Depuratore di Martina Franca. “Risale al 2000. Ad un certo punto smette di funzionare”

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Ambiente, Cronaca


Si è conclusa da poco la conferenza stampa del Comitato per la Tutela e la Salvaguardia della Valle d’Itria e della Cgil, nella quale si è cercato di fare chiarezza su quanto è successo finora per la questione del depuratore di Martina Franca. Secondo Giuseppe Massafra, segretario provinciale della Cgil: “Le questione sono tre e distinte: il sequestro della 172, il recapito finale e il depuratore. Non bisogna sperare di trovare una soluzione comune a tutte e tre. Noi auspichiamo una soluzione di lungo respiro“. Al centro dell’interesse del Comitato e del sindacato c’è la tutela della Valle d’Itria, che non diventi teatro di scelte devastanti. Come le trincee drenanti. Secondo quanto riferisce Isabella Massafra, coordinatrice della Camera del Lavoro di Martina Franca: “Tutte le amministrazioni comunali che si sono susseguite le hanno fortemente osteggiate. Non capisco la tranquillità di Franco Ancona nel sostenerle“. Parole dure anche nei confronti del Consiglio Comunale, che finora non si è mai interessato alla questione, salvo poi convocare un monotematico che sarà inutile. “Meglio un Consiglio ad hoc, come ce ne sono stati a Locorotondo e a Cisternino, nel quale si cerchi di capire cosa è successo finora. Se si fa un monotematico, chi si deve sentire? L’Acquedotto, che in questo momento è indagato?“, continua la Massafra.

Durante la conferenza si traccia il percorso del depuratore: “Quello attualmente in uso a Martina Franca è stato realizzato nel 2000, per un costo di otto miliardi. Nel 2001 si recepisce la direttiva comunitaria e cerca di adeguarlo, per passare da quarantamila abitanti equivalenti a 49mila. Nel 2004 i lavori vengono appaltati alla ditta Putignano e figli. Poi, con il Piano di Tutela delle Acque, si comprende che il depuratore di Martina Franca ha bisogno di una portata di 59mila. Nonostante questo, gli abitanti della zona riferiscono che ad un certo punto il depuratore, che comunque ha meno di quindici anni di vita, smette di funzionare“. E’ la stessa cosa rilevata dai magistrati di Taranto, che scrivono nel decreto di sequestro che il depuratore di Martina Franca non funziona per nulla e non perchè deve sopportare un flusso superiore a quello per cui è stato progettato.

Ma la questione del depuratore è distinta da quella del recapito finale, sul quale il Comitato e la Cgil non transigono: “Si devono rispettare le decisioni prese: il nuovo progetto deve essere assoggettato a Valutazione d’Impatto Ambientale. Non accettiamo strumentalizzazioni delle decisioni della magistratura, che comunque sono state provvidenziali, e non comprendiamo le polemiche nei confronti di Arpa e Soprintendenze, che si sono espresse sulla vicenda“.

Si chiedono, comunque, più controlli, sia da parte dell’Autorità Idrica regionale che da parte dell’autorità sanitaria locale che ha il dovere di informare i cittadini delle condizioni dell’acqua della falda, e quindi eventualmente inibire l’utilizzo dell’acqua di pozzi artesiani e cisterne.

La questione del depuratore riguarda tutto il territorio, tutta la Valle d’Itria. Ci aspettiamo un rinnovato interesse da parte dei cittadini, perchè il sequestro non riguarda solo gli abitanti della zona. Per quello della statale 172 auspichiamo una veloce risoluzione, e non comprendiamo come mai l’Anas, sebbene allertata dal Comune di Martina Franca a gennaio del 2015, non si sia adoperata“, concludono i sindacalisti.


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