Dossier Legambiente: la Martina-Bari tra le 10 peggiori tratte italiane del 2016

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Dicembre come sempre è tempo di bilanci per qualsiasi cosa. Non si sottraggono i trasporti, vera croce di un’Italia sempre più spaccata e sempre più a due velocità. In questi giorni Legambiente ha lanciato la campagna Pendolaria 2016, con una prima analisi della situazione del trasporto ferroviario pendolare in Italia nell’anno che sta per concludersi.

Un dossier nel quale si analizza la rete ferroviaria italiana, utilizzata ogni giorno da milioni di studenti, pendolari, lavoratori che muovono un intero Paese. Parlavamo di un’Italia a due velocità, e il rapporto snocciola al riguardo alcuni dati importanti: 4 corse in più col nuovo orario invernale sulla Roma-Milano ad alta velocità con un aumento dell’offerta pari al 276%, il tutto mentre la rete ordinaria continua ad agonizzare lentamente. Dal 2010 al 2016 infatti in seguito alla riduzione dei fondi statali si sono avuti tagli del 6,5% sul servizio regionale e del 19,7% sugli intercity, con sforbiciate generalizzate in tutte le regioni e pochissime eccezioni, tra le quali la provincia di Bolzano.

A tutto questo si aggiungono poi i fondi distolti da alcuni servizi e riposizionati su altri ritenuti prioritari, primo fra tutti l’Alta Velocità appena citata. Un servizio sicuramente all’avanguardia ma troppo di nicchia per giustificare i tagli operati a danno della maggioranza dei viaggiatori.

Dati nazionali a parte concentriamo la nostra attenzione sulla Puglia, regione spesso citata all’interno del documento di Legambiente, a partire dal tragico incidente tra Andria e Corato dello scorso luglio, emblema di un trasporto su rotaia sempre più vecchio e degradato. Nello Tacco d’Italia su un traffico giornaliero pari a 905 corse (Ferrovie Appulo Lucane 156, Ferrotramviaria 165, Ferrovie del Gargano 100, Ferrovie del Sud Est 236, Trenitalia 248) si è registrato un taglio di servizi pari al 3,6%. A fronte di un taglio di servizi si sarà registrato anche una riduzione delle tariffe? Nemmeno per scherzo, visto che i prezzi dei biglietti sono aumentati di oltre l’11%.

Dati puramente numerici a parte il dossier elenca le 10 peggiori tratte d’Italia del 2016, e quando si tratta di trasporti e di primati le nostre amate FSE sanno farsi rispettare, piazzando la Martina Franca-Bari all’ottavo posto.

Treni sporchi, ritardi, materiale circolante vecchio, carenza di orari: Legambiente descrive così i circa 80km che collegano la Valle d’Itria al capoluogo regionale (ai quali si sommano poi altri 30km per arrivare da Martina Franca a Taranto). Un’arteria importantissima per un bacino stimato in 700.000 utenti che ogni giorno percorrono alla stratosferica velocità di crociera di 41km/h una tratta che collega capoluoghi di provincia e importanti luoghi turistici e d’arte su un solo binario (ad eccezione dei 3,5km fra Bari Sud Est e Mungivacca). Insomma, se mettessimo in strada un Piaggio Ape alla sua massima velocità consentita, questi arriverebbe alla Stazione Centrale di Bari con qualche minuto d’anticipo rispetto agli ormai famosi “Treni d’oro” acquistati dalla polacca Pesa e ritirati in fretta e furia  – non senza ulteriori disagi per l’utenza – per problemi alle ruote nello scorso settembre, poco prima dell’inizio della stagione scolastica.

Problemi alle vetture a parte, quello che più ha creato disagi negli ultimi tempi sono stati i cambi d’orario ad ottobre, senza contare l’estrema difficoltà che numerosi utenti incontrano nel dotarsi del biglietto, la riduzione del personale in stazione, le obliteratrici e i distributori automatici guasti e i continui furti dei cavi in rame, rivenduti a caro prezzo nel mercato nero.

Riuscirà questo organismo malato di un cancro difficile da estirpare a riprendersi con la recentissima acquisizione di FSE da parte del gruppo Ferrovie dello Stato in esecuzione del Decreto Delrio? Lo scopriremo solo vivendo, per dirlo con le parole di Lucio Battisti ne “Il Nastro Rosa”.

 


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