Restiamo umani. Buon 2019.

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Ci sono tanti che alla fine di ogni anno fanno i bilanci. Mettono in fila tutti i numeretti della loro vita e tirano una linea, augurandosi che l’anno che verrà quei numeretti possano migliorare. Noi non sapremmo che numeretti mettere in fila. I quattrocentomila lettori? I due milioni di pagine lette? I millecinquecento abbonati alla nostra newsletter? Le migliaia di fan? I commenti razzisti sotto ad alcuni nostri articoli? Le volte che un nostro articolo ha contribuito a migliorare il territorio e la società in cui operiamo? I bilanci non ci competono, e non ci piacciono, perché se non sono fatti bene bene, affogano la speranza in un mare di numeri.

Noi, invece, vogliamo sperare ancora. Il 2019 è un anno importante, quello in cui un territorio che fino a cinquant’anni fa era considerato il più povero d’Italia sarà alla ribalta continentale grazie al lavoro dell’azione congiunta di operatori culturali, amministrazioni sagge e imprese lungimiranti, ma soprattutto alla capacità di scelta e delega per la gestione dei ruoli chiave. Matera, al di là del risultato che ne verrà tra un anno, deve essere l’esempio di come un territorio dato per spacciato possa trovare nelle proprie ceneri le braci per la rinascita. Negli anni ’50 lo Stato si accorse delle condizioni di vita degli abitanti nei Sassi e ne impose la traduzione nei quartieri di nuova costruzione, svuotando il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, che ben presto divennero quartieri fantasmi. Eppure proprio da questi luoghi è ripartita la rinascita della città lucana, esempio di come un territorio può sopravvivere al proprio racconto in maniera sorprendente.

Cinquant’anni fa a Taranto, in quello che allora era chiamato Italsider, che poi è stata Ilva e ora Arcelor Mittal, il Papa Paolo VI celebrava una messa affollata e ammirava il presepe fatto di tubi e lamiere. In quella cattedrale d’acciaio il Papa indicò la necessità di rimettere al centro l’uomo, un messaggio che poi, dopo cinquant’anni, sarebbe stato ridetto con estrema forza con la Laudato Si’. In cinquant’anni quel messaggio non solo non venne recepito ma sembra si sia capito al contrario. Dopo mezzo secolo l’acciaieria è il simbolo di un modello di sviluppo che arricchisce i pochi sulla pelle degli altri. Così come con Matera, le convinzioni dell’epoca non sono più quelle attuali.

Il 2018 è stato l’anno delle fake news, dei profili falsi, dei troll russi, della manipolazione dell’informazione. L’anno in cui ci si è resi conto che l’internet così come immaginavamo potesse essere, in realtà non è. I ministri occulti della propaganda trovano terreno fertile in una società sempre più impoverita culturalmente, nella quale i sistemi di educazione tradizionali hanno segnato il passo in maniera vistosa. Le fake news sono possibili solo perché le persone sono in gran parte incapaci di distinguere il vero dal verosimile, la realtà dalla propaganda, e non a causa di Facebook (o meglio, non solo a causa di Facebook) ma a causa di un sistema complesso di successo sociale che dagli anni ’90 ad oggi ha premiato l’ignoranza, incarnato nei protagonisti gradassi e tracotanti dei film di Natale, che hanno generato figli presuntuosi e senza le opportune basi che si firmano Napalm 51. Non generalizziamo, però, perché ogni generalizzazione genera fascismo. Se chi legge pensa che stiamo puntando il dito verso altri, si sbaglia. Ce l’abbiamo proprio con voi, che agevolati da sistemi di comunicazione tecnologici frequentate solo ambienti a voi culturalmente affini, luoghi di discussione dove il dissenso è bandito o al massimo considerato come frutto di questioni personali. Il circolo vizioso della decadenza è fatto da due spirali: una sempre più marcata ignoranza e strumenti di comunicazione che ci permettono di tenere lontano ogni tipo di opinione contraria. Entrambi si alimentano a vicenda.

Dall’anno che verrà ci aspettiamo un lampo di consapevolezza, un attimo di attenzione verso le Cassandre che annunciano sventure. I doni degli Achei sono bellissimi ma recano nella pancia l’inizio della fine. Possiamo accettare il cavallo mettendolo in sicurezza? Possiamo continuare a vivere in questi modi senza considerare gli effetti a lungo termine delle nostre azioni? Noi sì, ma le generazioni future erediteranno un territorio e una Terra molto diversi, impoveriti irrimediabilmente. Abbiamo quindi una popolazione sempre più ignorante (e arrabbiata) e un contesto sempre più povero. Anche in questo caso le due dinamiche si alimentano a vicenda. La consapevolezza che ci aspettiamo dal 2019 è quella che ci fa rendere conto di essere tutti sulla stessa barca, come genere umano, come cittadini di Martina Franca, o dell’Italia, che o ci si salva tutti o non si salva nessuno. Una barca precaria che attraversa il Mediterraneo al buio e con una vecchia bussola, che attende i soccorsi. Non ci si salva in pochi, ci si salva tutti, altrimenti è tragedia. E per salvarsi tutti è necessario ascoltare anche la voce di chi non è d’accordo con la maggioranza, perché la maggioranza spesso sceglie Barabba. Il 2019 sia l’anno dell’accoglienza, della pacificazione, dell’unità, a tutti i livelli. Come genere dobbiamo sostenere importanti cambiamenti per non estinguerci, come italiani dobbiamo sopravvivere alla tentazione di farci conquistare radicalmente dall’odio, come cittadini della Valle d’Itria dobbiamo iniziare a considerarci abitanti di un territorio unico e non di tanti piccoli paesi insignificanti. Il percorso di unione, attraverso l’offerta turistica, che si sta mettendo in campo, dovrà agire anche a livello culturale, smontando una visione che si bea dei numeri di arrivi e presenze e non tiene conto di impatti e cambiamenti. Dovrà agire a livello di classe dirigente, affinché lavori meno per appuntarsi sul petto le medaglie dei risultati, e invece lavori per creare processi che durino anni. Come chi pianta gli alberi sa che non arriverà mai a goderne dei frutti, così chi attiva i cambiamenti, ora, sa che non potrà fino in fondo vederne gli effetti. Ma la sfida è bella proprio per questo, e su questa lunga prospettiva è possibile aggregare tantissimi. Le medaglie, comunque, hanno davvero valore se appuntate da altri. Il 2018, a proposito, si chiude con la bellissima notizia delle onorificenze a Roberta Leporati e Marco Ranieri, riconosciuti dal Capo dello Stato come eroi civili. La prima per aver rinnovato l’interesse per l’opera lirica nelle giovani generazioni, il secondo per essersi impegnato insieme ad altri compagni di viaggio per combattere gli sprechi alimentari. Questi esempi dovrebbero indicarci la strada da seguire, il modello da imitare.

Il nostro auguro per il 2019 è quello di tornare a sentirsi parte, nel profondo, del genere umano, perché visti da lontano (sia nel tempo che nello spazio) non siamo altro che puntini sfocati sullo sfondo.

(nella foto, la Puglia vista dallo spazio)


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