Alzheimer. Un racconto iraniano

Pubblichiamo un racconto brevissimo di un giornalista e scrittore iraniano dal titolo: “Alzheimer“. Yassr Noruzi è nato nel 1979 a Teheran. Si è laureato in lingua e letteratura persiana dell’Università di Teheran. Ha lavorato come giornalista in vari giornali e radio come giornale Etemad, Shargh, Hamshahri. Tuttora lavora come giornalista presso giornale Hafte sobh e Hamshahri. Il suo primo romanzo NamahramSconosciuto è stato pubblicato per Amut a Tehran, raccogliendo un riscontro positivo dai lettori. Il libro è stato pubblicato per la terza volta nell’anno precedente. Noruzi è anche critico del cinema iraniano e scrittore di tanti articoli e saggi nel territorio iraniano.

È lo zio di mia madre, ma tutti lo chiamano “zio”. Ha vissuto ben 82 anni e ha avuto tre mogli, di cui l’ultima è morta due anni fa. Da ogni moglie ha una dozzina di figli che ora sono cresciuti e si sono moltiplicati in aree vicine e lontane; tanto che a volte dicono che tutto l’Iran sia casa sua. Ora ci sta pensando a prendere un’altra moglie, solo che l’Alzhaimer non glielo permette. Qualche mese fa quando sono andato a trovarlo mi ha detto: “Benvenuto signor Naser!”. Con un sorriso trattenuto gli ho risposto: “Grazie”. Suo figlio era seduto accanto a me. Ha cercato di fargli capire ad alta voce che io sono Yasser e non Naser. Il vecchio non ha capito. Ha detto: “Come sta Hamed? Portalo con te dal barbiere, mangiate qualcosa insieme”. Mi sono spostato sul divano. Ha detto: “Come stanno i tuoi figli? Azam va a scuola?” Suo figlio mi ha detto all’orecchio: “Ti ha scambiato per il nipote dell’altro zio”. Ho mosso la mia testa e gli ho fatto un occhiolino come per dire non succede nulla se Azam va a scuola. Ho risposto: “Sì, quest’anno l’abbiamo mandato a scuola”. Ha detto: “Si è raffreddato il tuo thè, bevilo”. Ho guardato la tazza del thè e ho visto che aveva messo la sua dentiera sul piattino. Ho chiesto: “Lei cosa fa zio?” Ha detto: “Tuo padre è un bravo uomo, lo devi rispettare… ancora gli fanno male i piedi o …” suo figlio era disperato ormai dalle sue domande alle quali io dovevo rispondere senza saper le risposte. Però a me piaceva lasciarmi andare alle vite immaginarie. Ho detto: “No, abbiamo ordinato delle punture dalla Germania per le sue ginocchia” e dopo aver dato una botta alla gamba sinistra con la mano, ha detto: “Se tu non avessi lasciato la tua prima moglie, tuo padre non sarebbe così affaticato alla fine della sua vita” e poi ha allungato la stessa gamba. Ho guadato il tappeto con la testa in giù, mi sono vergognato per la prima moglie. Suo figlio voleva cambiare il discorso ma lo zio non glielo ha permesso e ha detto che preferisce dirmi le cose in faccia piuttosto che parlarmi alle spalle. Dopo però mi ha consolato per aver trattato bene la seconda moglie, Maliheh, perché finalmente ho imparato come si tratta una moglie. Uscendo dalla casa ero felice di avere, tutto sommato,anche delle qualità. Da qualche mese ogni settimana vado a trovarlo. Ogni volta mi chiama con un nome diverso ed io sperimento altre vite in altri corpi. Una volta mentre parlavamo, il discorso è arrivato a me stesso e ha chiesto di me. Ha detto: “Sai qualcosa di Yasser”. Ho risposto: “Non lo conosco, non l’ho mai visto”.

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