Giudice di Pace a Martina Franca, consiglio unanime: si mantenga l’ufficio

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Politica



Da Palazzo Ducale arrivano importanti novità circa l’ufficio del Giudice di Pace di Martina Franca. Dopo una serie di disagi protrattisi per lungo tempo (fra disservizi di vario tipo) e a 8 mesi dall’incontro tra il presidente del Tribunale di Taranto e l’amministrazione Ancona – dove entrambe le parti si impegnarono per garantire che il personale potesse svolgere al meglio le proprie funzioni – ieri si è tenuto un consiglio comunale monotematico che aveva per argomento proprio la permanenza a Martina Franca del Giudice di Pace.

Al termine della seduta maggioranza e opposizione si sono ritrovate compatte – così si legge nel deliberato – nel riconoscere che la performance dell’ufficio dipende “dall’efficace cooperazione tra diversi livelli organizzativi, nonché da un efficiente coordinamento”, pur dichiarandosi non competenti sul giudizio di qualificazione o idoneità del personale assegnato.

Pur confermando che questa Amministrazione ha “sempre operato per il mantenimento della sede del Giudice di Pace, confermando anche con il presente atto di indirizzo l’assegnazione di risorse umane, economica e strumentali volte il corretto funzionamento dell’ufficio” si è comunque auspicato che anche il Ministero della Giustizia faccia la sua parte, assumendosi “la piena responsabilità, anche economica del funzionamento del sistema della giustizia di prossimità”.

Considerato tutto questo, il consiglio ha deliberato all’unanimità dei presenti che il Comune metta a disposizione ogni risorsa strumentale, economica e di supporto informatico affinchè il personale dell’ufficio possa svolgere al meglio i propri compiti, trasmettendo la delibera al Tribunale di Taranto e al Ministero della Giustizia.

Laconico il commento dell’assessore Pasquale Lasorsa sul proprio profilo Facebook: “Caso Giudice di Pace 2: appena finito il consiglio e il Comune, ancora una volta e come sempre, conferma la volontà di mantenerlo. Delibera votata da maggioranza e opposizione. Ora ognuno faccia la propria parte”.


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