NoEcotassa. The Garbage Patch State: perchè ridurre i consumi di plastica?

Quando fu inventata, la plastica fu salutata come una tra le invenzioni più geniali del Novecento. Leggera, economica, facile da produrre, la plastica si impose nel secondo dopoguerra come materiale tuttofare: dai sacchetti della spesa al secchio, passando per penne a sfera e vettovaglie, PVC e fratelli si sono imposti nella vita comune di tutti.

A fronte di tanti pro, i contro sono forse ancora di più, primo fra tutti il forte potere inquinante della plastica. Prendiamo ad esempio il re dell’inquinamento: il sacchetto di polietilene, usato per trasportare la spesa fino a casa e poi gettato. In media ogni anno nel mondo vengono utilizzati 500 miliardi di sacchetti che si degradano in circa 1000 anni, per una media di 85 sacchetti all’anno per persona.

Secondo gli esperti moltissimi animali (dai volatili ai pesci) muoiono proprio per l’inquinamento legato alla plastica da imballaggio. Basti pensare che nel 2002 infatti fu trovata morta in Normandia un balena con 800 kg di sacchi di plastica e di imballaggio (GECC, 2002) nello stomaco, e sempre secondo alcuni studi autorevoli, in Olanda circa il 96% degli uccelli trovati  morti aveva frammenti di plastica nello stomaco.

Insomma, la plastica presente sulla Terra è ormai tanta al punto tale da poter essere considerata un’entità a sé stante. Nel 1997 durante un giro in barca, Charles Moore scoprì nell’Oceano Pacifico il “Great Pacific Garbage Patch“, un’immensa distesa composta di plastica, con una densità di circa 18.500 pezzi di plastica per chilometro che si trovano poco sotto il livello del mare. Insomma, l’ottavo continente.

Da allora, e con l’avvento di Internet, l’idea dello stato di plastica si è diffuso, anche grazie al portale The Garbage Patch State che ha appunto il compito di “disseminare sulla scena internazionale una serie di indizi che suggeriscano l’esistenza di uno Stato Nazione” interamente plastico. Questo progetto negli ultimi due anni ha organizzato una serie di eventi di sensibilizzazione in tutto il mondo, da Parigi a New York, ed è in questo momento in mostra alla Fondazione Bracco con l’installazione “Vortice”, una grande tromba d’acqua che porta con se una miriade di tappi di bottiglia di plastica in un luminoso tornado alto sette metri.

Ma noi cosa possiamo fare per contribuire alla diminuzione del consumo di plastica? Bastano pochissimi accorgimenti da attuare tutti i giorni:

  • evitare di farsi dare i sacchetti di plastica quando si fa la spesa, preferendo borse riutilizzabili, come quelle in cotone oppure in materiale plastico ben più spesso
  • non buttare i sacchetti che già si hanno, ma riutilizzarli
  • comprare prodotti con meno imballaggio possibile
  • comprare le ecoricariche dei detersivi, senza acquistare di nuovo l’imballaggio completo
  • riutilizzare la confezione dei detersivi a spruzzo.
  • acquistare nei negozi con distributore di detersivi ecologici
  • preferire il vetro alla plastica (più sicuro, igienico e riutilizzabile)

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