Martina Franca: rigenerazione urbana nel motto dell’edilizia “convenzionata”. 11 mila abitazioni risultano non occupate

/ Autore:

Società


Durante il Consiglio Comunale del 15 febbraio, forse uno tra i più lunghi dell’era Ancona, tra i vari punti all’ordine del giorno c’era la discussione sulla Rigenerazione Urbana, fortemente voluta dal Sindaco per riprendere un discorso iniziato nel 2013 e poi interrotto a causa dello scioglimento del Consiglio Comunale.

Oggi ci occupiamo di rigenerazione urbana – dice il Sindaco nel suo discorso iniziale che apre di fatto la discussione sul primo ordine del giorno del Consiglio Comunale – presenteremo le varie proposte, perché il Consiglio ha il diritto di conoscere lo stato di un procedimento che è cominciato nel lontano 2013, che interseca le vicende del Piano Urbanistico Generale“.

Una vera e propria presentazione gestita dal Dirigente per la Pianificazione Territoriale, ing. Lorenzo Lacorte che ha minuziosamente illustrato le varie proposte pervenute all’Amministrazione e processate dall’Ufficio Tecnico in seguito all’Avviso pubblico, pubblicato il 7 maggio 2014, sulla base del D.P.R.U. approvato con Deliberazione di C.C. n. 88 del 10/09/2013, per l’individuazione di soggetti intenzionati a manifestare il proprio interesse per la partecipazione al “Programma Integrato di Rigenerazione Urbana”.

La rigenerazione urbana rappresenta l’occasione, per una città come Martina per anni nelle mani di palazzinari e imprenditori del brutto, di risolvere problemi come l’assenza di identità in un quartiere (come Montetullio) la totale mancanza di spazi pubblici e l’elevata densità edilizia che rende impossibile gli allargamenti delle sedi viarie, la realizzazione di aree verdi e perfino la messa a dimora di alberature lungo i marciapiedi.

Fermare il consumo di suolo è uno dei principali motivi che hanno spinto a considerare una progettazione urbana alternativa, più compatibile con il mondo attuale nonostante una legge urbanistica antiquata. L’Italia, in Europa, è la nazione che consuma di più e male. Se città come Roma, Napoli e Milano hanno la maglia nera per la totalità in ettari di consumo di suolo, Martina Franca non sta messa meglio. Con circa 2539 ettari (dati ISPRA 2017) Martina si posiziona tra gli ultimi cento comuni italiani, su un totale di 7900 comuni.

Ed il suolo che viene consumato non si recupera, è consumato per sempre.

La disincentivazione del consumo di suolo non urbanizzato – si legge sul Piano Nazionale della Rigenerazione Urbana Sostenibilepone la questione dei costi vivi diretti e indiretti per l’ambiente, che non possono essere sottovalutati se la prospettiva in cui ci poniamo è quella della sostenibilità: è quanto mai necessario governare il territorio con strumenti urbanistici adeguati, in grado di
frenare le nuove costruzioni al di fuori di programmi di rigenerazione del patrimonio edilizio inadeguato“. Questo vuol dire che si dovrebbe puntare alla rigenerazione di edifici esistenti, dismessi o abbandonati considerando attentamente l’utilizzo di materiale sostenibile e il ricorso a energie alternative, favorendo l’eliminazione del disagio sociale conseguente allo sviluppo che ha caratterizzato il secondo dopoguerra, con interventi che hanno risposto quasi esclusivamente alla speculazione edilizia ed alla rivalutazione della rendita fondiaria.

Nelle varie proposte arrivate all’Ufficio Tecnico e approvate dallo stesso ente (15 su 43 totali ndr), nonostante la volontà di dimostrare la bontà di alcuni interventi, tutto questo si intravede appena. Certo, al momento sono solo delle proposte dei privati che necessiteranno di ulteriori verifiche, soprattutto per quanto riguarda il criterio finanziario, che verrà affrontato in un secondo momento ” in esito alle risultanze della partecipazione pubblica agli interventi.

Sul D.P.R.U. del comune di Martina Franca si legge un altro dato molto interessante, anche se fa riferimento al 14° Censimento ISTAT (2001), relativo al numero di abitazioni esistenti e quanti di questi sono realmente occupati. Dall’analisi dei dati statistici ISTAT emerge che il numero totale di abitazioni è pari a 30.254, su 49 mila abitanti circa; le abitazioni che risultano effettivamente occupate da persone residenti sono 17.775, ovvero il 58,7%. Questo vuol dire che sulla carta (senza considerare le case occupate a nero ndr) ci sarebbero 12.479 abitazioni libere.

Dato allarmante che dovrebbe farci capire quanto si sia costruito più del dovuto e solo per interessi personali.

I dati relativi agli edifici del Censimento del 2011 sono stati pubblicati solo nel 2014, un anno dopo la redazione e l’approvazione del D.P.R.U. da parte del Consiglio Comunale, ma i dati non sono molto diversi. Rispetto al 2001 le case occupate dai residenti sono 19.277, pari al 63% sul totale delle abitazioni presenti e, quindi, poco meno di 11 mila abitazioni non occupate.

Eppure, nonostante la maglia nera per consumo del suolo e la percentuale elevata di abitazioni non occupate sul territorio di Martina Franca, nel Documento Programmatico per la Rigenerazione Urbana, realizzato dall’amministrazione Ancona, si rileva la necessità di reperire aree utili per la realizzazione di edilizia convenzionata, giustificando questa necessità per:

−la bassa offerta di alloggi in vendita o in locazione;
−l’ aumento dei prezzi di acquisizione e/o locazione;
−Il peggioramento delle condizioni economiche della popolazione.

Nelle varie proposte presentate in Consiglio Comunale molte sono, stranamente, dedicate appunto alla realizzazione di abitazioni convenzionate con la cessione al Comune, per il processo compensativo (offerta/richiesta) necessaria per la presentazione delle proposte, di alcuni immobili o semplicemente qualche parcheggio o pezzetti di verde pubblico. Cioè, richiesta di costruire, con enormi agevolazioni burocratiche da parte delle imprese edili, in cambio di qualche regalino, qualsiasi cosa a cui poter assegnare un valore pubblico. Alcune delle proposte prevedono edificazioni 10 volte superiore il volume consentito dal P.P. Giuliani “D”, quindi ulteriore consumo di suolo.

Quanto può realmente essere utile costruire ulteriori abitazioni, seppur con edilizia convenzionata e seppur nel recupero di alcuni edifici privati abbandonati, con il numero già elevato di abitazioni non occupate sul territorio martinese? Possono esserci altre politiche attuabili per poter risollevare, in maniera alternativa, la comunità senza consumare ulteriore suolo. Di fronte ai cambiamenti sociali, economici e culturali in corso, le città sono chiamate a modificarsi e riorganizzare lo spazio abitato in base a nuovi principi e a nuove logiche di sviluppo: da questo punto di vista i “vuoti urbani” e gli spazi non più utilizzati si offrono come opportunità per ripensare le funzioni del territorio sviluppando nuove sinergie tra pubblico, privato e sociale. Insomma, l’Amministrazione Ancona porterebbe a casa il risultato, facendo il suo compitino, ma dalla Rigenerazione urbana e da chi su questa ci ha fatto una campagna elettorale (vincendola per ben due volte) è troppo poco.

Di seguito la presentazione delle proposte illustrate durante il Consiglio Comunale:

Resta aggiornato sulle notizie in Valle d'Itria


E tu cosa ne pensi?