La Puglia, i giovani e il panorama internazionale. Francesco Libetta a Trani per Piano Lab

Dopo il grande successo di pubblico che ha coinvolto più di 160 musicisti che hanno suonato per due giorni tra i vicoli del centro storico di Martina Franca, tornano i concerti solisti di Piano Lab tra le più significative località del territorio pugliese. Domenica 17 settembre è la volta di Trani, col concerto di Francesco Libetta.

Pianista, compositore e direttore d’orchestra italiano, Libetta ha studiato pianoforte con Vittoria De Donno a Lecce, composizione con Gino Marinuzzi a Roma e Jacques Castérède a Parigi. Dopo essersi imposto all’attenzione internazionale nel 2000 al Miami International Piano Festival of Discovery, è stato invitato in stagioni concertistiche negli Stati Uniti, a Londra, Parigi, Stoccolma, Oslo, Barcellona, Hong Kong, Tokyo e Osaka. Insegna musica da camera presso il Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce. È direttore artistico del “Miami International Piano Festival in Lecce” e dal 2003 è fondatore e presidente dell’Associazione Nireo, che promuove la riscoperta di brani e autori quasi dimenticati, anche attraverso la ripubblicazione discografica.

Lo abbiamo sentito telefonicamente per una chiacchierata sul panorama musicale pugliese, Piano Lab e il suo prossimo concerto a Trani.

Ciao Francesco, hai studiato all’estero (Francia e Russia) e tieni concerti in tutto il mondo. Da pugliese a pugliese: com’è messa la formazione musicale in Puglia a confronto con quella internazionale?

Se guardiamo gli ultimi concorsi internazionali e vediamo da dove vengono i pianisti più agguerriti l’Italia non è divisa in Nord e Sud ma è a macchia di leopardo. Torino ha l’orchestra della RAI e dovrebbe avere una scuola di pianisti superiore per esempio a quella di Catania, ma non è così. In Puglia c’è tanta formazione soprattutto per le giovani leve ma quando si tratta di affacciarsi seriamente al mondo musicale la situazione peggiora. I giovanissimi in Puglia sono eccezionali ma già in età biennio le cose cambiano e per tanti fattori: basti pensare ad esempio che non riusciamo a tenere e utilizzare tanti professori, i quali spesso vanno a lavorare negli istituti delle provincie del Nord, senza contare il fatto che la formazione in chiave professionistica presuppone anni e anni di studio e investimento (economico e non solo), di fronte alla quale in tanti preferiscono abbandonare per portare avanti l’attività di famiglia o per studiare all’università. 

Parlando di formazione e di cultura musicale, cosa pensi di Piano Lab?

Ci sono due cose importanti in Piano Lab: in primo piano il concetto di comunità di pianisti. Il pianista sta per i fatti suoi, si forma quasi da solo. Nel momento in cui la comunità di pianisti si accorge di essere numerosa fa un passo avanti, perché comprende quante persone si avvicinano al piano sia in chiave amatoriale che professionistica. In seconda battuta Piano Lab è eccezionale perché è un evento organizzato da professionisti del settore, che sanno cos’è la musica perché ci sono dentro. Le cose devono essere fatte da chi le sa fare, altrimenti sono solo improvvisazione affidata alla casualità.

Entrando nello specifico di Piano Lab sappiamo che il prossimo 17 settembre sarai in concerto a Trani. Possiamo avere una piccola anticipazione della scaletta oppure ci stai ancora lavorando su?

E’ stato difficile scegliere i pezzi, perché 3 giorni dopo sarò a Roma per l’inaugurazione della mostra su Picasso. Questa mostra è un evento per il quale devo preparare un repertorio diverso che non si addice all’acustica del Duomo di Trani. Quindi eseguirò la Quinta Sinfonia di Beethoven nella versione pianistica di Franz Liszt; i Tre Preludi sopra melodie gregoriane, di Ottorino Respighi, brani molto più rari da ascoltare, e perfetti per l’acustica riverberante della Cattedrale, che avendo un interno decorato con severità risuona in modo caratteristico. I brani di Chopin sono tra quelli in cui non c’è traccia di frivolezze da salotto o esibizionismi per la sala da concerto: solo quella fortissima idea di orgoglio nazionale ed eroismo citati. 

Secondo quanto comunicato dagli organizzatori anche a Trani a fine concerto il tuo pianoforte verrà lasciato alle mani di giovani e appassionati. Cosa ne pensi di quest’idea?

Per spiegare quello che è il potere degli strumenti musicali sui piccoli posso dirti che una volta al Bolshoi di Mosca c’erano durante l’intervallo di un opera di Čajkovskij almeno 5-6 bambini rapiti da questo strumento, un po’ come potrebbe accadere davanti a dei pinguini o alle zebre allo zoo. Il prendere confidenza con uno strumento è un’esperienza fascinosa (così come accade per il canto, l’incanto). Il pianoforte non ti mangia, anzi! Una volta c’erano le bande di paese e quindi gli strumenti arrivavano praticamente a tutti, ma con la scomparsa di questo fenomeno c’è gente che non ha preso più (o non ha mai preso) uno strumento in mano e questa è una cosa strana e triste.

A parte il live di Trani per Piano Lab il prossimo ottobre ti vedremo a Martina Franca per una masterclass. Di cosa si parlerà?  

L’argomento intorno al quale si svilupperà la mia masterclass sarà il virtuosismo, ma non nel senso di dimostrazione nuda e cruda bensì come strumento a disposizione del musicista per avere il controllo sulla performance e per raggiungere l’obiettivo verso il quale lo stesso tende. Ti lascio con una considerazione sui talent-show: questi contenitori portano alle masse alcune discipline – come il canto leggero e la danza – mentre altre sono state provate ma con poco successo, penso infatti al canto lirico e agli strumenti. E perché si propinano sempre le stesse cose? Perché con la danza e il canto leggero la televisione può barare tranquillamente, facendo vedere che un allievo sta realmente imparando davanti alle telecamere, ma non è così. Canto lirico e strumenti non sono consoni al linguaggio televisivo, sono esperienze più lente, più complesse e che non possono piegarsi all’ipocrisia della TV.

Appuntamento allora il 17 settembre alla Cattedrale di Trani.

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