Di seguito proponiamo l’intervista rilasciata ad Ermelinda Prete da Salvatore Patronelli (e da suo fratello Luciano), pubblicata sul numero di gennaio del Gazzettino Politica.
Non c’è cosa di più semplice che avere sete e bere. Non c’è diversivo migliore del degustare un cocktail chiacchierando con gli amici. Spesso non si vede un modo migliore per far tacere i pensieri scuri che martellano il cervello quanto il bere. Non c’è una festa tanto mediocre da non richiedere un brindisi. Ma quanto è importante saper bere? Quanto è importante bere bene? Consumare un calice e sentire ogni senso convulso e soddisfatto? Quanto è importante orgasmare le papille gustative e ritemprarsi l’animo in un sorso? Come dice Goethe la vita è troppo breve per bere in modo mediocre. Filosofia molto in linea con uno dei locali più conosciuti e riconosciuti in Valle d’Itria e, da un po’ di tempo, fuori regione, grazie appunto alla professionalità, alla filosofia e alla non omologazione del BBeP (Barba Baffi e Pellicce), che si distingue per filosofia liquida e qualità di prodotto. E per questo noi abbiamo voluto intervistarli. A dar voce ai fratelli Luciano e Salvatore Patronelli è il più grande, meglio noto come Toto, anima della filosofia del locale.
Curiosità contenziose
Cocktails preferito: Martini Cocktail
Quello che non preparereste mai: Tutto quello che si abbina con la Redbull
Quello dei bigotti: Pesca lemon
Quello che ogni donna dovrebbe bere: Una donna dovrebbe bere in una coppa importante. Una donna fine deve avere un bel bicchiere in mano non un beverone. Quindi un Vodkatini
Quello più virile: Non ce n’è. È l’uomo che deve avere in se virilità, non il cocktails.
Giochi d’alcool: Non si gioca con l’alcool.
Nella vostra vita siete passati dal settore dell’abbigliamento alla ristorazione, dalla scrittura ad una attività totalmente vostra. Eclettico percorso o un variare di interessi?
«L’energia va presa da ogni cosa che si fa. Il motore di tutto è la creatività e l’eclettismo è importante nella vita.»
BBeP: barba, baffi e pellicce. Come nasce questo singolare nome?
«Nasce per gioco: io porto la barba da sempre e la lametta non conosce il mio volto. Per scherzo, il giorno del matrimonio di mia cugina, dissi a mio fratello che avrebbe dovuto farsi crescere i baffi. Saranno passati 8 anni. Pensammo di chiamare il locale Barba e baffi. Ignaro della questione Vito Maffei, scherzando, disse: “Si, e pellicce”. Io immagazzinai e cominciai a costruire l’acronimo. Di li mi venne in mente la visione dualistica di sacro femminino e coppa, pube femminile e calice di vino, utile ad equilibrare la troppa presenza maschile nel logo. Inoltre pelliccia è il termine che in vernacolo locorotondese significa sbronza.»
Definisci il vostro pensiero liquido.
«Il nostro pensiero liquido era iniziale, ora si è solidificato. Siamo partiti dall’idea di uno spazio dove vendere solo drink: era un pensiero erotico il fatto di far crescere un’attività basata soltanto sul beverage. Abbiamo fatto numeri da capogiro vendendo solo alcool per due anni: abbiamo venduto solo liquidi. I nostri fornitori non riuscivano a capire. Tutto è cominciato a Berlino, viaggio effettuato dopo la dipartita di nostra madre. Li abbiamo studiato la struttura dei locali, il designer di una Berlino est ed una Berlino ovest che si poteva mescolare. Come me e mio fratello: tanto diversi quanto affini. Il nostro punto di forza è quello di pensare in maniera sincrona pur non parlandoci mai. Nessuno invade gli spazi dell’altro: io curo la filosofia, la creatività e tutto quello che ruota intorno al locale, la parte tecnica è totalmente sua. Il sodalizio crea una commistione perfetta.»
Quali parole e/o aggettivi i vostri clienti dovrebbero bere e assimilare sempre?
«Beh, in questo caso, non dovrebbero bere ma ascoltare. Scrollarsi di dosso tutte le convinzioni che hanno sui posti. Noi non vendiamo nulla di commerciale e siamo subito passati per snob. Poi siamo diventati antipatici e adesso siamo fighi, interessanti. Le cose strane che hanno carattere all’inizio vengono additate e poi vengono ammirate. Il nostro cliente non consuma alcool perché noi non inneggiamo all’alcool, noi vendiamo qualità, la nostra è comunicazione culturale. Dietro ogni bottiglia c’è una cultura. Noi vogliamo che i nostri clienti godano del posto senza consumarlo a vuoto o senza apprenderne nulla di nuovo. Siamo la controcultura alcolica di quel che va di moda pur essendo la cultura di quello che c’è di buono.»
Voi avete dato vita ad un evento che ha avuto molto successo per singolarità e piacevolezza: il 9 alle 9.
«Tassello importante. Il 9 alle 9 ha assunto un’importanza elevata, ha preso un posto superiore al locale, sopratutto per quelli di fuori paese. Per questo vorrei dire che noi non siamo il 9 alle 9! 9 i posti a sedere. 9 come orario ideale e giusto per cenare e gustare totalmente un giovedì sera. È una cena insolita, al bancone, che si consuma con l’aggiunta dell’ascolto: uniamo cultura, storia, tradizione, religione, erotismo, mescolato al buon mangiare e al buon bere. I nostri clienti devono essere sazi nella pancia e nella testa.»
Neo nata Rosetta.
«Rosetta è una donna del sud: bellissima, con il seno prosperoso. Che sa mangiare, sa cucinare. Rosetta ha i baffi, ha il neo della bellezza è un mix tra erotismo e virilità, come le donne d’altri tempi. Rosetta è l’unica donna del sud che ha occupato, per un anno, un metro quadro del BBeP. Burrosa e procace, ama e si è fatta amare da grandi e piccini e per questo abbiamo voluto regalarle uno spazio tutto suo. Lei ha portato da noi il food. Rosetta, retro food, spazio appena aperto è nel retro bottega (doppio locale), dualisticamente inteso come ispirazione retrò per il food. Abbiamo deciso di metterla in vetrina perché abbiamo voluto sfamare i curiosi: Rosetta ti accoglie se vuoi cenare. La condivisione culturale e sociale qui prende forma con un tavolo degli amici dove persone estranee possano consumare insieme un momento, in un ambiente dove godi del cibo e del bere con calma e serenità.I nostri clienti non hanno età.»
Il segreto del successo in un periodo nel quale a governare c’è la crisi.
«Il segreto è trovare lo stimolo. Il non volersi banalizzare solo per commercializzare. La crisi è stato il nostro valore aggiunto. Non ci sarebbe il BBeP senza crisi. Aumenta la voglia di abbattere i muri. Lamentiamo solo il peso fiscale.»
La vostra filosofia più grande?
«Tutte le nostre filosofie nascono da un pensiero semplice e basilare, che diventano complesse a chi non apre la mente. Noi siamo una bottega culturale di artigiani fatta di sensi, qualità e convivio.»
Foto: fonte web

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