Depuratore. Ritorna l’ombra delle trincee drenanti

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Ambiente, Politica


A mali estremi, estremi rimedi. Per risolvere i problemi legati al sequestro del depuratore di Martina Franca e il conseguente sequestro della SS 172 tra Martina e Locorotondo, si potrebbe fare un passo indietro di anni. Come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno, l’assessore regionale Giannini avrebbe aperto alla possibilità di far realizzare trincee drenanti, enormi vasche di liquami in Valle d’Itria: “La strada è sequestrata per il rischio crollo e per accedere al tratto interessato occorre comunque fermare il flusso dei reflui. L’Anas si è impegnata – ha spiegato Giannini – ad effettuare lavori di messa in sicurezza, ma serve spostare il flusso per il quale non c’è un recapito alternativo. Si è pensato quindi di consentire la realizzazione da parte dell’Acquedotto pugliese di nuove trincee drenanti nell’ambito di un progetto più articolato che prevede gli interventi sull’inghiottitoio da utilizzare come recapito di emergenza“.

La vicenda è complessa, perchè proprio dalla lotta contro la possibilità di far insistere in Valle d’Itria mostri del genere, si è arrivati al nuovo progetto del depuratore, che nonostante le resistenze, tra cui quelle del Comune di Martina Franca, è stato assoggettato a VIA, cioè a valutazione di impatto ambientale. Il sindaco durante la conferenza stampa di sabato scorso, aveva fatto appello affinchè non si perda tempo in chiacchiere. Cioè, sbrighiamoci.

Quello che sorprende, però, sia a leggere le parole di Giannini, sia a interpretare la febbre politica che si sta diffondendo, è che dell’aspetto ambientale e igienico, ma soprattutto giudiziario, della vicenda, non c’è interesse apparente. Ovvero: secondo quanto scrive la Procura, il depuratore di Martina Franca non funziona non perchè ha un carico superiore a quanto può sopportare, ma perchè “l’impianto non è provvisto di bypass nè di un adeguato sistema di accumulo delle portate, tuttavia le portate che risultano addotte, anche in tempo di pioggia, sono generalmente inferiori a quelle stabilite nel progetto dell’impianto“.

Il rischio che in nome dell’emergenza si ferisca profondamente il territorio si fa sempre più concreto.


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