Un finto poliziotto e tante domande strane. A Martina Franca torna la truffa dell’assicurazione

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Cronaca


La truffa agli anziani è da sempre uno dei più vili reati che possano esistere. Che sia un finto rappresentante della società di energia elettrica che cerca di rifilare improbabili nuove tariffe, falsi parenti lontani in visita in città che passano per un saluto o altro, l’obiettivo è sempre quello: sfruttare la buona fede degli anziani per entrare e rubare denaro o preziosi.

Negli ultimi tempi, complici le numerose campagne di sensibilizzazione della Polizia di Stato e di numerose associazioni a tutela degli anziani, i malfattori si stanno spostando su forme di truffa un po’ più articolate, come quella che ci racconta una lettrice di Martina Franca che ha subìto un tentativo di raggiro telefonico molto diffuso nelle ultime settimane in provincia di Taranto.

Negli scorsi giorni la nostra lettrice – alla quale daremo un nome di fantasia, Marta – riceve diverse chiamate sulla sua utenza fissa da un numero a lei sconosciuto. All’ennesima chiamata decide di rispondere, e questo è il dialogo iniziale:

  • “Salve, lei è la signora Marta?”
  • “Si”
  • “Lei ha un figlio?”
  • “Si”
  • “Marta, è sola in casa?”
  • “Si”
  • “E’ sicura che non ci sia nessuno che la sta ascoltando?”
  • “No”

A questo punto Marta si insospettisce e vista la modalità di comunicazione piuttosto insolita decide di difendere la propria privacy e iniziare a mentire volontariamente, pur di vedere dove sarebbe andata a finire la chiamata.

Dopo qualche istante il falso agente di Polizia – assicuratosi che la potenziale vittima fosse sola – attua la fase B della truffa: “Bene signora, dobbiamo farle una comunicazione urgente e molto riservata. Un attimo che le passo il superiore”. Qualche istante dopo un secondo uomo prende la linea e comunica alla donna che suo figlio ha avuto un grave incidente ed è in commissariato per accertamenti. Ulteriormente insospettita, Marta ascolta l’insolita domanda del falso “superiore” che chiede a lei le generalità del figlio e risponde con un nome di fantasia, omettendo volontariamente il cognome.

Stizzito per la risposta parziale il malfattore chiede il nome completo, ed è qui che i sospetti di Marta diventano realtà: sta subendo un tentativo di truffa. La donna decide quindi di passare al contrattacco, dando un’altra falsa risposta che manda all’aria il piano dei due complici: “Guardi, se mio figlio è trattenuto in commissariato dovreste aver già provveduto all’identificazione. Sa cosa c’è, visto che abito nel vostro stesso palazzo ora scendo e vengo personalmente in ufficio”. Scoperto e smascherato, il truffatore chiude repentinamente il telefono.

In questo caso solo l’intuito di Marta ha stoppato sul nascere la cosiddetta truffa dell’assicurazione, che vede un falso poliziotto contattare poveri anziani ai quali viene raccontato che il proprio figlio ha avuto un incidente e che le auto coinvolte hanno riportato gravi danni. Impaurite le vittime, il truffatore propone loro di fare da intermediario tra l’autore del falso sinistro e l’assicurazione, passando direttamente da casa per ritirare dati e denaro utili a sistemare tutto in maniera bonaria.

Si tratta di una truffa vera e propria, con diverse lacune logiche (la Polizia di Stato non si occupa di assicurazioni, non maneggia denaro, etc…) ma che fa soltanto leva sulla buona fede degli anziani. Il consiglio in questo caso è sempre e solo uno: non dare mai credito a chiamate o visite sospette in casa, non fornire dati sensibili e rivolgersi subito alle forze dell’ordine.

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