroppo, poiché i lavori di sbancamento sono iniziati già nel mese di agosto e sono continuati senza alcun controllo per tutta la prima metà di settembre, con l’intervento simultaneo di numerose pale meccaniche, i danni archeologici e storici sono stati di enorme entità, anche se dalla fine di settembre, su sollecitazione di petizioni firmate dalle opposizioni e per le sollecitazioni del Prof. Coppola, la Soprintendenza provvedeva ad una vigilanza continuativa degli scavi in corso, trovando dei reperti archeologici che attualmente risultano depositati al Museo Nazionale di Egnazia; lo sbancamento operato nei periodi di agosto-settembre fino al piano di roccia ha distrutto integralmente i vecchi orti per ricrearne dei nuovi, secondo una geometria che non corrisponde alla situazione originaria storicizzatasi nel tempo. I nuovi muri costruiti per sostituire quelli distrutti non rispettano assolutamente la situazione pregressa con fondazioni a roccia ricoperte da gettate di moderno cemento che hanno cancellato i resti delle abitazioni messapiche collocate sui terrazzi in piano, come ci documentano alcune strutture in negativo (aree subcircolari, forse cisterne o altro);
Di più. Per creare le situazioni di agibilità operativa su un progetto che sicuramente non corrisponde assolutamente a quello approvato con precise riserve solo dalla Soprintendenza architettonica, sono state completamente distrutte tutte le emergenze di carattere storico ed archeologico presenti nelle fasi di realizzazione dei terrazzamenti, dall’abitato dell’età del Ferro (VIII secolo a.C.) sino ai nostri giorni; anche lo stesso terreno della parte superficiale degli orti, che sembra essere stato setacciato da secoli di lavoro umano per la mancanza totale di pietre, risulta sconvolto dai lavori di sbancamento e niente potrà più restituire le situazioni originarie.

Sembra insomma evidente che la mancata ottemperanza degli obblighi di legge da parte dell’Amministrazione Comunale di Ostuni in relazione al parere preventivo della Soprintendenza archeologica sia un meccanismo abitudinario utilizzato per non avere problemi di salvaguardia preventiva, peraltro mai denunciato alle Autorità competenti dalla stessa Soprintendenza se non nel caso dell’area sottoposta a vincolo archeologico di Spirito Santo. Tale inadempienza ha causato la distruzione irreversibile di un enorme patrimonio storico ed archeologico, di cui ora si chiede conto al Ministero.

Pietro Iurlaro
Senatore della Repubblica

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.