Depuratore di Martina Franca. Dal M5S ultimatum ad AQP

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Ambiente, Politica



Puntuale in occasione della stagione delle piogge si ripresenta il problema annoso del depuratore di Martina Franca. Sono infatti lustri che a tutti i livelli è stata denunciata le necessità riguardo un potenziamento del recapito finale dell’impianto depurativo e l’inadeguatezza dello stesso a ricevere le acque reflue urbane della cittadina della valle d’Itria ogni qual volta precipitazioni anche non abbondanti si abbattono sul territorio martinese.

Si deve far presente che promesse di lavori di adeguamento dell’impianto sono state poste in essere da sempre, ma che fattivamente la situazione è ancora incredibilmente penosa e senza soluzioni di sorta.

Ci preme sottolineare, per far chiarezza della situazione, un breve excursus delle ultime vicissitudini che questo impianto, ma anche l’intera cittadina, ha dovuto subire.

Con deliberazione n. 135 del 7.07.2003, l’Amministratore Unico di AQP S.p.A. approvava gli atti per l’espletamento di un appalto concorso, che prevedeva fra l’altro, la redazione dei progetti esecutivi e la realizzazione dei lavori per l’adeguamento degli impianti dell’Ambito Territoriale N.7 al D.Lgs 152/99.

Nell’appalto si anticipavano i lavori relativi a dieci impianti per l’ambito territoriale N.7 fra i quali anche l’impianto depurativo di Martina Franca. A seguito di gara, con disposizione dell’Amministratore Unico di AQP S.p.A. i lavori di che trattasi venivano aggiudicati e successivamente appaltati in data 19.11.2004 all’ATI “Giovanni Putignano & Figli” . Nel periodo intercorso fra marzo 2005 e marzo 2009 si ultimavano i lavori relativi agli impianti facenti parte dell’ ambito territoriale N.7 e specificatamente: Faggiano, Crispiano, Laterza, Grottaglie–Monteiasi, San Giorgio Jonico-Carosino, Lizzano, Mottola, Palagianello, e la condotta adduttrice da Monteparano e Roccaforzata all’impianto consortile di San Giorgio Jonico/Carosino, ma l’esecuzione del progetto di adeguamento del depuratore di Martina Franca non si poté completare a causa della mancata accettazione della soluzione di adeguamento dello scarico che prevedeva trincee disperdenti sul suolo e nei primi strati del sottosuolo, ai sensi del D.Lgs. 152/06 e smi e del Piano di Tutela delle Acque regionale.

In seguito, con la mediazione dell’Assessorato ai LL. PP. della Regione Puglia, dopo un lungo percorso di confronto con l’Amministrazione Comunale, si chiedeva ad Acquedotto Pugliese di redigere uno studio di fattibilità (maggio del 2013), in cui venivano individuate varie possibili soluzioni alle problematiche.

Nel verbale del tavolo tecnico tenutosi presso l’Autorità Idrica Pugliese in data 2 gennaio 2014, si sottolineava che, in ogni caso, qualsiasi alternativa allo scarico su suolo, previsto dal PTA, necessitava di tempi non brevi dovuti alla complessità della progettazione, all’ottenimento delle autorizzazioni, al reperimento dei finanziamenti, all’appalto ed esecuzione dei lavori.

Nel Dicembre 2013, a causa delle intense precipitazioni meteoriche, si verificava, nei pressi del recapito finale attuale, un dissesto geomorfologico con creazione di una piccola voragine di diametro di circa 5 m circa e profondità pari a 3 m. Tale circostanza, induceva l’Acquedotto Pugliese, previa messa in sicurezza dell’area, ad effettuare delle più approfondite indagini geognostiche dalle quali si evinceva come l’attuale recapito fosse costituito da una “dolina fossile” (o “criptodolina”), ovvero una forma dell’epi-carso che poteva configurarsi come uno scarico sul suolo e negli strati superficiali del sottosuolo ai sensi dell’art. 103 del D.Lgs 152/06 e ss.mm.ii.

Nel prendere atto di quanto sopra, il Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale in Puglia, con Decreto n.34/CD/A del 26.11.14, disponeva la proroga dello scarico sul suolo (e non più nel sottosuolo) dei reflui provenienti dal depuratore a servizio di Martina Franca, nel rispetto dei limiti di cui alla Tab.1 dell’allegato 5 alla parte III del D.Lgs n.152/06.

Alla luce di quanto descritto e data la lungaggine dei termini burocratici e non a cui gli organi competenti stanno sottoponendo la nostra popolazione si fa presente che non intendiamo più attendere.

Martina Franca ormai è sotto allarme sanitario e territoriale costante, inoltre con le ultime piogge si sono resi ancora più evidenti rischi idrogeologici correlati alla problematica dello smaltimento acque tanto che non più di un mese fa una voragine apertasi nel sottosuolo del territorio ha fatto allarmare l’europarlamentare Rosa D’Amato che, in quell’occasione, ha espresso parole pesanti nei confronti delle istituzioni pugliesi che ancora non trovano una soluzione definitiva.

Finora l’Acquedotto pugliese ha utilizzato notevoli risorse, principalmente fondi UE, per progetti riguardanti la depurazione delle acque reflue. Nonostante ciò molti impianti si sono dimostrati inefficaci, mettendo anche a rischio aree tutelate dalla direttiva Habitat, mentre l’Italia è sotto procedura d’infrazione UE per lo stato dei suoi depuratori.

A nostro parere le modalità gestionali dei depuratori pugliesi devono perseguire le norme che garantiscono uno stato di qualità dei reflui tale che ne consenta il riutilizzo senza danno alcuno per la salute e l’ambiente, perseguendo il duplice obiettivo di tutelare gli ecosistemi ed impedire gli sprechi, puntando al recupero dei reflui depurati ed affinati per usi agricoli e industriali.

Data l’urgenza e l’emergenza della situazione siamo costretti a darci dei termini improrogabili. Il meetup Martina In Movimento richiede infatti ai dirigenti di AQP un intervento immediato, con proposte di progetti a brevissimo termine, con espresso avvertimento che in mancanza di riscontro nel termine perentorio di 60 giorni dal ricevimento della presente, sarà nostra cura adire la competente autorità giudiziaria penale per verificare la eventuale sussistenza di ipotesi di reato.


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