Elezioni. Chi perde è il centrodestra (ma la sinistra è scomparsa)

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Elezioni Politiche 2018, Politica


Le elezioni di domenica scorsa fanno entrare la Repubblica nella sua terza era, come ha dichiarato Di Maio, nel primo discorso post-voto. Se a livello nazionale il centrodestra tiene e diventa egemone, nonostante il M5S sia il primo partito, a Martina Franca i dati dei voti raccontano di un mutamento ormai, possiamo dirlo, definitivo. La sinistra radicale non esiste più. A prescindere dal risultato microscopico di Potere al Popolo, Liberi e Uguali, dove erano confluiti sostanzialmente i vendoliani di Sinistra Italiana, hanno raccolto 435 voti, quasi un terzo di quelli raccolti alle ultime regionali (1252).

Anche il Partito Democratico non può ridere, perché da sette anni governa Martina Franca ma dal 2014 (elezioni europee) ha subito una costante emorragia di voti: 2014: 6577, 2015: 5936; 2017: 5501; 2018: 4302. Il centrosinistra paga l’incapacità di costruire egemonia, di creare consenso su base politica. Aggregare i propri elettori intorno ad un’idea. Vanno meglio, ovviamente, i singoli candidati, i cui voti sono superiori a quelli della forza politica a cui appartengono. Basti vedere Pentassuglia che domenica scorsa ha raccolto 7385 voti. Se un partito di espressione progressista e socialdemocratica si riduce a comitato elettorale, perde la capacità di generare consenso.

Chi vince in queste elezioni, ovviamente, è il Movimento 5 Stelle, sia perché ha fatto cappotto in tutti i collegi pugliesi, sia perché è stato capace di creare consenso sulle persone che ha scelto. Anzi, la seconda è la causa della prima, basti pensare a Cassese e a Turco, eletti nei collegi di Martina Franca, rispettabili e riconosciuti professionisti nei loro ambiti.

Il tema, però, è a quale parte politica il M5S ha eroso consenso: dove ha preso i voti? La risposta, a Martina Franca, è evidente: sono stati gli elettori del centrodestra a votare per i grillini. Basta vedere il grafico qui sotto:

Come è evidente, il centrodestra (nella cui somma dei voti delle regionali 2015 abbiamo inserito anche l’UDC, anche se andava con Emiliano), ha perso rispetto alle amministrative dell’anno scorso ben 7017 voti che praticamente è la differenza tra il risultato dei grillini tra il 2017 e il 2018. Ora, ovviamente non si possono paragonare le due elezioni, né si può sostenere che un gruppo abbia votato compattamente per il M5S, ma è evidente dai dati, dal grafico, che il centrodestra nonostante i proclami, le federazioni e gli abbracci, è ancora spaccato. Anzi, con l’uscita di scena di Chiarelli e con il suo partito che ha raccolto mille voti scarsi (il 4,45%), a destra si potrebbe aprire una lotta per la successione e i più papabili sono Pino Pulito e i suoi che possono vantare un nuovo exploit di Forza Italia, determinato probabilmente più dal ritorno in televisione di Berlusconi che da altro. Mancano però settemila voti e siamo certi che si aprirà presto una resa dei conti.

Il risultato che però merita attenzione è quello della Lega di Salvini, protagonista di una incredibile ascesa, un movimento che desta sicuramente preoccupazione per alcune issue xenofobe e populiste, ma che prosegue una cavalcata tale da porsi a livello nazionale come egemone.

Comunque vadano le cose, molto probabilmente da parte dei maggiorenti locali, e pur di mantenere i propri privilegi di ceto politico, non cambierà nulla. Né nel centrodestra, né nel centrosinistra.


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