Calcio e sapori, conosciamo i nostri avversari: Castellana Grotte

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Calcio, Società, Sport


A tre giornate dal termine del campionato di Promozione pugliese, quando mancano due sfide casalinghe per il Martina calcio, eccomi a riproporre per la penultima volta la rubrica dedicata al calcio e ai sapori degli avversari dei biancazzurri di scena al “Tursi”. Questa volta tocca al Trulli e grotte e a Castellana, dove questa compagine ha sede e campo di gioco.

Il centro barese, quasi 20mila abitanti, famoso in tutto il mondo per le grotte, è stato fondato da alcuni coloni religiosi di Conversano poco prima dell’anno Mille (risale al 901 il primo insediamento). Nel 1098, poi, il Conte Goffredo di Conversano, di origini normanne, dona al Monastero di San Benedetto tutto il territorio circostanze a quel primo nucleo e consente all’abate di radunarvi gente per popolarlo. Se l’origine come detto è antica, la sua fortuna è sicuramente molto recente. Nel 1938, infatti, la cittadina subisce una svolta turistica, grazie alla scoperta delle grotte da parte del professore Franco Anelli coadiuvato da Vito Matarrese (che in seguito scoprirà la Grotta Bianca). Nel 1950 il nome del Comune fu mutato da Castellana in Castellana Grotte, in omaggio proprio a tale scoperta.

Passando all’argomento clou di questa rubrica, va detto che la cultura enogastronomica castellanese non è molto distante da quella di tanti altri centro della Murgia dei Trulli, con tante affinità anche con la tradizione culinaria di Martina Franca.

Il piatto su cui voglio concentrare l’attenzione è l’impanata, ‘a ‘mbanate nel dialetto locale. Questa non è altro che ciò che in altre zone della Puglia, Martina compresa, chiamano “incapriata”: un piatto in cui si fondono la purea di fave e le verdure selvatiche lesse. A Castellana, però, questa pietanza l’hanno arricchita con tocchetti di pane raffermo, diventando un pasto più completo. La tradizione antica, che deriva proprio dal riutilizzo degli avanzi, negli anni si è diffusa e ha trovato il giusto canale di amplificazione nella “Sagra dell’Impanata” che si svolge dagli anni settanta alla fine di settembre.

Giusto accompagnamento di questo piatto tradizionale è storico possono essere i vini di Terre Carsiche. Tra le etichette dell’azienda castellanese voglio citare il “Passaturi”, Minutolo in purezza, da bere magari con un paio di anni sulle spalle per allargare ulteriormente il già ricco bouquet olfattivo ed aromatico. Ma non tralascio sicuramente il “Gioia Rosa”, rosato ottenuto da un mix di Primitivo ed Aletico che si mostra decisamente fruttato, e floreale al naso, acidulo e sapido al punto giusto in bocca. Infine voglio segnalare il “Fanova”, una riserva di Primitivo di Gioia del Colle DOC: selezione e raccolta delle uve a mano, 6 mesi di affinamento in botte e 6 mesi di riposo in bottiglia prima della messa in vendita ne fanno un vino di grande carattere e struttura.                     

(In foto l’impanata. Fonte web: biodiversitapuglia.it)  

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