Stagione venatoria: la Regione? Un colpo al cerchio e uno alla botte parla Martino Santoro

/ Autore:

Società


Come abbiamo raccontato già qualche settimana fa (leggi qui) la stagione venatoria non aveva subito né modifiche nè restrizioni. Abbiamo voluto ascoltare nuovamente l’Assessore Martino Santoro per farci raccontare gli sviluppi della questione e fare un punto della situazione.

 “Tutto è partito da un comunicato del Consiglio dei Ministri Pubblicato on line il 20 gennaio 2015, che ha scaturito apprensione a seguito di notizie inizialmente incerte. Infatti il comunicato parlava di deliberato nei confronti di 6 Regioni, tra le quali non c’era la puglia, in cui veniva applicato l’esercizio del potere sostitutivo  da parte dello Stato per bloccare  l’attività venatoria  ad alcune specie cacciabili come il tordo e la cesena a partire dal 20 gennaio 2015. Successivamente mi sono prodigato per poter dare risposte certe ai seguaci della Dea della caccia, ponendo dei quesiti al Ministero dell’Ambiente, per sapere effettivamente cosa era accaduto. La risposta da parte della dirigenza ministeriale è stata celere, infatti la dottoressa Amidei, tramite mail ha informato il comune che il consiglio dei ministri non ha adottato una specifica modifica del calendario venatorio della Regione Puglia, in quanto della questione doveva occuparsene direttamente la Regione mediante delibera  di giunta. Per cui risultava ingiustificato l’allarmismo generato da alcune personalità. Infatti la normativa vuole che prima di ottemperare al cambiamento delle regole predisposte a inizio annata dal calendario venatorio occorre pubblicizzare  attraverso canali (Albo pretorio, Bollettino Ufficiale) il nuovo atto di modifica. Alcuni cacciatori  intelligenti avendo capito si sono subito rassicurati. Anche perché il Comando Regionale del Corpo Forestale e voglio sottolinearlo, con comunicato emanato il 22 gennaio 2015 ha chiarito che in riferimento al comunicato del consiglio dei ministri n.45 del 20/01/15 per effetto del quale si imponeva il blocco alla caccia di alcune specie di volatili a partire dal 20/01/15 “il divieto non ha effetto in considerazione dell’assenza della rituale pubblicità imposta dalla legge”. E di questo voglio ringraziare sia il Comando Regionale del Corpo Forestale dello Stato sia l’Ambito Territoriale di Caccia della Provincia di Taranto per averlo reso pubblico mediante la pubblicazione sul loro sito. L’incertezza così divenne certezza: non c’era nessuna restrizione per i cacciatori”.

Questo è il punto in cui ci eravamo lasciati l’ultima volta vale dire, quando i cacciatori tranquillizzati dalla legge e dai coni d’ombra che ogni volta si vengono a creare quando si ha a che fare con la burocrazia italiana, avrebbero potuto tranquillamente coltivare la propria passione senza nessuna restrizione.  Ma successivamente il resto:

“è avvenuto a conclusione della stagione venatoria quando voci di corridoio giovedì 29 gennaio avvisavano che la Regione ottemperava alle richieste del Ministero con delibera che modificava i tempi di caccia pere la selvaggina in questione (tordo e cesena) (leggi qui il comunicato della giunta regionale). A chiarimento, per riconoscere l’efficacia dell’esecutività di una delibera questa deve essere resa pubblica. A tutt’oggi sull’albo pretorio on line della regione non compare il testo deliberato.

Ora paradossalmente molti seguaci di Diana inveiscono nei confronti degli assessori regionali perché si sono visti decurtare all’improvviso il giorno della chiusura venatoria che per molti di loro diventa un rito tradizionale.

Io stesso avrei potuto speculare affermando che abbiamo subito un torto da parte dei politici regionali però la mia onestà intellettuale mi porta a dichiarare che gli assessori della regione sono stati intelligenti dal punto di vista politico in quanto hanno impedito che si attuasse il potere sostitutivo del Governo, che ha assunto un comportamento superbo in questa materia. E, nello stesso tempo con i modi che vuole la burocrazia, hanno lasciato invariato il calendario venatorio senza creare effetti traumatici almeno fino al 29 gennaio. Quindi, un plauso va agli Amministratori Regionali che, in un certo senso, hanno voluto far capire che le spiegazioni scientifiche di fase prenuziale che furono allegate al calendario nel mese di luglio 2014 sono da ritenere attendibili. Ora  questo resta da farlo capire ai dirigenti ISPRA e del Ministero. Così come lo hanno capito gli omologhi di Spagna, Grecia e Francia”.


commenti

E tu cosa ne pensi?