L’articolo di seguito ci è stato gentilmente inviato da Angelo Marinò, studioso locale, appassionato della storia della figura di Giuseppe Aprile, autore di un omonimo libro.
A margine ed in chiusura della mostra, ospitata nei saloni del Palazzo Ducale di Martina Franca, Alla ricerca di sir William Hamilton, tipico intellettuale del secolo dell’Enciclopedia e personaggio di spicco nella Napoli di fine Settecento, mi piace supporre che la scintilla che ha dato l’imput all’evento espositivo sia stata l’idea di far concludere il tour della Collezione Dion, partito dalla Villa Pignatelli di Napoli e passato per la Biennale dell’arte di Venezia, naturalmente nella città di Giuseppe Aprile.
Naturalmente, perché andare oggi sulle tracce dell’ambasciatore di Sua Maestà Britannica a Napoli, sir William Hamilton – vulcanologo, studioso e collezionista di arte ed antichità classiche, amante di musica e spettacoli teatrali, con la passione per la caccia e ideatore dell’artistico giardino all’inglese della Versailles di Caserta, primo esempio d’architettura del paesaggio realizzato in Italia – significa evocare, attraverso i suoi molteplici interessi e passioni, la miriade di vicende e di personaggi, artisti scienziati musicisti conosciuti; e su tutti, per quanto riguarda questa nota, Giuseppe Aprile che si legò all’eclettico lord scozzese con un forte rapporto di amicizia durato tutta la vita.
All’inizio del luglio 1787 il cinquantaseienne sir William aveva deciso di passare l’estate con miss Emma Hart, sua ospite da poco più di un anno, nella villa di Punta di Sorrento, che il duca di San Demetrio aveva messo a sua disposizione. E perché la giovane donna, che aveva una bella voce, non interrompesse gli studi musicali iniziati sotto la guida del maestro Gallucci, ‘ingaggiò’ il miglior insegnante di musica di quegli anni, il cinquantaduenne Giuseppe Aprile. Nella storia del famoso cantante lirico, lontano dalle scene ormai da un paio di anni, si apriva, così, un nuovo capitolo. Le vicende della vita lo portavano, difatti, a seguire, in uno dei più incantevoli posti sul mare della sirena Partenope, la coppia a dir poco ‘singolare’, dacchè la futura allieva, che doveva dedicarsi allo studio del solfeggio per padroneggiare la voce, aveva solo ventidue anni.
La giovane e bella Emma Harte, di umili origini ma di eccezionale charme, era la preparatrice di tè che l’anziano gentiluomo aveva conosciuto a Londra, quando vi era andato dopo la morte della moglie Catherine Barlow, una donna non bella e sposata controvoglia. Amica del nipote dell’ambasciatore, Charles Greville, miss Emma, che serviva il tè con una grazia impareggiabile, era giunta a Napoli con la madre il 26 aprile 1786 e sir William l’aveva fatta sistemare in un appartamentino del Palazzo Sessa, dov’ella resterà oltre venti anni. Grazie alla naturale vivacità e ad un accattivante fascino l’inglesina, circondata e corteggiata da poeti, musicisti, pittori e maestri di ballo, per i quali cantava, posava e danzava, fu, sin dai primi giorni della dorata ospitalià, al centro della vita mondana dell’Ambasciata. Le noiose giornate dell’anziano vedovo si rianimeranno al punto che il poeta tedesco Goethe, quando fu suo ospite all’inizio della primavera del 1787, ricordava di aver visto sir William in costante adorazione di questo capolavoro dell’artefice sommo. La preparatrice di tè, che aveva fatto colpo anche sul poeta, era riuscita, difatti, a far perdere la testa al suo anfitrione e a farsi amare non solo dalla regina Maria Carolina e dall’aristocrazia napoletana, ma anche dal popolo. Quando una dama napoletana maritava sua figlia – scriverà nelle sue ‘memorie’ il clavicembalista Gotifredo Ferrari, amico di Giovanni Paisiello e discepolo del barese Gaetano Latilla, che l’aveva conosciuta e sentita cantare in casa delle sorelle Coltellini – le raccomandava con fervore di seguire l’esempio di lady Harte se mai volesse essere rispettata e felice.
Per Giuseppe Aprile, che aveva de la douceur et de la moderation, diceva Sara Goudar, era stato, perciò, naturale legarsi alla nuova allieva e al suo mentore in un rapporto di affettuosa familiarità di cui, nei continui spostamenti tra città e teatri, aveva perso addirittura il ricordo. Sciroletto trascorrerà, dunque, in quel luogo di delizie che era la costa sorrentina, oltre quattro mesi, tra lezioni di canto, ricevimenti e concerti, con miss Emma che provava a cantare le nuove arie di Paisiello e Cimarosa.
Al principio di dicembre, prima di ritornare a Napoli, la coppia si fermerà nell’accogliente casina nel Parco reale di Caserta, un vero porto di mare con continui arrivi e partenze di ospiti, dove ad Aprile fu riservata una stanza. Rientrati, quindi, nella città all’inizio dell’inverno, per evitare che il Maestro prendesse altri allievi e si dedicasse, invece, solamente a miss Emma con lezioni tre volte al giorno, alle otto, subito prima del panzo e la sera, sir William gli aumentò lo stipendio e gli mise a disposizione al piano superiore del Palazzo Sessa una stanza con vista mozzafiato, che spaziava dal Capo di Posillipo a Punta di Sorrento, sul mare delle sirene.
Lo stretto legame fra il cantante e la coppia più chiacchierata e famosa del tempo durerà oltre gli anni vissuti a Napoli. Giuseppe Aprile avrà anche la ventura di veder nascere dalla travolgente passione per Horatio Nelson della preparatrice di tè, sposata in seconde nozze da sir William, uno dei più celebri mènage à trois della storia, sullo sfondo del Vesuvio e alla vigilia della Rivoluzione francese.
Molti anni dopo, all’alba del nuovo secolo, quando Sciroletto era tornato a vivere nella sua città e gli Hamilton, anch’essi lontani da Napoli, vivevano nella casa acquistata da Nelson a Merton Place nel Surrey, il ricordo di questo legame era ancora così vivo che il tenore mozartiano Michael Kelly, ch’era stato discepolo di Aprile e aveva seguito il Maestro a Palermo nell’ultimo anno della sua carriera teatrale, ne scriverà nel suo libro di ‘memorie’. Nel corso di un pranzo nella nuova casa del vecchio e malato sir William a Merton, Nelson ricordava con nostalgia gli incontri con l’old master Aprile a Palazzo Sessa, nelle sale imbandierate e piene delle musiche di Cimarosa e Paisiello, nei giorni dei festeggiamenti, che lady Emma Hamilton aveva curato nei minimi particolari, per i suoi quaranta anni.
Queste le storie raccontate da Giuseppe Aprile nei salotti eleganti dei palazzetti barocchi dell’aristocrazia martinese e nel salone delle feste di casa Recupero che si trovava difronte al ‘vico Fortunato Aprile’ dov’era la sua casa natale. Favolose storie dei successi nei teatri di Aranjuez, di Stoccarda e Ludwigsburg. Il cantor de Andria, ‘direttore dei divertimenti reali’ a Madrid e il più grande impresario musicale del tempo. Le belle e capricciose primedonne, la Coghetta, la Bastardina; e poi il divino Jommelli, padre Martini, il concerto in casa Pallavicini a Bologna con i Mozart, padre e figlio. E mille altri ricordi che premevano nella memoria. I concerti estivi nella deliziosa villa a Punta di Sorrento. Le mitiche collezioni di vasi pompeiani stipati anche negli scantinati dell’Ambasciata. L’ascesa con Michael Kelly per le pendici del Vesuvio in eruzione. L’esordio del nipote Fortunato junior nel Teatro Nuovo. Il ‘bouquet’ delle sei canzoncine con accompagnamento di chitarra francese e violino, dono a lady Emma per il suo matrimonio con l’ambasciatore. E, infine, l’arcivescovo di Taranto Giuseppe Capecelatro, amante del bello e delle arti, naturalista, numismatico, che, dopo il ritorno dell’ambasciatore a Londra, era andato ad abitare nel Palazzo Sessa; il prelato cattolico più noto nella Napoli del tempo e bester freund, miglior amico della disinibita duchessa di Brunswik-Wolfenbuttel Anna Amalia detta ‘delle Muse’, luterana, alla quale Sciroletto dedicherà, per il giorno del suo genetliaco, la Cantata a tre voci, eseguita nella villa che la nobildonna aveva preso a Portici.
In lungo, avventuroso viaggio che ci ha accompagnato alla riscoperta di William Hamilton, il lord inglese che visse in eccezionale simbiosi con la Napoli di fine Settecento e che la Collezione Dion, nell’ultima tappa del suo tour, ha portato nei saloni del Palazzo Ducale di Martina.
[L’autore di questo articolo ha scritto il libro “Giuseppe Aprile – L’idolo di Napoli nel settecento italiano e europeo“]

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