DDL Madia. Addio Forestale e soprintendenze. Chi difenderà il paesaggio?

Il DDL Madia è stato approvato con 145 sì al Senato, è legge della Repubblica, grazie anche alla presenza delle opposizioni che hanno permesso il mantenimento del numero legale. Se per Renzi è un “altro tassello” per le riforme, e quindi saluta i gufi, nel concreto la riforma della PA non è che un durissimo attacco al sistema di tutela del paesaggio italiano, lasciando praticamente mano libera al Governo, attraverso i prefetti, di fare un po’ quello che vuole, dalla Tap in Salento o far passare un’autostrada in Valle d’Itria. Non solo, ma il DDL Madia prevede uno spostamento di risorse dal Corpo Forestale dello Stato ai Vigili del Fuoco, primo passo verso l’assorbimento dei forestali tra i carabinieri.

Nei territori per i quali il paesaggio è motore fondamentale di sviluppo e di economia, come la Valle d’Itria, per esempio, questo significa mettere a repentaglio l’integrità e la tutela del territorio, troppo spesso difeso solo da pochi, anche contro gli attacchi che arrivano dalle amministrazioni. Basti considerare la vicenda del depuratore di contrada Cupa e il tentativo di far passare un progetto di rifacimento senza seguire il normale iter, nascondendosi magari dietro la fretta, dietro l’urgenza di risolvere un problema. Nel caso particolare, nonostante Arpa Puglia e Soprintendenza di Bari chiedono che il progetto si assoggettato alla Valutazione di Impatto Ambientale, il Comune di Martina Franca non sembra aver intenzione di assecondare questa richiesta, mettendo, secondo tecnici ambientali e soprintendenti, a repentaglio l’integrità della Valle d’Itria.

In particolare, la Soprintendenza di Bari, il 27 luglio scorso, ha inviato una nota al Segretariato Regionale dei beni e delle attività culturali in merito al progetto del nuovo depuratore di Martina Franca, il cui recapito finale andrebbe proprio a ridosso del territorio di Locorotondo e quindi competenza della citata Soprintendenza. Nella nota si fa riferimento al fatto è necessario assoggettare l’opera, anche se temporanea, al VIA, perchè ricade in un’area ricca di vincoli paesaggistici e di beni immobili e culturali di notevole pregio e per questo non è possibile costruire alcunchè senza fare i doverosi passaggi. Basti considerare che in Valle d’Itria è praticamente impossibile costruire, e un’opera imponente come il nuovo depuratore non deve essere valutato dagli organi competenti. Quale fretta, quale urgenza, quali interessi, soprattutto, impediscono il normale iter legislativo?

La Soprintendenza di Bari, nella nota, fa riferimento all’incontro che si è tenuto il 28 aprile scorso, in cui non solo mancavano diversi membri del comitato di VIA, ma il verbale finale fa riferimento ad altre opere rispetto a quelle di cui si è discusso. Riportando testualmente: “Lo stesso verbale conclusivo, di non assoggettamento a VIA dell’Intervento, riporta, rispetto agli aspetti paesaggistici, in maniera errata, come già evidenziato dalla Scrivente in sede di Conferenza di Servizi e nelle varie note degli Istituti Mibact, i pareri rilasciati dalle stesse articolazioni dello Stato riferiti alle opere ricadenti nel Foglio 63, p.lle 156, 20, 22, 118, 119, 125, 126, 158, 157 del Comune di Martina Franca e non alle nuove “opere di rifunzionalizzazione e potenziamento del recapito finale del depuratore di Martina Franca”, ricadenti su area di cui al foglio 44, p.lle 164, 197, 165, 243, 571″. Inoltre sono opere manco tanto provvisorie, ma molto invasive: “interessando un’area di circa 1,5 ha per 5 metri di profondità”. Il Comitato di Via ha quindi chiesto che il progetto venisse rifatto e sottoposto nuovamente ad analisi.

Ecco cosa accade già nei nostri territori, alla cui difesa sono chiamati gli uomini di buona volontà, a cui si fa appello perchè uno dei nostri beni più preziosi non subisca e soccomba sotto gli attacchi della politica della fretta.

 

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