Si è svolto giovedì 4 novembre alle 18.00 presso la Casa del Volontariato, in via Mottola 1/B a Martina Franca, il primo di una serie di incontri informativi sulla “violenza di genere” presentati dalla dott.ssa Angela Lacitignola, Coordinatrice del Centro Antiviolenza “Rompiamo il silenzio” e presidente dell’associazione Sud Est Donne.
L’associazione Sud Est Donne è impegnata sul tema della prevenzione e del contrasto alla violenza di genere fin dal 2009 invitando a riflettere su questo tema drammatico e a perseguire un percorso di cambiamento culturale, l’unico percorribile affinché si argini questo triste fenomeno.
La finalità degli incontri al CAV è quella di informare e di proporre un approccio integrato al fenomeno della violenza di genere per coinvolgere volontari che vigilino sul territorio, proprio come delle “sentinelle” attente a recepire i segnali della violenza e a denunciarli; volontari, operatori e operatrici, afferenti alla “rete antiviolenza locale” in cui figure professionali operano nell’ambito della prevenzione e del contrasto alla violenza su donne e minori favorendo l’integrazione fra i diversi servizi e il consolidamento di prassi efficaci e tempestive, evitando così interventi frammentari e inefficaci e a volte persino dannosi.
La violenza sulle donne è intesa come “qualunque atto di violenza sessista che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata”, è così definita nella Dichiarazione per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne emanata dalle Nazioni Unite nel 1993.
Grazie al coinvolgimento di istituzioni, enti locali, associazioni, centri antiviolenza, organismi di parità e operatori vari, la Regione Puglia ha adottato una legge contro la violenza di genere. La Legge Regionale n. 29/2014 rappresenta il frutto di un’ampia concertazione territoriale, una recente conquista per quanto attiene alle “Norme per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere, il sostegno alle vittime, la promozione della libertà e dell’autodeterminazione delle donne”
Sono stati raggiunti risultati importanti in ambito socio-legislativo, ma c’è ancora tanto da fare e la dott.ssa Angela Lacitignola fortemente lo sottolinea dal momento che si prodiga ormai da anni in questa missione. Tanto lavoro, sacrifici e rinunce ma anche dovuti riconoscimenti per una donna che con competenza, tenacia e autentica passione nell’ aver portato avanti i propri obiettivi si è aggiudicata lo scorso 30 ottobre il premio “Donne Protagoniste 2015”, promosso dalla Commissione per le Pari Opportunità del comune di Martina Franca.
Come più volte ribadito negli incontri promossi dal Centro Antiviolenza, la violenza di genere purtroppo non è una cosa da film, ma esiste nella nostra realtà ed è diffusa nella nostra cultura e gli stereotipi, che sono insiti al nostro sistema culturale, sono alla base di tutte le violenze. Discostarsi dagli stereotipi che minimizzano e in un certo senso “giustificano” la violenza maschile significa andare contro la violenza. Per eliminare la violenza bisogna combattere atteggiamenti discriminanti, questo significa promuovere atteggiamenti paritari, significa lavorare sulle relazioni ed educare a nuove forme di comunicazione fra l’uomo e la donna improntate al rispetto, a prescindere dal genere.
Nel “combattere” la violenza di genere si combattono anche altre forme di discriminazione prodotte dagli stereotipi come ad esempio l’ omofobia; diventa un’azione interessante quella di educare al rispetto delle “diverse normalità”: un’azione che può partire da ciascuno di noi, in ogni momento con l’esempio nell’agire quotidiano.
La violenza non può mai essere associata all’amore, dove c’è violenza non c’è un rapporto paritario ma prevaricazione, sopraffazione, annientamento. La violenza di genere non la si può ignorare perché nelle sue molteplici forme e intensità si caratterizza spesso con una conclamata escalation che porta alla morte della donna per mano di un uomo. Non si può più ignorare quello che per rilevanza casistica è divenuto un vero e proprio fenomeno drammatico definito come “femminicidio”.
C’è la necessità di alzare la testa e gridare il dissenso perché bisogna ricordare che ribellarsi alla violenza di genere significa riacquistare la libertà, il senso e la dignità di essere umani con le proprie risorse, con le capacità di pensare, agire e operare scelte che non facciano sentire “colpevoli di decidere”.

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