Calcio e sapori, conosciamo i nostri avversari: Noicattaro

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L’ultima partita del 2018, che sarà anche la prima del girone di ritorno (Promozione pugliese girone A), porta al “Tursi” il Noicattaro, compagine calcistica relativamente giovane: l’anno di nascita risulta il 1985, l’ultima rifondazione risale all’anno scorso.

La cittadina barese, 26mila abitanti circa, vede le sue origini risalire all’epoca romana. La zona in cui oggi sorge il centro storico, a quei tempi era una importante diramazione della via Traiana, una sorta di mulattiera citata da Orazio, Strabone e Cicerone. Distante appena 6 chilometri dal mare Adriatico, sin dal neolitico le campagne di Noicattaro sono state abitate dal’uomo; sul territorio, infatti, sono state rivenute tracce di necropoli risalenti al VI secolo avanti Cristo. Della storia millenaria del luogo oggi resta visibile traccia soprattutto nelle chiese che riempiono la zona antica della cittadina.

Dal punto di vista strettamente agroalimentare, Noicattaro è conosciuta come la città dell’uva da tavola (il territorio è quello che dalla collina raggiunge il mare, argomento già trattato nell’approfondire la conoscenza di Rutigliano). Dagli anni venti del XX secolo il paese accoglie il molino Divella; l’industria nojana della pastificazione affonda le proprie radici nel 1889, quando la famiglia Campobasso realizzò il pastificio Pasta Ambra (la sede oggi si trova alla periferia di Bari).

Facendo un giro in centro è possibile fermarsi e gustare i piatti della tradizione culinaria del luogo: mix di terra e di mare vista anche la vicinanza a Torre a Mare. Impossibile non citare i panzerotti fritti, i taralli (anche dolci), i tipici biscotti all’uovo (i “vscottr chi iouv”).

Per accompagnare  le portate a base di pesce o quelle più ricche e saporite realizzate con i prodotti della terra, a cominciare dalle orecchiette con le cime di rape, ci dobbiamo spostare un po’ verso Cellamare. Qui si trova l’azienda vinicola Di Gioia di cui è possibile apprezzare i vini a base di Primitivo di Gioia del Colle ma anche bei bianchi; tra tutti consiglio di assaggiare il Moscatello selvatico: fermentazione in vasche di cemento vetrificato, affinamento in acciaio e bottiglia, per conservare al meglio le caratteristiche dell’uva che rendono il vino fresco e fruttato al naso, dalla spiccata acidità e sapidità al palato ma comunque dal sapore giustamente equilibrato e un finale lungo.


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