Ilva – “Ambiente svenduto”. 44 rinviati a giudizio. C’è anche Pentassuglia

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Arriva ad una svolta il processo sul disastro ambientale tarantino. Questa mattina il gup Vilma Gilli ha rinviato a giudizio 44 persone e tre società. Tra loro Nichi Vendola, Gianni Florido, Ippazio Stefano e Donato Pentassuglia, quest’ultimo accusato di favoreggiamento nei confronti di Girolamo Archinà, anch’egli rinviato a giudizio. Due condannati, tra cui don Marco Gerardo, ex segretario di Benigno Papa, già arcivescovo di Taranto. Il prete è stato condannato a dieci mesi di reclusione, con l’accusa di favoreggiamento personale.

Sono stati rinviati a giudizio anche Fabio e Nicola Riva, l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, Girolamo Archinà, l’avvocato del Gruppo Riva Franco Perli e i componenti del cosiddetto “governo ombra” dell’acciaieria: Lanfranco Legnani, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino e Enrico Bessone. Per loro l’accusa è associazione a delinquere. Ma per Fabio Riva, Archinà e l’ex consulente della Procura Lorenzo Liberti, c’è anche l’accusa di corruzione in atti giudiziari.

Tre assolti, tutti giudicati con rito abbreviato: Giovanni Bardaro, maresciallo dei Carabinieri, l’avvocato Donato Perrini e l’ex assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro.

Il processo, che coinvolge alcuni dei politici che hanno governato Taranto e provincia, e quasi tutta la dirigenza dell’acciaieria dell’epoca Riva, è solo una parte della battaglia per ridare dignità e futuro al capoluogo ionico. Mentre all’Ilva si continua a morire, e la Procura tenta di sequestrare l’AFO2, il Governo vara decreti per permettere il mantenimento in funzione, una guerra tra poteri dello Stato sulla pelle dei lavoratori. In mezzo, quindi, tra l’inchiesta giudiziaria, le promesse di ambientalizzazione, le richieste di chiusura e lo strapotere di Roma che non è coinvolta se non di striscio (solo il capo della segreteria tecnica dell’allora ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo è stato rinviato a giudizio), c’è un territorio che ha bisogno di ritrovare una propria identità oltre l’Ilva, superare culturalmente il problema e non attendere che tutto si risolva nelle aule di tribunale. Chi ha sbagliato paghi, ma è anche tempo di ricostruire.


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