Alla processione di San Martino con la maglietta rossa. L’azione simbolica di Visione Comune

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Seduti tra i primi banchi di San Martino, il segretario Claudio Cavaliere e i consiglieri comunali di Visione Comune, Paolo Vinci, Maria Marangi e Anna Lasorte, indossavano la maglietta rossa, aderendo all’appello di Libera per aprire i porti, ovvero per far riprendere cittadinanza alla solidarietà all’accoglienza. L’azione dimostrativa, che ha coinvolto migliaia di persone in tutta Italia, è ha raccolto l’adesione di molti concittadini martinesi e anche di alcuni rappresentanti istituzionali. Fanno sapere da Visione Comune: “Un piccolo gesto, magari passato inosservato ai più, ma un gesto forte che ha voluto affermare i principi fondanti di solidarietà ed accoglienza del nostro Movimento. La simbolica connessione tra il mantello rosso, dimezzato da San Martino per coprire il seminudo mendicante di Amiens e le magliette rosse indossate per ricordare e condannare l’emorragia di umanità, rendeva la Cerimonia dei Ceri il luogo più ospitale ove tali principi potessero dimorare“. La questione dell’accoglienza, della quale Martina Franca è stata, qualche anno fa, protagonista, sta spaccando l’opinione pubblica e rischia di assumere chine molto pericolose. Da un lato chi appoggia l’iniziativa del Ministro dell’Interno Salvini, quella di chiudere i porti, dall’altra invece chi sostiene la necessità di rapirli. Il punto è che un argomento così complesso non può essere trattato come una partita di calcio, con due tifoserie che si scontrano, generando mostri terribili, come la copertina di un noto giornale che invita a prendere parte, sostenendo di non essere con Salvini. Se si personifica la lotta per i diritti, di tutti, sia chiaro, si commette lo stesso errore che la sinistra fa da trent’anni: ridursi a opposizione culturale e non a formazione propositiva. Le magliette rosse, sebbene siano state simbolo di una battaglia tardiva, non possono essere ridotte a fenomeno di costume, o a iniziativa radical chic come sostiene qualcuno, non fosse altro perché ricordano le immagini di Aylan Curdi, piccolo di pochissimi anni morto annegato nel Mediterraneo.

Aylan Curdi, bambino.

L’iniziativa di Visione Comune capita in un giorno importante, e anche il sindaco Ancona ha citato il tema dell’accoglienza.

Certo è che il problema arriva da lontano, perché proprio quelle istituzioni che avevano il dovere di educare all’accoglienza e al rispetto, hanno fallito, come ampiamente dimostrato dal fatto che proprio qui a Martina Franca, nonostante siano protagonisti di una storia di integrazione di successo, gli albanesi sono ancora considerati “albanesi. Forse perché non è chiaro che il tema al centro del dibattito non è il razzismo, ma una versione sotto mentite spoglie del classismo, come spiega benissimo lo storico tarantino Salvatore Romeo: “Mi pare invece che ci sia un grosso equivoco, coltivato soprattutto a sinistra: che il razzismo di oggi sia grosso modo lo stesso dell’Alabama degli anni ’50 o della Germania (e dell’Italia) degli anni ’30. Che cioè abbia connotati prevalentemente biologici. Ora, che ci siano cretini che ancora credono nelle razze e nella supremazia di certe razze sulle altre (tesi sostenute da autorevolissimi scienziati fino a pochi decenni fa) è un fatto. Ma l’idea prevalente, a livello di discorso pubblico e anche di senso comune, è un’altra: il problema non è il nero (o lo straniero) in quanto tale, bensì l’immigrato-povero“.  Se per caso siete sostenitori della politica di chiusura dei porti di Salvini sappiate che è vero che non siete razzisti, ma avete solo timore che l’immigrato povero prenda il vostro posto nella fila per ricevere assistenza dallo Stato, a cui probabilmente siete appesi come un vitello alla vacca.

Ora, riposte le magliette rosse in un cassetto, è tempo di prendersi la responsabilità di politiche di apertura e di accoglienza, territorio per territorio, proseguendo il lavoro iniziato a Martina Franca nel 2012 con l’assessore Infante.


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