Enciclica “Laudato si'”. Santoro: “Taranto un luogo di studio privilegiato”. Cgil: “Noi ci siamo”

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Ambiente, Economia



Monsignor Filippo Santoro coglie al volo l’opportunità offerta dalla nuova enciclica papale, la “Laudato si’“, e in un’intervista a Avvenire, propone di fare Taranto, con i suoi problemi, un luogo di studio privilegiato: “Ho letto con molto interesse la lettera enciclica Laudato si’ (LS) di papa Francesco sulla cura della casa comune. Desidero farne qui, a Taranto, un luogo di studio privilegiato. Non potevamo non nutrire grandi aspettative per questo testo nella mia città, la terra dove si palesa da anni il grande conflitto fra salute e lavoro. Dopo la lettura continuo a credere che il magistero di papa Francesco possa dare respiro all’asfittica situazione ionica. La dimensione cattolica, universale, non dissolve la complessità del problema tarantino nel paragone con le molteplici emergenze mondiali, talvolta ben più grandi e gravi della nostra se si pensa che vi sono problemi, ad esempio, che interessano continenti interi. Una lettura intelligente del documento può offrire alcune coordinate che a loro volta permettono una precisa localizzazione del caso Taranto” (qui tutta l’intervista).

Alla proposta di Santoro risponde Giuseppe Massafra, segretario generale della Cgil di Taranto, che preferisce di parlare più che di conflitto tra salute e lavoro, del conflitto tra capitale e territorio. Sul suo profilo Facebook, commentando l’intervista, si dice disponibile a intraprendere un percorso comune: “Taranto può diventare, oggi più che mai, il laboratorio di un modello di sviluppo che sappia conciliare lavoro, salute e ambiente. Il laboratorio in cui risvegliare le coscienze attraverso un’azione collettiva che sia in grado di costruire davvero prospettiva. Il laboratorio del “Laudato Sì” (per coloro che la leggono spiritualmente), e del affermazione del bene comune nel conflitto tra capitale e territorio (per chi la legge laicamente). Il laboratorio all’interno del quale non occorre costruire alleanze formali e portatrici di interessi particolari, ma che sia il luogo della costruzione di una visione comune che guardi al miglioramento delle condizioni di vita di ciascuno.Il laboratorio in cui la legittimazione di ciascuno non debba passare dalla delegittimazione altrui, ma nel quale è necessario spendersi concretamente alimentando partecipazione e coinvolgimento. Il laboratorio nel quale lavoro, salute, sicurezza, ambiente, solidarietà, accoglienza, siano valori universali e come tali difesi dall’intera comunità. Dunque…«Quando siamo capaci di superare l’individualismo, si può effettivamente produrre uno stile di vita alternativo e diventa possibile un cambiamento rilevante nella societ໓.


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