Calcio e sapori, conosciamo i nostri avversari: Spinazzola

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L’USD Nuova Spinazzola 1976 è l’avversario che verrà a fare visita al Martina in occasione della quarta giornata del campionato di Promozione. La società, nella composizione attuale, nasce nel 2016 dalla fusione delle due realtà calcistiche del paese: Spinazzola 1976 e Nuova Spinazzola. Dal settembre 2016 la squadra partecipa al campionato attuale.

Il comune di Spinazzola, in provincia di Barletta-Andria-Trani, al confine con la Basilicata, si erge sulle colline del Parco Nazionale dell’Alta Murgia; meno di 10mila abitanti e una storia che rimanda a tempi antichissimi. Ai tempi di Roma (le prime testimonianze risalgono al III secolo avanti Cristo) era una stazione sulla via Appia. In questa terra, nel XII secolo, i Cavalieri Templari costruirono il primo ospedale della Puglia per curare i feriti che tornavano dalla crociate. Ultima nota storica: originario di Spinazzola fu Antonio Pignatelli, eletto Papa col nome di Innocenzo XII nel 1691. Sino agli inizi del 1800 apparteneva alla Basilicata e a Matera; fu Gioacchino Murat ad assegnare il territorio alla Terra di Bari.

Il territorio dell’Alta Murgia a tra quelli a più alta densità di prodotti tipici nella nostra regione. La agricoltura e zootecnia sono alla base di alcune eccellenze enogastronomiche, a cominciare dal Canestrato Pugliese, formaggio insignito del marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta) dal Comunità Europea dal 1996. Le pecore di razza gentile presenti nelle masserie del territorio di Spinazzola concorrono alla realizzazione di questo prodotto caseario (ottenuto da latte intero) che prende il nome dal canestro di giunco con cui si produce e gli si da la tipica forma cilindrica. Può essere mangiato giovane (stagionatura di 90 giorni), accompagnato magari dalle fave fresche, o più stagionato come riempimento delle classiche brasciole o anche grattugiato sulla pasta.

A proposito di pasta: a Spinazzola, dal 1982, c’è la famiglia Carazita che produce paste tipiche regionali e paste speciali ai vari sapori. Famose le tipologie aromatizzate e le tipologie colorate.

Una menzione speciale in questa esposizione la merita sicuramente il fungo Cardoncello, da tanti appassionati ritenuto il re dei funghi della nostra regione. In tutto il territorio murgiano cresce in maniera spontanea e nel territorio di Spinazzola la sua raccolta è talmente diffusa che ogni anno viene dedicata a questa prelibatezza gastronomica una sagra. Tra fine ottobre e inizio di novembre, infatti, il centro storico si anima spettacoli, concerti, mostre e tavole rotonde dedicate a questo fungo.

Ultima considerazione la voglio dedicare al vino. La zona della Puglia al confine con la Basilicata è caratterizzata dalla presenza importante di impianti di Aglianico. Un po’ più a nord di Spinazzola, sempre nel territorio della BAT, si produce un rosso con queste uve tra i più rinomati dell’intera regione e tra i più famosi: il Bocca di Lupo prodotto da Tormaresca nell’omonima tenuta di Minervino. I vini di cui vorrei parlare qui, però, viste anche le vicissitudini storiche del territorio di Spinazzola, appartenuto alla Lucania sino al 1800, e vista inoltre la vicinanza (l’azienda dista meno di 30 chilometri) sono quelli sempre a base Aglianico ma prodotti da Grifalco in territorio di Venosa alle pendici del Vulture. Questa azienda produce vino esclusivamente da questa uva. Due le menzioni: il rosato Frà (Basilicata IGT) è prodotto dalle piantine mediamente giovani (10-30 anni). Di colore cerasuolo (abbastanza carico come quasi tutti i rosati prodotti da Aglianico) emana profumi freschi di rosa e ciliegia. In bocca risulta decisamente fresco ed equilibrato; l’altra etichetta che vorrei segnalare è il Daginestra (Aglianico del Vulture DOC) prodotto dalle piante di oltre 60 anni del solo vigneto Ginestra. Questo vino, la cui produzione parte da una macerazione del mosto con le bucce di 20 giorni, viene fatto affinare in barrique per 18 mesi. Colore impenetrabile che parte da tonalità rubino che vira verso il granata, ha profumi che ricordano la ciliegia matura e la confettura di ciliegia misti a toni terziari legato proprio all’evoluzione e alla maturazione del prodotto. I tannini, in bocca, la fanno da padrone, ma alla fine il vino risulta comunque ben equilibrato.


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