Festival della Valle d’Itria, questa sera la prima. In scena “Le Braci”

Tutto pronto a Palazzo Ducale per la prima del 41° Festival della Valle d’Itria. Per la prima volta nella quarantennale storia del Festival, la serata inaugurale sarà dedicata a una prima rappresentazione assoluta di una nuova opera:

Una delle più qualificanti direzioni programmatiche intraprese dal Festival negli ultimi anni, prevede infatti una presenza organica e significativa della creatività musicale contemporanea. Dopo il sorprendente successo di Nur, prima opera commissionata dal Festival ed eseguita nel 2012, ecco la seconda, prestigiosa prima mondiale, nata questa volta con la Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino: si tratta dell’ultima opera di Marco Tutino, uno degli autori italiani di oggi più rappresentati al mondo.

Da uno maggiori successi editoriali degli ultimi anni, – lo splendido romanzo di Sàndor Màrai, Le braci – Tutino ha tratto anche il libretto dell’opera, che scava nelle pieghe intime del sentimento e degli affetti, scandagliandone gli aspetti più aggrovigliati e complessi. È la storia di un’amicizia tra due uomini, che si intreccia con la febbrile passione per una donna, ma parla anche di molto altro. I due vecchi amici, ritrovandosi dopo una lunga separazione, tornano a riflettere e discorrere su fatti occorsi moltissimi anni prima, quando erano giovani entrambi, e molto diversi; con un distacco che non raffredda il fuoco del sentire, ma piuttosto lo proietta nella dimensione vertiginosa dell’atemporalità, i continui flash back previsti dalla drammaturgia del libretto, in parte ripresi dall’originale, caricano la vicenda di ulteriore mistero e tensione catartica. Fino a rivelare un grande finale a sorpresa, questo del tutto originale.

La musica di Tutino, che trova sovente ispirazione in soggetti drammatici di forte valenza emozionale, si incarica di evocare ciò che per sua natura non è facile, se non addirittura possibile, spiegare. E questo senza mai perdere il gusto e il valore del racconto, che nei suoi lavori prende spunto da vicende solo apparentemente intime e private, per parlare di storie e accadimenti di ben più ampia portata: in questo caso, sullo sfondo del finis Austriae, quello del crepuscolo della cultura occidentale.

Lo spettacolo, realizzato con le scene di Tiziano Santi – artista di pregnante talento visionario, già noto al pubblico del Festival per spettacoli di grande successo del recente passato – sarà affidato a uno dei nomi più brillanti tra quelli del teatro italiano contemporaneo, talento figlio di Martina Franca e del suo Festival: Leo Muscato, dal quale è lecito attendersi un taglio interpretativo basato sullo scavo degli snodi drammaturgici e delle relazioni drammatiche tra i protagonisti, sorretto da un lucido istinto narrativo.

Nel 2007 l’Associazione Nazionale dei Critici Teatrali gli assegna il Premio della Critica come miglior regista di prosa, mentre nel 2013 l’Associazione Nazionale dei Critici Musicali gli assegna il Premio Abbiati come miglior regista d’opera della stagione 2012. La direzione d’orchestra vedrà sul podio il giovane e già apprezzato Francesco Cilluffo, mentre il cast potrà contare sull’esperienza e il prestigio di artisti del calibro di Alfonso Antoniozzi e Roberto Scandiuzzi, affiancati da giovani talenti del teatro musicale quali Romina Tomasoni, Angela Nisi, Pavol Kuban e Davide Giusti.

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