Con…fini che si incontrano. I ragazzi dello Sprar sul palco con un progetto teatrale

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Con…fini che si incontrano: è il titolo del laboratorio teatrale condotto dal regista Carlo DILONARDO che vede la partecipazione di nove richiedenti asilo politico dello SPRAR (SERVIZIO DI PROTEZIONE per richiedenti asilo e rifugiati) di Martina Franca, di diverse nazionalità: Iran, Ghana, Pakistan, Afghanistan e Mali. Il titolo è stato pensato come ha dichiarato il regista proprio in riferimento “all’uditorio che vado a formare”, ma anche perché allo stesso tempo la parola “confini” spinge a una riflessione. Ha scelto in particolare la parola “fini” nel senso di “finalità che si incontrano”: “i ragazzi con cui ci stiamo confrontando e da cui stiamo imparando tantissimo” – continua Dilonardo – “hanno una serie di storie particolari, ed alcune sono state parzialmente esposte proprio il primo giorno con una serie di presentazioni teatrali”.
Differenti storie di vita, racconta il regista, ma tutte accomunate da un’unica finalità, ossia il raggiungimento delle loro libertà: libertà di espressione, libertà di pensiero, ma anche serenità. C’è chi ha fatto il soldato, o chi addirittura il teatro già lo faceva a scuola, lavorando come insegnante nel paese d’origine. Come Fatima, donna irachena capace di trasmettere col suo sguardo forti emozioni, anche a perfetti sconosciuti. Fatima, racconta il regista, è sempre la prima ad arrivare al laboratorio, che si tiene ogni martedì e giovedì nell’auditorium del convento delle Agostiniane.

Qui i richiedenti asilo vengono formati dal regista e dall’assistente alla regia, Valentina Colucci, supportati dalla psicologa dello Sprar, Fabrizia Lodeserto, e dal meditore culturale dell’Associazione Salam Wasim Kalkout.

Ognuno di loro, insieme alla coordinatrice del progetto, Angela Franchini, alla pari di ogni corsista, si sveste del proprio ruolo e partecipa attivamente al laboratorio, seguendo e rispettando le volontà e i consigli del regista. Dilonardo,presidente dell’Associazione Culturale Teatri&Culture, dopo una ventennale esperienza maturata nella Capitale, per la prima volta si trova ad avere come uditori i richiedenti asilo politico. A livello di storie, tuttavia, non si distanzia da un laboratorio normale, in quanto la modalità di approccio utilizzata è di tipo aperto. Il trainer, chi dirige un corso, in altre parole il regista deve mettersi in atteggiamento di apertura, sostiene Dilonardo: una volta che accoglie i disagi automaticamente deve riuscire anche a gestirli. Ed è su questa sua forte propensione alla modalità di ascolto indiretto che ha impostato il suo laboratorio teatrale. E se l’idea iniziale era quella di metter su una piece rappresentante le avventure di Robinson Crusoe, la conoscenza più approfondita dei partecipanti al laboratorio ha permesso al regista di capire che era necessario ripensare la trama. Dice Dilonardo “loro sono comici, sono divertenti: si divertono loro con degli esercizi banalissimi di riscaldamento che poi fanno anche gli attori professionisti. La rotta la devi necessariamente cambiare!”. E quale sarà la “rotta” scelta lo si scoprirà a breve. Il percorso iniziato il 15 settembre si concluderà infatti il 17 dicembre con  uno spettacolo finale aperto a tutti: l’appuntamento è alle 20.30 presso l’Auditorium “Divino Amore” – Contrada Palombella, Martina Franca.


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