As Martina, stadio e betafence. Tutto è iniziato con il black out

Mirko Carretta aveva appena segnato un gol dei suoi, contro i campani dello Juve Stabia, quando ad un certo punto al Tursi divenne tutto buio. Questo è il momento esatto dell’inizio della storia dei betafence, che da qualche giorno fa trattenere il fiato ai tifosi e occupa gli spazi sui quotidiani e nelle discussioni politiche. Dopo il black out, fu fatta una segnalazione all’Osservatorio Nazionale delle Manifestazioni Sportive, che fa capo al Ministero dell’Interno.

A raccontarci l’inizio della vicenda è Francesco Salmeri, vicequestore aggiunto del Commissariato di Martina Franca, nonchè coordinatore del Gruppo Operativo Sicurezza (GOS) locale, l’organo che sovrintende il buon andamento delle manifestazioni, anche delle partite del Martina. Durante il blackout sarebbe potuto accadere di tutto, e per questo l’Osservatorio decise di inviare a Martina Franca la Commissione Stadi, che dopo diversi sopralluoghi, fatti con alcuni membri della società del Martina e del Comune, ha redatto una relazione. Era il 9 febbraio 2015 e al primo posto delle criticità rilevate c’era la questione viabilità. Considerando la natura delle strutture e di quel pezzo di città, era facile che le tifoserie avversarie potessero entrare in contatto e siccome compito dell’Osservatorio e quindi del GOS è prevenire qualsiasi tipo di tensione, la Commissione ha proposto l’utilizzo di betafence, come nell’immagine qui sotto.

betafence-tursi

Il problema del Tursi è il suo posizionamento in un quartiere popoloso e per le esigenze calcistiche non si può chedere alle persone dei palazzi limitrofi di chiudersi in casa. I betafence, secondo la Commissione, sarebbero dovuti essere posizionati in via dello Stadio, per creare una zona sicura per i tifosi avversari in attesa di entrare allo stadio e quindi in via Sanità per dividere i distinti che entrano dall’ingresso principale e quindi alle spalle della Curva Nord, da dove entrano i nostri ultras. Era febbraio, appunto, e la Commissione non ha scritto chi deve occuparsi di acquistarli, o di affittarli. Ma ha suggerito questa come la soluzione migliore.

A luglio del 2014 l’Osservatorio pubblica una determina, la 26/2014, (che si può leggere cliccando qui) in cui si spiega come gestire la sicurezza per le partite di calcio. In particolare l’articolo 4 spiega che è necessario che le società, in accordo con le Pubbliche Amministrazioni provvedano a fare un piano di sicurezza da consegnare al Questore, cioè l’Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza. La società presenta il primo il 12 agosto 2014, ma era composto di due pagine e quindi ritenuto insufficiente. Nel giro di otto giorni, il 20 agosto, ne presenta un altro, sicuramente più approfondito. Ma in questo piano mancava la parte relativa al Comune di Martina Franca. Secondo quanto affermato dalla società dell’As Martina, una copia era stata inviata al Comune, ma dal Comune, in quasi un anno, non è mai arrivato nemmeno un cenno, anche se l’articolo 4, come scritto sopra, indica la necessità di un piano congiunto. Manca per esempio tutta la parte relativa alla viabilità, che è di competenza della Polizia Locale. Delle due l’una: o al Comune la relazione della società va bene, oppure tra le mille cose non c’è tempo di redigere il piano. La mancanza della parte relativa al Comune favorisce quindi il caso “betafence”.

Alla domanda specifica, fatta a Salmeri, se la non osservanza dei consigli della Commissione Stadi può incidere nell’autorizzazione per l’utilizzo del Tursi e quindi dello svolgimento del campionato di LegaPro, la risposta è stata più o meno che toccherà all’Osservatorio valutare il caso.

In sintesi, per concludere, la vicenda dei betafence può essere letta da diversi punti di vista. Il primo è sportivo: lo stadio del Tursi non è adeguato ad ospitare partite di calcio professionistico, perchè mancano gli spazi adatti, come i parcheggi per gli ospiti. In tal senso di solito è utilizzata via dello Stadio, ma che può ospitare al massimo stalli per trecento persone, compreso i pullman, quando la gradinata ospiti invece ne può contenere 800. Secondo la legge, le due tifoserie non devono mai sfiorarsi, e se negli stadi fuori città è possibile fare un piano di circolazione adatto, a Martina Franca ci si arrangia come può, consapevoli dell’esistenza di condomini e case private, di cittadini a cui non si può impedire di circolare. Il secondo punto di vista è del rapporto tra società e Amministrazione comunale. La convenzione per l’utilizzo del Tursi è un contratto d’affitto semplicissimo, ma non si mettono d’accordo su chi deve pagare le spese straordinarie e ordinarie. Il terzo punto di vista è politico, cioè la capacità straordinaria di portare le stesse dinamiche da curva in Consiglio comunale, con i consiglieri che si scambiano slogan. Infine, il quarto, è quello che più ci sta a cuore: quello della città. Martina Franca merita una squadra tra i professionisti, sia per i suoi tifosi, che negli anni hanno fatto un percorso di crescita anche culturale notevole, sia per la ricaduta sociale. Ma questo non significa andare in deroga a prescrizioni e regole, o inscenare litigi e battaglie. I tifosi non lo meritano, la città non lo merita.

Per la cronaca, la partita contro la Juve Stabia è finita 2 a 2.

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