“Il lavoro rende liberi”. Sul manifesto della vergogna intervengono Carrisi, Anpi e PD

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La diffusione del manifesto fatto dal Comune di Martina Franca in occasione del primo maggio 2019 è stata accompagnata in un primo momento di incredulità generale, quindi sommessamente la marea è iniziata a montare fino a quando ormai è evidente che questa svista (ingiustificabile e inaccettabile) produrrà dei danni di immagine alla città, perché di fatto dimostra come l’aspetto della comunicazione sia lasciato alla totale improvvisazione. Nonostante qualcuno potrebbe sostenere che non è detto che tutti conoscano cosa c’è ancora scritto sul cancello di ingresso del campo di concentramento di Auschwitz, il buon senso vorrebbe che prima di mandare in stampa una qualsiasi cosa si faccia un controllo almeno su Google, che è gratis e sempre disponibile. Un errore che costerà caro, il cui danno è direttamente proporzionale allo spirito dei tempi in cui viviamo: accettare l’ignoranza vuol dire di fatto meritare le derive estremiste e populiste verso cui ci stiamo dirigendo a tutta velocità.

Sul fatto del manifesto interviene sgomento Donato Carrisi, martinese e premio David di Donatello, che sul suo profilo Facebook scrive: “Vi prego ditemi che è un fake!”

Vi prego, ditemi che è un fake!

Pubblicato da Donato Carrisi su Mercoledì 1 maggio 2019

Anche il segretario del PD martinese Maurizio Saiu, chiede spiegazioni su Facebook, anche se da lui ci aspettiamo un intervento nelle sedi opportune:

Come Segretario Cittadino del Partito Democratico, Partito che Governa la città, non posso che rimanere quantomeno…

Pubblicato da Maurizio Saiu su Mercoledì 1 maggio 2019

Non si fa attendere la reazione di ANPI Martina Franca, che affida ad un comunicato la richiesta al sindaco di spiegazioni ufficiali:

I manifesti che in questo Primo Maggio sono apparsi nella nostra città dimostrano quanto l’amministrazione comunale sia poco attenta nell’utilizzare determinate parole che, proprio per l’uso che se n’è fatto in tutti i campi di concentramento nazisti e ad Auschwitz, assumono ormai un significato preciso e tragico. È inaccettabile che proprio le istituzioni dimentichino la storia con tanta imbarazzante disinvoltura, soprattutto in questo momento in cui assistiamo ad uno sdoganamento dell’ideologia nazifascista e c’è bisogno di prestare particolare attenzione alle parole che si utilizzano. Inoltre, appare ancor più grave affiancare quella scritta ad un articolo della nostra Carta Costituzionale. Il concetto di LAVORO che è fondamento della nostra Repubblica democratica non appartiene alla stessa area semantica di quello utilizzato dai nazisti e che, secondo Primo Levi avrebbe dovuto avere questo significato: «Il lavoro è umiliazione e sofferenza […] la libertà che vi aspetta è la morte». Come sezione Anpi di Martina Franca chiediamo che il sindaco Franco Ancona dia una spiegazione su tale episodio e che faccia rimuovere immediatamente tutti i manifesti, non perché ci sia una legge che lo impone, ma come atto consapevole di aver sbagliato gravemente nel non riflettere.
Ci auguriamo che in futuro l’amministrazione comunale non perda l’attenzione e la lucidità in occasione di date importanti, così come avvenuto, purtroppo, anche in passato.

La vicenda del manifesto della vergogna apre ad una riflessione serissima che ci auguriamo non sarà trascinata in una guerra inutile e logorante di posizione tra chi difende a prescindere Palazzo Ducale e chi invece, in questo momento, prova a difendere il buon nome di Martina Franca, città dell’accoglienza.


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