Referendum no-triv, l’Azione Cattolica di Taranto per il SI

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Ambiente, Politica



L’Azione Cattolica di Taranto si schiera per il SI sul referendum no-triv del prossimo 17 aprile 2016, chiedendo alla popolazione responsabilità e capacità di scelta per i propri figli e le generazioni future, in un territorio che già paga un pesante tributo in tema ambientale:

“La terra è dono prezioso del Creatore, il quale ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci, dandoci così i segnali orientativi a cui attenerci come amministratori della creazione. È proprio a partire da questa consapevolezza, che la Chiesa considera le questioni legate all’ambiente e alla sua salvaguardia intimamente connesse con il tema dello sviluppo umano integrale”. Queste le parole di papa Benedetto XVI in una sua Omelia del 26 agosto 2009 in occasione della giornata per la Salvaguardia del Creato. La citazione è per sottolineare che l’attenzione alla nostra sorella madre terra non è la moda del momento data dall’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, ma è un’attenzione che nasce da lontano, come da lontano vengono le attenzioni ai temi del lavoro che non deve sacrificare il diritto alla qualità della vita, la mediazione tra tutela ambientale e industrializzazione, la ricaduta e l’impatto di scelte politiche ed economiche che mettono a rischio l’ambiente e la salute.

Queste sono questioni di sempre, risalenti già al lontano 1891, anno della pubblicazione dell’enciclica Rerum Novarum di papa Leone XIII, il primo documento pontificio dedicato ai temi sociali. La Chiesa è sempre stata attenta alla dignità dell’uomo ed al suo sviluppo integrale, solo che questioni del genere, pur essendo centrali per la vita del uomo, sono state accolte spesso, per così dire, in modo superficiale e discontinuo; per questo oggi ci viene chiesto di aprire uno spazio importante per l’impegno delle comunità locali sia civili che ecclesiali. Questo spazio trova il suo fulcro nell’attenzione educativa alla questione ecologica, per questo non va assolutamente identificato con il capriccio o la moda del momento. La questione ecologica è, e deve diventare sempre più, punto di partenza di una riflessione puntuale e profonda, che deve coinvolgere il qui ed ora nel portarci a percorrere sentieri capaci di formare comportamenti sensibili attorno ad essa. Sicuramente il primo passo da compiere è quello di passare dall’indifferenza, dalla rassegnazione comoda, dalla spensierata irresponsabilità, alla responsabilità di informare ed informarsi. Per costruire un futuro diverso e migliore occorre che, come singoli, dopo un percorso di studio e documentazione, che permette di approdare ad un’attenzione nei confronti dell’ecologia integrale, si possa passare all’agire insieme, alla partecipazione, al dialogo, ad una vera e propria conversione ecologica dalla dimensione comunitaria e sociale.

La responsabilità verso l’ambiente e le generazioni presenti e future richiede scelte coraggiose e capacità di lungimiranza e solo attraverso questi percorsi sarà possibile rinnovare l’alleanza tra l’umanità e l’ambiente. La questione delle trivelle è una delle tante questioni ecologiche su cui siamo chiamati come cristiani e cittadini ed esprimere il nostro parere il 17 aprile 2016. Il referendum voluto da 9 Regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine (circa 22,2 km) dalle coste italiane senza limiti di tempo (fino a completo esaurimento del giacimento). In Italia ad oggi sono presenti 31 concessioni attive, di queste solo 21 (7 sono in Sicilia, 5 in Calabria, 3 in Puglia, 2 in Basilicata e in Emilia-Romagna, una in Veneto e nelle Marche) potrebbero avere delle conseguenze già dal 2018 se il referendum avesse esito positivo.

Il quesito referendario riguarda anche 9 permessi di ricerca: 4 nell’alto Adriatico, 2 nell’Adriatico centrale, uno nel mare di Sicilia, uno sulla costa di Sibari è uno al largo di Pantelleria. Le piattaforme che sono oggetto di discussione nel referendum coprono appena l’1% del fabbisogno nazionale di petrolio e il 3% di quello di gas. La maggior parte della produzione del petrolio italiano viene dai pozzi a terra, che non sono in discussione, questa produzione corrisponde a circa l’85%, inoltre un terzo del petrolio di quello estratto in mare viene da una piattaforma che è situata oltre le 12 miglia, quindi non in discussione nel quesito referendario). Dopo che gli idrocarburi vengono estratti, questi diventano proprietà di chi li estrae per questo le società petrolifere sono tenute a versare alle casse dello Stato il 7% del valore del petrolio e il 10% di quello del gas quindi circa il 90-93% degli idrocarburi estratti viene portato via e venduto altrove. La presenza delle trivelle con i relativi rischi alla loro attività che rappresenta anche il rischio non solo degli incidenti ma anche del relativo inquinamento derivante dalla produzione determina un calo di posti di lavoro nel settore del turismo per la diminuzione dell’appeal della bellezza del paese.

Le trivelle potrebbero mettere a rischio la vera ricchezza del Paese: il turismo, che contribuisce ogni anno a circa il 10% del Pil nazionale, dà lavoro a quasi 3 milioni di persone, per un fatturato di 160 miliardi di euro; la pesca, che produce il 2,5% del Pil e dà lavoro a quasi 350.000 persone; il patrimonio culturale, che vale il 5,4% del Pil e dà lavoro a 1 milione e 400.000 persone. Andare a votare è pertanto un esercizio importante di democrazia. In gioco ci sono il rapporto tra energia e territorio, il ruolo dei combustibili fossili, il futuro dello stesso referendum come strumento di democrazia. Alla conferenza sul clima di Parigi 194 Paesi si sono impegnati a mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile un taglio radicale e rapido dell’uso dei combustibili fossili, innovare e fare ricerca sul miglioramento del rendimento e dell’efficienza delle energie rinnovabili.

Per tale ragione sentiamo di aderire alle ragioni del SÌ al voto referendario: riteniamo che la sfida ambientale non può scindersi da quella educativa, che si compie attraverso un esercizio delle proprie responsabilità per agire di conseguenza in maniera solidale ed ecologicamente sostenibile, a cominciare proprio dalle nostre famiglie.


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